Niente neve per i dè dla Mèerla (i Giorni della merla)

I cosiddetti “dè dla Mèerla” i Giorni della merla sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di gennaio (29, 30 e 31) e dovrebbero essere i tre giorni più freddi dell'anno. Di solito, scrive il carpigiano Mauro D’Orazi ne (La néeva) - La neve, “vediamo abbondanti nevicate nei cosiddetti dè dla Mèerla” ma da tempo non è più così e anche quest’anno, stando al meteo, sulla Città dei Pio non nevicherà. E nessuno, cogliendo uno strano grigiore pronuncerà la fatidica frase: “Chè a gh è ’n’aaria da néev (c’è un’aria da neve)”.

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1920 ca – I famosi pilètt èd Tomeàasi in fondo al portico di Piazzetta e di fronte a corso Roma con neve

Gli ultimi tre giorni di gennaio, il 29, 30 e 31, vengono definiti i “dè dla Mèerla”, i Giorni della merla e, secondo la tradizione, dovrebbero essere i tre giorni più freddi dell’anno sapete perché? Il significato è da cercare in un’antica leggenda popolare, raccontata ai bambini di generazione in generazione, da un mondo contadino che nelle storie trovava uno strumento per tramandare i segreti della natura e del suo ciclo. “Dovete sapere che i merli, un tempo, avevano delle bellissime piume bianche e soffici. Durante il gelido inverno, raccoglievano nei loro nidi le provviste per sopravvivere al gelo, in modo da potersi rintanare al calduccio per tutto il mese di gennaio. Sarebbero usciti solo quando il sole fosse stato un poco più caldo e i primi ciuffi d’erba avessero fatto capolino tra i cumuli di neve. Così, aspettarono fino al 28 di gennaio, poi uscirono. Le merle cominciarono a festeggiare, sbeffeggiando l’Inverno: anche quell’anno ce l’avevano fatta; il gelo, ai merli, non faceva più paura! Tutta questa allegria, però, fece infuriare l’inverno, che decise di dare una lezione a quegli uccelli troppo canterini: sulla terra calò un vento gelido, che ghiacciò la terra e i germogli. Persino i nidi dei merli furono spazzati via dalla tormenta. I merli, per sopravvivere al freddo, furono costretti a rintanarsi nei camini delle case. Lì, il calduccio li riscaldò e permise loro di resistere. Solo a febbraio la tormenta si placò e i merli poterono riprendere il volo. La fuliggine dei camini, però, aveva annerito per sempre le loro piume bianche: fu così che i merli divennero neri, come li possiamo vedere oggi”. Di solito, scrive il carpigiano Mauro D’Orazi ne (La néeva) – La neve, “vediamo abbondanti nevicate nei cosiddetti dè dla Mèerla, i più freddi dell’anno” ma da tempo non è più così e anche quest’anno, stando al meteo, sulla Città dei Pio non nevicherà. E nessuno, cogliendo uno strano grigiore pronuncerà la fatidica frase: “Chè a gh è ’n’aaria da néev (c’è un’aria da neve)”.

Si perde ormai nel tempo l’epocale nevicata del 1929 e l’ondata di freddo che ne seguì anche a Carpi. “Si determinò l’evento nevoso più marcato e pesante di quei tempi e fu paragonabile solo all’ondata di freddo del 1956 – scrive D’Orazi – e i successivi fenomeni dell’inverno 1985 (fui testimone dei 17 gradi sotto zero sotto il Portico del Grano e dei Golf diesel che non partivano), sebbene non meno rilevanti, non ne eguagliarono comunque l’estensione temporale e geografica.Il gelo, protrattosi per tutto il mese di gennaio 1929, ebbe il proprio picco nella prima metà di febbraio quando in tutta Europa si registrarono copiose nevicate. In Italia il freddo e la nevicata si protrassero per ben cinque giorni consecutivi, dall’11 al 14 febbraio, depositando al suolo quantità ingenti di neve e naturalmente anche Carpi fu interessata pesantemente.  Il terribile evento meteo del ‘29 è stato ampiamente citato nel celebre film del 1973 Amarcord di Federico Fellini, dove viene evocato come l aan dla néeva gròosa (l’anno della neve grossa). In tanti ricordano ancora, anche se l’anagrafe si fa di anno in anno sempre più inesorabile, questa famosa nevicata del ’29, per averla vissuta o sentita raccontare mille volte in famiglia o dalle persone più anziane”.

J.B.