L’Europa ci sarà anche tra mille anni, l’Unione europea potrebbe non durare altrettanto

Se vogliamo fare gli stessi errori del passato, basta andare avanti così e sappiamo cosa ci succederà

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Da un giorno all’altro siamo passati dalle stelle alle stalle: solo fino a qualche settimana fa si parlava di miracolo, con l’Italia prima in Unione Europea per crescita del Pil, oggi siamo in preda al panico per l’inizio della fine. Già questa schizofrenia la dice lunga sulla consapevolezza che si ha delle conseguenze di certe scelte fatte.

Oggi si materializzano questioni già trattate nelle precedenti puntate della rubrica PAP20: la carenza di materie prime, i rincari e la scellerata politica energetica improvvisata dall’Europa, lo spread che aumenta. Se il quadro di riferimento di regole, obiettivi e strumenti è disegnato dai tecnocrati e non dalla politica, è quasi sicuro che, così come non  ha funzionato nel passato, non funzionerà nemmeno stavolta. Eppure la ricetta sembra la solita: si alzeranno i tassi per ridurre l’inflazione. Si agirà come si è sempre fatto sui tassi d’interesse, cioè i tassi a cui le banche centrali prestano denaro alle banche commerciali, e che poi si ripercuotono sui prestiti e sui mutui concessi alle attività economiche e ai cittadini, ma così facendo si rischia di rallentare la crescita economica, perché la quantità di denaro in circolazione viene ridotta.

Ogni metodo va valutato nel contestuale momento storico, non ci possono essere delle regole rigide, a maggior ragione dopo la pandemia che ci ha costretto a riscriverle. E invece stiamo tirando fuori dal cassetto le solite logiche e con l’inflazione alta, alziamo i tassi. Così facendo, disintegriamo tutti i Paesi Mediterranei che, per evitare di essere preda delle speculazioni del mercato, sono costretti a rientrare nelle regole europee, come il pareggio di bilancio, facendo tagli alla spesa.

La stretta peserà sulla sanità? Sulla scuola? Sul 110%? Ovunque la si faccia, la spending review rischia di innescare una recessione mostruosa come fu nel 2012 dopo le misure decise da Monti per fronteggiare la crisi del 2008.

Il contesto economico nel frattempo è cambiato e deve fare i conti con la morte di una quantità enorme di piccole e medie imprese in vari settori, primo fra tutti quello della ricettività, quindi hotel e ristoranti. Se vogliamo fare gli stessi errori del passato, basta andare avanti così e sappiamo cosa ci succederà. Non ci dovremo lamentare se ci ritroveremo agli ultimi posti in Europa. Non si dovranno lamentare i politici che non si sono assunti le proprie responsabilità e lasciano fare ai tecnocrati europei che si alzano alla mattina e annunciano l’addio ai combustibili fossili e la transizione alle rinnovabili entro i prossimi otto anni. Lo si è già detto in una precedente puntata di Pap20: sono presenti in Europa le fabbriche che fanno i pannelli? E quelle che fanno i chip? Ci sono i cavi?

Tutto quello che ci era stato detto ci sarebbe successo se uscivamo dall’Europa,  ci sta succedendo rimanendoci dentro: serve all’Italia un’Unione Europea fatta così? L’Europa ci sarà anche tra mille anni, l’Unione europea, così com’è, potrebbe non durare altrettanto.

PAP20