Focherini, sono una cinquantina i ragazzini in quarantena: qualcosa però non ha funzionato

Il primo caso accertato di Covid è stato comunicato dall’Ausl di Modena alla scuola sabato 6 novembre ma le famiglie lo hanno saputo soltanto il lunedì successivo, ovvero l’8 e in modo del tutto casuale. Nonostante la comunicazione di isolamento, tutti i loro figli il lunedì erano regolarmente a lezione. “Se lo avessimo saputo per tempo - spiegano i genitori - avremmo agito in modo differente, durante il weekend avremmo evitato contatti e di certo non avremmo mandato i ragazzi a scuola consentendo loro di fare educazione fisica senza mascherina… persino i loro docenti non sapevano nulla. Davvero una gestione scandalosa: siamo alla follia”.

0
2977

Qualcosa alla Scuola Media Focherini non ha funzionato e i genitori sono confusi e preoccupati poichè, spiegano, “in un periodo eccezionale e di emergenza come quello che siamo vivendo non può esservi spazio per nessun errore di sottovalutazione”. Il problema? I tempi legati al tracciamento e una comunicazione latitante. 

Il primo caso accertato di Covid è stato comunicato dall’Ausl di Modena alla scuola sabato 6 novembre ma i genitori lo hanno saputo soltanto il lunedì successivo, ovvero l’8 e in modo del tutto casuale. 

“Una mamma – spiegano alcuni genitori – consultando la bacheca del registro elettronico della scuola, ha scoperto che la figlia rientrava in un tracciamento avvenuto per contatto con un caso di positività comunicato alla scuola in data 6 novembre e lo ha immediatamente condiviso sulla chat dei genitori ignari. Tutti i loro figli infatti erano regolarmente in classe, nonostante la comunicazione di isolamento. Perché la dirigente scolastica non ha prontamente avvertito tutti noi che dopo la positività rilevata il sabato, per tre classi – due prime e una seconda – era stata richiesta la messa in quarantena?”. 

Nella tarda mattina dell’8 i genitori ricevono poi una comunicazione da parte dell’Ausl in cui viene prescritto il tampone ai loro figli per il giorno dopo, il 9 novembre: “abbiamo contattato la nostra dirigente, la dottoressa Federica Ansaloni, nonché responsabile della sicurezza della scuola, per sapere perché non fossimo stati informati con tempestività e ci siamo sentiti rispondere che, nei contatti con l’Ausl avvenuti tra sabato e domenica non sono state date indicazioni riguardo la necessità di tenere a casa i ragazzi e quindi la referente Covid non ha ritenuto di dovermi segnalare la questione nella giornata di domenica. Una giustificazione che noi genitori riteniamo incompleta e non soddisfacente: se lo avessimo saputo per tempo avremmo agito in modo differente, durante il weekend avremmo evitato contatti e di certo non avremmo mandato i ragazzi a scuola il lunedì consentendo loro di fare educazione fisica senza mascherina… persino i loro docenti non sapevano nulla. Davvero una gestione scandalosa: siamo alla follia”. La dirigente dal canto suo, e dopo varie sollecitazioni, via mail ha assicurato nero su bianco alle famiglie che tale situazione “non si ripeterà più”, ma i genitori non hanno alcuna intenzione di fermarsi. Oggi hanno inviato una lettera all’Ausl per capire cosa sia andato storto. “Come è possibile che nonostante la comunicazione dell’Ausl i ragazzi fossero a scuola? Come è possibile che i ragazzi abbiano completato la mattinata a scuola e addirittura partecipato alle attività di ginnastica nonostante la comunicazione dell’Ausl di isolamento? Chi doveva avvertire in modo tempestivo noi famiglie? Come procediamo con i fratelli minori per evitare che il virus dilaghi nell’incertezza di un tampone sicuramente non efficace visto il poco tempo intercorso con i contatti (meno di 24h)?”, si legge nella missiva.

Il risultato però non cambia: a parlare chiaro infatti sono gli esiti dei tamponi effettuati. In una classe sono state rilevate tre positività, due in un’altra, mentre la terza classe è rientrata a lezione perchè gli alunni erano tutti negativi. “Ad oggi sono una cinquantina i ragazzini in quarantena che dovranno rifare il tampone il 17 novembre. Noi non vogliamo la guerra, bensì chiarezza e la certezza che queste situazioni vengano gestite in modo adeguato”.

Jessica Bianchi