Manovre a Est e la foglia di fico

Oltreferrovia - Il miglioramento è innegabile, meno parcheggi, niente albergo… ma sarebbe stato certamente più trasparente dire chiaro e tondo che incuneate dentro a quel parco verranno costruite 138 unità abitative, tra condomini fino a cinque piani e ville mono e bi-familiari lungo via Tre Ponti. Case di fascia alta il cui valore, grazie a questa straordinaria operazione di marketing, schizzerà alle stelle. D’altronde non è da tutti poter proporre delle case con un parco come giardino… In tutto questo triste bailamme carpigiano, il ruolo di foglia di fico dell’Associazione Parco Lama è chiaro, ma non basta mettere un bollino green per prenderci tutti per il naso.

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Foto di Fabrizio Bizzarri

Quella del Programma di riqualificazione urbana (Pru) dell’affaccio est della stazione ferroviaria di Carpi è una partita che iniziò nel 2000 e portò, dopo varie peripezie, nel 2005, all’approvazione del Progetto esecutivo di un Piano particolareggiato di iniziativa privata che riguardava un’area di quasi 130mila mq distribuiti tra l’ex Consorzio Agrario e via Due Ponti. Era tutto pronto per dare il via alla cementificazione dell’area: dagli oneri di urbanizzazione ricevuti dagli attuatori del piano, il Comune avrebbe coperto il resto delle spese per realizzare i parcheggi e il sottopasso ciclopedonale. Poi, per nostra fortuna, la crisi del 2008 che investì il comparto dell’edilizia bloccò i lavori e il piano – che prevedeva la costruzione di 280 appartamenti di edilizia privata,  una struttura commerciale, una piazza centrale con parcheggi di pertinenza e un albergo di cinque piani, oltre a 574 parcheggi, aree verdi, un sovrappasso ciclopedonale alla ferrovia e il prolungamento del sottopasso esistente fino all’affaccio est della stazione – fu “provvidenzialmente” chiuso in un cassetto. Non per volontà politica, sia chiaro, ma perché le condizioni di mercato erano del tutto mutate. Poi nel 2009, si iniziò a parlare di Parco Lama e della necessità di salvaguardare l’area malgrado il Prg del 2000 ne avesse decretato l’edificabilità. Il dibattito – soprattutto politico – che ne seguì spinse, nel 2013, Comune e Cmb (proprietaria del lotto C6, su via Corbolani) a un compromesso: la coop di casa nostra poteva edificare su via Tre Ponti ma avrebbe dovuto rinunciare a costruire su via Corbolani e avrebbe avuto sette anni per cercare di trasferire tali diritti di cubatura altrove. All’inizio del 2020, ovvero esattamente sette anni dopo, Cmb, a fronte di un mercato immobiliare cittadino congelato, decide di vendere il comparto alla società di capitali Controcampo srl, nata a Parma ma con chiare radici carpigiane. Con la comparsa di questo nuovo giocatore, il Comune di Carpi, dopo una lunga trattativa, trova nella Fondazione CRC il partner di cui aveva bisogno. L’ente no profit acquista l’ex Consorzio agrario, decidendo di costruire lì il nuovo polo universitario e in cambio incassa l’agognato cambio di destinazione d’uso dell’area verde di oltre 260mila metri quadri di cui dispone a Santa Croce per erigervi un paio di edifici a servizio del grande parco che vi sta nascendo. Quel che è successo dopo è storia nota, l’Amministrazione di Carpi presenta il ripensamento dell’Oltreferrovia come un grande progetto di “ricucitura e rigenerazione urbana all’insegna della mobilità dolce, della socialità e del verde”. Riqualificazione che prevede la rifunzionalizzazione di spazi oggi abbandonati, dal Consorzio Agrario all’ex magazzino in prossimità di via Due Ponti, agli stabili dimessi adiacenti alla stazione ferroviaria e un sottopasso che consentirà il collegamento dei quartieri di Cibeno e di via Due Ponti. Dal sottopasso si approderà al campus universitario attraverso una sorta di piazza verde e da lì a nuovo parco piantumato ed esteso su 106mila metri quadri. Ma cosa è cambiato davvero rispetto al compromesso strappato alla Cmb? Poco o nulla. Certo il miglioramento è innegabile, meno parcheggi, niente albergo… ma sarebbe stato certamente più trasparente dire chiaro e tondo che incuneate dentro a quel parco verranno costruite 138 unità abitative, tra condomini fino a cinque piani e ville mono e bi-familiari lungo via Tre Ponti. Case di fascia alta il cui valore, grazie a questa straordinaria operazione di marketing, schizzerà alle stelle. Controcampo ringrazia, d’altronde non è da tutti poter proporre delle case con un parco come giardino… Le critiche piovute sull’Amministrazione hanno spinto il sindaco Bellelli, nel corso di una diretta Facebook, a giustificare la cementificazione di una delle zone ancora agricole più belle – e superstiti – della nostra città, a ribadire come il Prg avesse già decretato l’edificabilità dell’area e dunque di avere le mani legate. La realtà come spesso accade è diversa: il Prg non è intoccabile e il suo perseguimento è frutto di una chiara scelta politica. Per stoppare la cementificazione del suolo però occorre avere coraggio ed essere disposti a sfidare certi interessi in nome del bene pubblico e della tutela di una risorsa ormai finita, consci di poter incorrere nelle ire funeste dei proprietari dei comparti edificabili. Qualcuno lo ha già fatto e le sentenze sono state in suo favore. Un esempio? Emblematico quello della sindaca di San Lazzaro di Savena, nel bolognese: Isabella Conti è infatti riuscita a bloccare una speculazione edilizia che prevedeva la costruzione di 582 alloggi, già approvata dalla precedente Giunta e nel febbraio di quest’anno il comune ha incassato una vittoria completa al Tar sui risarcimenti chiesti dalle imprese per la cosiddetta Colata di Idice, l’insediamento bocciato nel 2015. Un bufera politica che ha lasciato varie “vittime” sul campo ma che ha risparmiato dal cemento il bene più prezioso di cui disponiamo: il suolo! I diritti edificatori non sono un editto divino, i tempi cambiano e i bisogni pure, ma serve il coraggio per riconoscerlo e pestare qualche piede. In tutto questo triste bailamme carpigiano, il ruolo di foglia di fico dell’Associazione Parco Lama è chiaro, ma non basta mettere un bollino green per prenderci tutti per il naso. 

Jessica Bianchi