Sono 11 i bambini Covid positivi ricoverati al Policlinico di Modena ma il trend è in aumento

La forte contagiosità di Omicron sta comportando un alto numero di infetti e a fronte di grandi numeri, cresce anche “il rischio di ospedalizzazioni. Avere un reparto pieno di bambini con l’infezione da Covid in atto comporta grossi problemi per la gestione degli altri pazienti. Certo stiamo facendo tutto il possibile per contenere la pandemia ma non dimentichiamo che purtroppo ci sono anche dei bimbi affetti da altre patologie, non necessariamente infettive, che vanno trattate e curate”, sottolinea il professor Lorenzo Iughetti, direttore della Struttura complessa di Pediatria del Policlinico di Modena.

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Salgono i contagi e i ricoveri tra i bambini anche nel nostro territorio. Il sospetto è che ci sia dietro la variante Omicron. “Stiamo assistendo a una crescita decisa di bambini infettati come emerge dalle nostre costanti consultazioni coi pediatri di libera scelta – commenta il professor Lorenzo Iughetti, direttore della Struttura complessa di Pediatria del Policlinico di Modena – così come dei ricoveri”. In soli dieci giorni, prosegue, “siamo passati da 3 bimbi ospedalizzati a un massimo di 12. Oggi sono 11. I piccoli positivi sono ricoverati in una sezione opportunamente istituita e dedicata soltanto a loro: “in accordo con l’Ausl di Modena, sin dall’inizio della pandemia, tutti i bambini Covid 19 della provincia vengono concentrati qui e la maggior parte del nostro team si dedica a loro. Al momento – sottolinea il professor Iughetti – tale gestione è ancora sostenibile ma nelle prossime settimane, complice anche la riapertura delle scuole, se il trend di aumento continuasse a crescere, occorrerà certamente apportare delle modifiche”. 

professor Lorenzo Iughetti, direttore della Struttura complessa di Pediatria del Policlinico di Modena

Il dibattito relativo alla riapertura delle scuole è “controverso” ammette il professor Iughetti ma se dalle elementari in poi i ragazzi corrono meno rischi, è tra i più piccini, “al nido e alle materne dove non si indossano le mascherine e dove i contatti sono ripetuti che, forse, sarebbe stato meglio essere maggiormente prudenti”.

La forte contagiosità di Omicron infatti sta comportando un alto numero di infetti e a fronte di grandi numeri, cresce anche “il rischio di ospedalizzazioni. Avere un reparto pieno di bimbi con l’infezione da Covid in atto comporta grossi problemi per la gestione degli altri pazienti. Certo stiamo facendo tutto il possibile per contenere la pandemia ma non dimentichiamo che purtroppo ci sono anche dei bimbi affetti da altre patologie, non necessariamente infettive, che vanno trattate e curate”.

La sintomatologia riscontrata nei pazienti più piccoli è in larga parte assimilabile a quella respiratoria manifestata anche dagli adulti; in altri casi i sintomi sono simili a quelli influenzali, con una febbre molto alta, mentre, in rari e gravi casi, i bambini possono presentare una sindrome multi infiammatoria sistemica”.

In questo momento solo un bimbo “con co-morbilità importanti”, specifica il professor Iughetti, “è in terapia intensiva”, ma il Covid pediatrico non è da sottovalutare soprattutto per i “più fragili”. Non dimentichiamo infatti che nella nostra provincia, durante la prima ondata, due adolescenti con gravi patologie pregresse hanno perso la vita dopo aver contratto il Covid 19.

Di fronte a questo virus, prosegue il direttore della Struttura complessa di Pediatria del Policlinico, “siamo disarmati. Solitamente curiamo i sintomi delle malattie virali, come febbre e malessere generale, con antinfiammatori e antipiretici, ma a fronte dell’aggressività del SarsCov2 non sempre riusciamo a contenere gli effetti e i danni provocati dal virus. I suoi effetti potenzialmente devastanti sono stati evidenti nell’anziano ma, seppure in misura minore, non hanno risparmiato nemmeno i bambini; piccoli che hanno avuto patologie sistemiche, registrando danni a livello cerebrale, cardiaco… Ci sono stati e ci saranno. Danni manifestati anche a mesi di distanza dall’infezione, come è tipico di varie patologie virali, e che abbiamo già constatato anche nella nostra esperienza clinica qui a Modena. In questa fase occorre utilizzare le armi che abbiamo, tra cui il vaccino. Non serve a guarire è vero ma a contrarre una forma più lieve della malattia”.

Jessica Bianchi