Terremoto ti scrivo… la testimonianza di Rosanna

Aderisci anche tu all’iniziativa di Tempo “Ricostruire il ricordo: il terremoto del 20 e 29 maggio dieci anni dopo” . A distanza di dieci anni è il momento di condividere il racconto personale perché diventi patrimonio e memoria di tutti.

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L'evacuazione dell'ospedale Ramazzini di Carpi

 

Leggendo il vostro articolo ho pensato di inviarvi un mio pensiero formulato al tempo del terremoto, Rosanna

“E’ arrivato in sordina durante la notte del 20 maggio ,quando proprio era la festa del Patrono della mia città , e ci ha svegliato di soprassalto; il letto tremava violentemente . Ci ha fatto riversare tutti nelle strade e nelle piazze, ma pensavamo che come altre volte finisse lì. Noi in  Emilia Romagna  siamo abituati ai terremoti da una botta e via. Invece il giorno dopo dai telegiornali abbiamo saputo che gravi danni si erano avuti nel Ferrarese, però pensavamo di nuovo che finisse lì, anche perché per una settimana  non si è fatto più sentire. E noi abbiamo ripreso la nostra vita di sempre convinti che a noi  ancora una volta non toccasse.

Invece martedi 29 maggio alle nove si è fatto risentire  e ancora più forte alle 13,20 . Questa volta abbiamo visto i palazzi oscillare, abbiamo visto le macchine saltare sull’asfalto , i televisori cadere per terra assieme a  tutti ciò che era in bilico sui mobili,  i muri  sgretolarsi. Questa volta ci ha preso la paura vera. Allora tutti siamo  scesi in strada  per cercare luoghi  all’aperto, mentre le sirene suonavano all’impazzata .  Sono state lesionate le nostre chiese, le scuole, l’ospedale, diverse abitazioni nel centro storico e non. E siamo stati fortunati; in paesi vicini è andata molto peggio.

Abbiamo dormito  in macchina, nei garage, sotto le tende sempre con un occhio chiuso e uno  aperto e ogni minima vibrazione era un sussulto. Siamo scappati al mare o in montagna quando non era ancora stagione di ferie e ci siamo sentiti ancora peggio, perché eravamo lontano dalla nostra casa che  abbiamo scoperto, ora che l’avevamo  persa o rischiavamo di perderla ,che era il bene più prezioso dopo la nostra vita e quella dei nostri familiari.

Però abbiamo riscoperto altri valori, come la solidarietà e l’amicizia. Ci siamo sentiti meglio nel condividere la paura coi nostri vicini di casa, quando tutti assieme scendevamo dopo anche una piccola scossa, come pure nel condividere con loro pane e salame o  una pizza fredda nel giardino condominiale. Le famiglie si sono riunite. Chi era messo meglio dava ospitalità a chi era messo peggio  e si dormiva in tanti in una camera  o in un garage come non accadeva dal dopo guerra.

Per non parlare dei volontari che sono accorsi in nostro aiuto , delle tante manifestazioni che sono state fatte  per raccogliere fondi  per la ricostruzione, delle donazioni via sms. Ora  a cinque  mesi dal terremoto abbiamo recuperato il nostro bel centro storico, parzialmente l’ospedale e  le scuole e questo grazie anche  alla nostra forza che ci ha permesso di non piangerci addosso, ma di attivarci per la ricostruzione. Presto speriamo di poter rientrare nelle nostre chiese abituali per dire una preghiera o di ritornare nel nostro bel teatro o di poter usufruire a pieno del nostro ospedale. Sono certa che ci riusciremo.

Adesso però che tutto è ritornato normale, la gente sembra ritornata quella di sempre. La gente ha fretta; non c’è più il tempo di scambiarsi due parole . Ognuno è ritornato nelle proprie case, mangia alla propria tavola. Sembra ci si sia già dimenticati di quello che è accaduto solo alcuni mesi fa e  che  aveva avvicinato gli uni agli altri.

La paura però  è rimasta.  Ad ogni minima vibrazione dei vetri, ad ogni cigolio dei mobili, ad ogni  rumore strano il cuore salta in gola.C’è  anche chi , e non sono pochi, che alla sera prepara ancora su una sedia borsa, scarpe e  giubbotto, pronti per la fuga. Speriamo non ce ne sia mai più bisogno”.

Rosanna