Piscina chiusa, al via la protesta contro il caro-energia

Domenica 6 febbraio la piscina comunale di Carpi resterà chiusa al pubblico perché Coopernuoto, la società che la gestisce, aderisce allo sciopero nazionale del settore contro l’aumento dei costi di luce e gas, in un settore già molto provato da due anni di pandemia, fra chiusure forzate e calo d’utenza. La parola al direttore dell’impianto carpigiano, Luca Paltrinieri.

0
1180

Domenica prossima, 6 febbraio, la piscina comunale Campedelli sarà chiusa al pubblico perché Coopernuoto, la società che gestisce l’impianto, aderisce allo sciopero nazionale del settore contro l’aumento dei costi di luce e gas, in un settore già molto provato da due anni di pandemia, fra chiusure forzate e calo d’utenza.

La protesta è stata lanciata dal Coordinamento Associazioni Gestori Impianti Natatori, cui aderisce, fra le altre sigle, anche l’associazione Piscine Emilia-Romagna.

“I rincari di gas e luce sono insostenibili – ammette il direttore dell’impianto natatorio di Carpi, Luca Paltrinieri – basti pensare che, a parità di consumi, rispetto al 2019, quando lavoravamo a pieno regime, oggi spendiamo il 50% in più. Un aumento che arriva dopo due anni di gravi difficoltà legate alla pandemia”. 

Su 23 mesi di emergenza Covid, lo ricordiamo, le piscine sono rimaste chiuse per 10. Un periodo nel quale hanno comunque dovuto sostenere costi enormi legati alla gestione e che hanno dunque generato perdite rilevanti. Le piscine sono state le prime a chiudere e le ultime a riaprire i battenti. Gli impianti natatori sono stati i primi (6 agosto 2021) ad aver imposto l’obbligo di ingresso con Green Pass e, nonostante ciò, lavorano ancora al 40% della capienza in ragione dei limiti di fatto mai allentati. I vari decreti ristori hanno garantito somme che arrivano nemmeno al 5% dei ricavi annuali, quando mediamente si sono registrate riduzioni di fatturato di oltre il 50-60%, somme che non bastano nemmeno a pagare un mese di utenze di luce, acqua e gas. E adesso, come se non bastasse, è arrivato il cosiddetto caro bollette. 

Questa quarta ondata pandemica sta generando una riduzione del 50% dell’utenza, ogni giorno si registrano disdette, mancati rinnovi e richieste di rimborsi. “Le persone hanno paura e anche se la corsista tiene, compatibilmente con le restrizioni previste dalla normativa, sul nuoto libero registriamo cali di utenza importanti. Non ci resta che attendere la primavera e un netto miglioramento dell’andamento epidemiologico”, ammette Paltrinieri.

Di fatto così è impossibile andare avanti e dunque, conclude il direttore, “il 6 febbraio, la piscina comunale sarà chiusa al pubblico. Un gesto di protesta che vuole lanciare un segnale e sensibilizzare tutti, dalle amministrazioni al governo, all’opinione pubblica. Il nostro settore non viene annoverato tra le attività indispensabili ma non è così”. Lo sport infatti è sinonimo di salute, benessere e socialità. “Non possiamo restare in silenzio e se il nostro grido di aiuto non verrà ascoltato daremo vita a ulteriori azioni. Servono manovre urgenti e altre strutturali per garantire la sostenibilità economica dei nostri impianti” conclude Luca Paltrinieri.

Jessica Bianchi