Vaccini: è tutto pronto per la campagna di massa?

Ad oggi, con le dosi disponibili, in Emilia Romagna completano la vaccinazione 6,5 mila persone al giorno e servirebbero 23 mesi per completare le vaccinazioni di tutti gli emiliano romagnoli. Se arriveranno i vaccini promessi si dovrà poter contare su luoghi, personale e su una scaletta che stabilisca di chi deve essere vaccinato prima e chi dopo

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Con il nuovo piano vaccinale cambiano le priorità e non si faranno più scelte in base alle categorie. Si mette fine al fai da te delle singole regioni che in alcuni casi hanno scelto di immunizzare categorie di persone non sempre a rischio o in prima linea: tra politici, professori, avvocati e magistrati si è scatenata la gara per fare prima il vaccino. Dal governo è arrivato un invito ad evitare fughe in avanti e ad aspettare il protocollo. Saltare la fila è un vizio tipicamente nostrano ma ora le priorità saranno le stesse in tutte le regioni: età e indicazione della fragilità saranno i criteri chiave. Nessun cenno a nuove categorie di lavoratori da considerare prioritarie oltre a quelle che hanno già iniziato ad essere vaccinate (personale sanitario, docenti, forze dell’ordine, militari e personale della Protezione civile) con buona pace dell’esercito dei furbetti.

In Emilia Romagna la macchina incrementerà la sua capacità d’azione giorno dopo giorno ma non manca qualche inciampo. In provincia di Modena prima di somministrare la prima dose alle persone ‘estremamente vulnerabili’, è stata programmata la vaccinazione del mondo accademico, 2600 persone tra docenti, ricercatori, specializzandi, assegnisti e dottorandi, compresi i tecnici-amministrativi, sebbene le Università siano chiuse e la didattica in presenza rinviata a data da destinarsi. Sono 9mila in provincia di Modena le persone ‘estremamente vulnerabili’ affette da malattie respiratorie, cardiocircolatorie, autoimmuni, oncologiche o che hanno subito un trapianto.

Ad oggi, con le dosi disponibili, in Emilia Romagna completano la vaccinazione 6,5 mila persone al giorno e, sebbene l’incremento giorno dopo giorno sia costante, servirebbero 23 mesi per completare le vaccinazioni di tutti gli emiliano romagnoli. Il cambio di passo della campagna di massa è necessario, se arriveranno le dosi promesse. Le dosi consegnate finora al nostro Paese sono 7,2 milioni: è stato somministrato il 95% di Pfizer; il 47% di Moderna; il 56% di Astrazeneca.

La macchina è pronta per la campagna vaccinale di massa? È l’occasione del grande riscatto dopo le pecche che ha mostrato. A Carpi sono sei le postazioni allestite nei locali del Centro Prelievi nel piano interrato dei Poliambulatori dove non ci sono ampi spazi e l’aerazione è poca perché i soffitti sono bassi. Sulla possibilità di introdurre un secondo punto vaccinale a Fossoli è intervenuto il direttore generale Ausl di Modena Antonio Brambilla. “È evidente che se ci arrivassero le dosi promesse, sarei assolutamente favorevole all’individuazione di altri punti vaccinali da affiancare a quelli già presenti nei vari distretti. Occorre però tener conto del fattore risorse umane: per garantire le dodici ore di lavoro nei vari presidi, abbiamo schierato un elevatissimo numero di persone e il loro reperimento rappresenta un problema; per questo abbiamo avviato un dialogo con le Università per poter precettare gli specializzandi affinché ci aiutino nella campagna vaccinale”.

“Noi infermieri ospedalieri saremmo una grandissima risorsa e per competenze e per numero, ma non ci viene concesso di farlo” conferma Elena, infermiera ospedaliera. “Si sta cercando, proprio tramite il governo, di sbloccare questo vincolo di esclusività, di cambiare questa postilla all’interno del contratto collettivo nazionale, per poterci permettere di vaccinare. Il nostro impiego, una volta che avremo le dosi a disposizione, ridurrebbe tantissimo i tempi per le vaccinazioni”.

Infine c’è la questione del ‘cervellone’ che gestisce i dati: ogni azienda Usl di ogni singola provincia finora si è affidata al sistema informatico interno che incrocia i dati anagrafici e quelli sanitari. È quanto mai importante che all’organizzazione materiale dei vari centri si aggiunga la scaletta di chi deve essere vaccinato prima e chi dopo: ad elaborare un apposito algoritmo alla base di uno specifico sistema con lo scopo di dare un ordine di vaccinazione in base a una serie di parametri (fragilità, età, genere) è stata l’Università Bicocca. Adottare regole valide per tutto il Paese consentirà di mettere fine alle diversità da regione a regione evitando di vaccinare chi non se lo merita.

Sara Gelli