Camper o Campèr, appunti di viaggio di Marco Ferrari

Chi ha voglia di viaggiare può gustarsi il primo libro del 46enne di Novi di Modena, “con i piedi nella terra emiliana e la testa tra le nuvole romagnole” in cui il viaggio diventa metafora della vita. Campèr in dialetto significa tirare a campare, vivere alla giornata.

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Farmacista di professione a Carpi, politico per passione (assessore di Concordia sulla Secchia, dove abita) e scrittore per amore. Marco Ferrari, 46enne di Novi di Modena, ha colto la palla al balzo del lockdown dovuto, come tutti sappiamo, all’emergenza sanitaria della pandemia del Covid per prendere carta e penna (anzi mettersi davanti a un computer) e realizzare quel sogno che da tempo aveva nel cassetto. Un mero pretesto quello del lockdown (perché un farmacista, padre di famiglia e assessore, immagino non abbia avuto molti tempi morti da dover riempire) servito non per raccontare una storia, ormai le storie sono perlopiù lasciate ai cronisti, ma per dare forma a delle riflessioni. Un pretesto che aveva bisogno di un mezzo, il camper, “che ti concede la possibilità di svolgere un moto a luogo” e spostarti tra quegli “appunti di viaggio”, un filo conduttore che non è per forza logico, che di logico e lineare nella vita, quella vera, c’è davvero poco (e il viaggio altro non è che la metafora della vita).

In quel “brogliaccio” emerge con forza il vero e autentico Marco, quello che avendo i piedi nella terra emiliana, concreta e laboriosa, ha la testa tra le nuvole romagnole (intese non come superficialità ma come un altro piano della realtà) e si racconta attraverso varie citazioni, consapevole che la Romagna, per chi vive e lavora in Emilia, è quel mondo vicino ma lontano al tempo stesso, dove i problemi sembrano dileguarsi, attenuarsi grazie al potere della salsedine e alla straordinaria bellezza di una Ravenna che incantò anche Dante, il poeta per eccellenza. Posto ideale della vacanza, se per vacanza si intende la sospensione momentanea della vita, di quell’esistenza che ci obbliga a ruoli o a situazioni da cui spesso si cerca di fuggire o almeno di estraniarsi. Luogo che “stai bene solo al pensiero di poterci tornare il prima possibile”. Con la consapevolezza che la vita è “un momento che passa”, per cui bisognerebbe non perdere troppo tempo a prendersi sul serio, che non ne vale la pena, un momento in cui a volte, proprio come con certe barzellette, si ride solo per uscire dall’imbarazzo.

In attesa che proprio lui, l’autore, ci dica qualcosa del suo primo libro nel corso delle diverse iniziative a cui sta già mettendo mano (qui tra Novi e Carpi, ma anche sui lidi ravennati) ho cercato di raccontarvelo un po’ io, sperando di averne ben compreso e trasmesso lo spirito. Intanto chi ha voglia di viaggiare attraverso le parole lo può fare leggendo il “fraseggiare scomposto e scoordinato” di “Camper o campèr”.

Federica Boccaletti