“Abbiamo bisogno di pane e futuro per noi e i nostri figli”

Lo slogan della manifestazione si è levato all’unisono forte e chiaro: Fateci lavorare. “Non condividiamo violenze e gesti estremi, i personaggi con le corna non ci rappresentano e sono lontano da noi ma chiediamo date certe circa le riaperture e che queste siano concrete. Siamo consci che la salute deve essere messa al primo posto ma non abbiamo ricevuto alcun aiuto. Speravamo almeno in qualche ristoro e invece… Ora basta”.

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“Sindaco, le chiediamo di portare il nostro grido di dolore ai massimi livelli governativi. Un anno dopo l’inizio di questo incubo chiamato Covid siamo stanchi e disperati. Siamo stati cittadini modello e vogliamo continuare a esserlo, ma adesso abbiamo bisogno di pane e futuro per noi e i nostri figli”.

E’ stato questo l’appello lanciato da commercianti, ristoratori e ambulanti, riuniti stamattina insieme ai rappresentanti delle associazioni di categoria davanti al Municipio, al sindaco Alberto Bellelli. Lo slogan della manifestazione composta e ordinata, organizzata da Save The Works, con la collaborazione di Carpi c’è e il patrocinio di Confcommercio, si è levato all’unisono forte e chiaro: Fateci lavorare. “Non condividiamo violenze e gesti estremi, i personaggi con le corna non ci rappresentano e sono lontano da noi – spiega Marco, titolare del pub Nonno Pep – ma speriamo di poter ripartire al più presto. Chiediamo date certe circa le riaperture e che queste siano concrete, weekend compresi. Siamo consci che la salute deve essere messa al primo posto ma non abbiamo ricevuto alcun aiuto. Speravamo almeno in qualche ristoro e invece… Ora basta”.  “Abbiamo finito i risparmi – gli fa eco il ristoratore Tiziano Vignaroli – poiché non solo non lavoriamo ma dobbiamo continuare a pagare le tasse. Il Governo Conte prima e Draghi ora non ci aiuta. Abbiamo fatto il possibile per contribuire a contenere il virus già dal primo lockdown ma i contagi hanno continuato a crescere. E’ evidente, dal momento che noi siamo chiusi, che le persone si ammalano altrove quindi, dal momento che i ristori non sono mai arrivati, la nostra richiesta è semplice: fateci riaprire. Al sindaco non chiediamo altro che di farsi portavoce della pancia della strada: una pancia ormai vuota! Noi vogliamo solo lavorare”. Richiesta che arriva anche da un ambulante storico, Alberto Guaitoli: “non lavoriamo da quaranta giorni eppure è ormai chiaro che stare all’aperto comporta molti meno rischi e per tale motivo chiediamo che i mercati vengano ripristinati anche in zona rossa con regole chiare. Le spese arrivano lo stesso, abbiamo tanti costi da sostenere, siamo arrivati al fondo del barile”. La città, prosegue il commerciante Luca Semellini, “ha bisogno dei pubblici esercizi. Fateci riaprire. Certo rialzare la serranda non è sufficiente, occorrono maggiori sostegni, esenzioni dalle tasse per il periodo in cui non abbiamo lavorato e una serie di ristori veloci e sicuri. Siamo consapevoli che in questo frangente i sindaci non possono cambiare il destino dell’Italia ma il primo cittadino è il nostro comandante e abbiamo bisogno che diventi il nostro portavoce”. E il sindaco nell’accogliere una delegazione di manifestanti è stato lapidario: “vi garantisco che il vostro messaggio verrà riportato nelle sedi deputate. Nella nostra città ci sono categorie che stanno soffrendo più di altre ma io non posso fare promesse che non sono in grado di mantenere. Questa battaglia la possiamo vincere solo restando insieme: le vostre richieste sono anche le mie. Mi domando perchè posso vendere scarpe da ginnastica e non mocassini? Qual è la ratio? Il vostro grido non cadrà nel vuoto”.

Jessica Bianchi