Cambiare si può, dal nuovo libro di Maria Teresa Cardarelli germoglia la speranza

La fantasia si mescola con i fondamenti del mestiere di arte terapeuta nel romanzo Viaggiare in una stanza, l’ultima fatica letteraria della carpigiana Maria Teresa Cardarelli, sociologa, artista (con il nome di Tau), arte terapeuta e scrittrice. Concepito dieci anni fa come un saggio per addetti ai lavori, oggi è diventato un romanzo disponibile in libreria e sui portali di distribuzione on line per tutti coloro che vogliano approcciare l’arte terapia.

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Silvia Nieddu e Maria Teresa Cardarelli in occasione della presentazione presso la Libreria Mondadori

Affrontare le proprie sofferenze e angosce per rigenerarsi, dare voce al proprio inconscio raffigurando per immagini le proprie emozioni, comprendere le connessioni tra il mondo interiore e quello esteriore. La bottiglietta di Medivers, che Olga consegna ai suoi clienti alla fine del percorso rappresenta il simbolo alchemico della trasformazione, da tenere in casa, per ricordarsi che cambiare si può. La fantasia si mescola con i fondamenti del mestiere di arte terapeuta nel romanzo Viaggiare in una stanza, l’ultima fatica letteraria della carpigiana Maria Teresa Cardarelli, sociologa, artista (con il nome di Tau), arte terapeuta e scrittrice. Concepito dieci anni fa come un saggio per addetti ai lavori, oggi è diventato un romanzo disponibile in libreria e sui portali di distribuzione on line per tutti coloro che vogliano approcciare l’arte terapia.

La protagonista di Viaggiare in una stanza è Olga Ciamarra, arte terapeuta, reclusa in quarantena lontano dal marito e dai due figli a causa del covid, alle prese con un passato che riaffiora nell’isolamento forzato che diventa flusso interiore. I ricordi irrompono e la riportano a quando, bambina, trasformava, con tempere ed erbette aromatiche, la ‘materia organica’ di un merlo in una lozione colorata e profumata: avrebbe fatto sua per sempre quella capacità di trasformare il male di vivere e gli scarti in immagini dotate di senso e bellezza, producendo Medivers sotto altre spoglie. Di colore verde per Sabrina che non trova una spiegazione razionale per la scomparsa improvvisa del marito Milo ma individua una pista da seguire disegnando Burrasca; Medivers color rubino per Dalila che torna in studio da Olga dopo un periodo di riflessione per riprendere il discorso interrotto sull’ albero genealogico familiare capace di condizionare inconsciamente le sue scelte; Medivers color argento per la piccola Carlotta alle prese con un dolore muto per l’incapacità di rielaborare il lutto.

A scandire il tempo del romanzo sono i giorni della quarantena di Olga immersa in un viola profondo fino al compiacimento dell’arancione per la ritrovata libertà: i colori e i disegni delle pagine di Viaggiare in una stanza consentono di intuire quali effetti derivino dall’arte terapia con il conseguente miglioramento dello stare nel mondo e delle relazioni. Nel romanzo, non è solo la libera espressione artistica a diventare un medium efficace per entrare in profondo contatto con sé stessi permettendo nel contempo di relazionarsi agli altri con modalità nuove e creative, ma l’autrice si avvale dell’esperienza maturata nella gestione del conflitto attraverso le tecniche del sociodramma moreniano (la protagonista Olga chiede ad Arianna di mettersi nei panni del  fratello di sua nonna e poi di invertire i ruoli) e nell’ambito del percorso sulla matrice sociale dei sogni (Stanotte ho avuto l’incubo del cane che mi morde la mano, racconta Olga).

Un’attenzione particolare è riservata all’infanzia rubata e al clima familiare in cui alle volte vivono i bambini che pur non verbalizzando il disagio lo rivelano attraverso il linguaggio del corpo, il tono della voce, la prossemica come Manuel la cui storia straziante permette all’autrice di parlare anche dell’affido e di ciò che comporta, tema della sua tesi di laurea. Maria Teresa Cardarelli affida al romanzo un motivo di speranza: nella vita di ogni persona non mancano le sofferenze, ma di fronte alle difficoltà non serve mettere la testa sotto la sabbia, un percorso di consapevolezza può aiutare a stare meglio.

Sara Gelli