Carpi e Sassuolo sono le capitali modenesi del gioco d’azzardo ma a vincere è sempre il banco

Federconsumatori, Arci e Acli hanno presentato il primo Rapporto sul gioco d’azzardo legate nella provincia di Modena. Il quadro che ne emerge è a dir poco preoccupante. Ciò che emerge è infatti una diffusa sottovalutazione del problema azzardo e dei suoi numeri e la netta sopravvalutazione delle possibilità di vincita.

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Il Tar dell’Emilia-Romagna ha recentemente bocciato l’ordinanza del Comune di Carpi, una delle capitali dell’azzardo in regione, sul contenimento degli orari di apertura di Videolottery e Bingo. Una sentenza che si abbatte come un fulmine a ciel sereno in un momento di innegabile arretramento dell’interesse collettivo verso i danni del gioco d’azzardo, legale e illegale a causa della pandemia. 

“La sanità e non solo – spiega Marzio Govoni, presidente Federconsumatori Modena – si è concentrata prevalentemente sull’emergenza Covid tanto che i giocatori patologici attualmente in carico all’Ausl di Modena sono poco più di cento, meno rispetto agli anni passati. Il bisogno però non è calato e questa terribile fase economica ci consegna il rischio che le persone cerchino scorciatoie per migliorare le proprie condizioni. Scorciatoie che si chiamano Gratta&Vinci, videolottery… e che possono condurre in una spirale perversa. Tutti noi, e parlo di enti, associazioni e sanità, dobbiamo alzare la voce per dire forte e chiaro che quella non è la strada giusta”.

L’indagine sul fenomeno del gioco d’azzardo condotta da Federconsumatori, Arci e Acli, nata dalla necessità di fare il punto sul gioco d’azzardo legale nella nostra provincia e sul rapporto tra i modenesi e il gioco, ci restituisce una fotografia a tinte a dir poco fosche. Ciò che emerge è infatti una diffusa sottovalutazione del problema e dei suoi numeri e la netta sopravvalutazione delle possibilità di vincita. 

“Non siamo proibizionisti, riteniamo però – commentano Govoni, Anna Lisa Lamazzi, presidente Arci Modena e Silviana Siggillino, presidente Acli Modena – che l’azzardo sia un problema di tutti, delle persone che giocano molto e delle loro famiglie, ma anche di chi non gioca. Per questo è necessario tornare a ragionare sui costi sociali, sanitari ed economici del gioco d’azzardo. Con il progressivo trasferimento di grandi giocatori verso le piattaforme online poi si assottiglia sempre più il grande alibi del gioco legale, ovvero l’importante contributo alle casse dello Stato in termini di tasse”. 

Che il gioco online, come quello fisico, sia utile “alle mafie a ripulire capitali sporchi è evidente”, precisa Govoni. In Italia, gli euro giocati pro capite (neonati compresi) nei format online nel 2020 sono stati 831: 1.191 in Sicilia, 1.187 in Campania, 1.141 in Calabria. Sono le prime tre regioni in classifica (l’Emilia Romagna si attesa a quota 572). Nei primi nove posti della classifica di quanto giocato da remoto ci sono otto regioni del Sud, con il Lazio che si posiziona all’ottavo posto. “Differenze clamorose, dati opposti a quelli del gioco fisico, che non possono che essere interpretati con la scelta delle mafie di utilizzare il gioco legale online come modalità di riciclaggio di capitali sporchi”, si legge nel rapporto. 

“Il gioco on line – aggiunge Govoni – oggi è la prima modalità di gioco nel nostro Paese, Modena compresa, riguarda soprattutto le fasce più giovani e perlopiù uomini. Su tale forma di azzardo non vi è alcun controllo sociale poiché si gioca chiusi tra le pareti domestiche. E quantomai necessaria una battaglia culturale per spiegare come tale modalità stia penetrando nelle menti di un numero sempre maggiore di individui”.

Nel 2020, in provincia di Modena, sono stati giocati online 388.682.706 euro, corrispondenti a 768,21 euro per ogni residente fra i 18 e i 74 anni e a 1.270,87 euro per nucleo familiare.
La cifra complessiva ritornata nelle tasche dei giocatori corrisponde a 366.766.796 euro, pari al 94,4% dell’ammontare complessivamente giocato. La spesa, cioè quanto perso, si è quindi attestata a 21.915.909 euro, corrispondente a 43,32 euro pro capite (classe di età 18-74 anni) ma considerando la limitata platea, probabilmente ogni giocatore online modenese ha mediamente perso attorno agli 800-1000 euro all’anno. 

I dati più significativi, sempre in rapporto alla popolazione maggiorenne e under 75, sono però quelli di Sassuolo (1.103,04 euro), Carpi (969,20 euro), Formigine (949,75 euro), Castelfranco Emilia (940,42 euro) e Savignano s.P. (850,27 euro). Più lontana la città di Modena (804,33 euro), poco al di sopra della media provinciale. Si tratta di un quadro in linea con quanto emerso per l’analogo indicatore calcolato per il gioco fisico nell’annualità 2019, con Sassuolo che guida la classifica modenese e Carpi che si attesta al primo posto, a livello regionale, per i comuni con popolazione superiore ai 50mila abitanti. Sassuolo e Carpi sono le capitali modenesi del gioco d’azzardo, seguite a poca distanza da Formigine. In questi tre comuni il gioco fisico nel 2019 (ultimo dato disponibile) era di 2.671 euro per abitante maggiorenne (Sassuolo), 2.606 euro (Carpi), 2.565 euro (Formigine). La bocciatura del TAR dell’Emilia-Romagna dell’ordinanza del Comune di Carpi, che limitava l’orario di apertura dei locali dell’azzardo è un buon esempio del rischio che si corre se si abbassa l’attenzione attorno al contenimento del fenomeno. 

Nel 2020, in provincia di Modena sono stati giocati nel Gratta&Vinci 121.050.150 euro. La “spesa”, più precisamente quanto perso dai giocatori modenesi, è pari a 26.627.129 euro, ovvero il 22% dell’ammontare complessivo giocato. Quindi nel 2020, che è stato un anno “fortunato”, mediamente i giocatori hanno lasciato al banco 22 euro ogni 100 giocati. I modenesi maggiorenni hanno mediamente investito 205,35 euro pro capite in Gratta&Vinci, corrispondenti all’incirca a 40 grattini a testa. “E’ impossibile sapere quanti siano gli effettivi giocatori, possiamo ipotizzare che non superino il 10% della popolazione, percentuale che comprende sia chi ne acquista uno al mese che chi ne acquista diversi ogni giorno. Una minoranza, che acquista tuttavia mediamente 400 Gratta&Vinci all’anno: più di uno al giorno” si legge nel rapporto. 

“Poche decine di vincenti – concludono Govoni, Lamazzi e Siggillino – non compensano le perdite di alcuni milioni di perdenti. Occorre fare un bilancio sociale che ragioni in termini di liceità, guardando anche all’interno dei meccanismi del gioco legale e ai dati shock sul gioco online. Noi pensiamo che alla fine a perdere siano sempre i cittadini e con loro lo Stato. E che a vincere, banalmente, sia sempre il banco”.

J.B.