“Sognano la bella vita ma si scontrano con la realtà”

La rissa avvenuta l’ultimo sabato di novembre continua a far discutere: tra corso Fanti e piazza Martiri gruppi di ragazzi si sono presi a sprangate. “Certo che certi episodi ci devono preoccupare – afferma l’assessore alle politiche giovanili Davide Dalle Ave - la filosofia del ci sono sempre state è rischiosissima. La società cambia e con questa anche la percezione dei fenomeni sociali”.

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Corso Fanti, foto di repertorio

La rissa avvenuta l’ultimo sabato di novembre continua a far discutere: tra corso Fanti e Piazza Martiri gruppi di ragazzi si sono presi a sprangate. L’episodio ha fatto discutere in città e la Lega di Carpi ha richiamato l’attenzione dell’amministrazione sulla sicurezza chiedendo misure concrete come la dotazione di un gabinetto di fotosegnalamento o l’istituzione di una terza pattuglia notturna. “Certo che ci devono preoccupare. La filosofia del “ci sono sempre state” è rischiosissima. La società cambia e con questa anche la percezione dei fenomeni sociali. Quello che una volta era da tutti tollerato come nonnismo oggi si chiama bullismo e cyber bullismo e sappiamo che è fonte preoccupante di disagio, non deve essere accettato o insabbiato, né tanto meno aiuta a far diventare uomini, come forse si credeva un tempo” sottolinea Davide Dalle Ave, assessore alle politiche giovanili spiegando quali sono i servizi di competenza del Comune di Carpi.

Davide Dalle Ave

Cosa sappiamo dei gruppi informali di giovani/adolescenti carpigiani e da quali fonti? Che tipo di disagio vive oggi un giovane/adolescente nel contesto di una città come la nostra? Rispetto al passato dei loro genitori cosa è cambiato?

“Un Comune va incontro agli elementi di difficoltà della propria comunità in varie forme: dai sostegni delle politiche sociali, alla promozione di punti d’ascolto, alla creazione di forme di momenti di conoscenza reciproca e di sostegno alle situazioni individuate come più delicate. Uno dei compiti per me importantissimi che un Ente locale fa, anche se spesso lontano dai riflettori, è quello di cercare un contatto diretto con chi è in difficoltà. Non sempre chi vive un disagio lo manifesta esplicitamente, ed è quindi importante farlo emergere, facendo comprendere a chi ne ha bisogno che la comunità lo ascolta e può, se necessario, aiutarlo.

In quest’ottica, e pensando alle realtà giovanili, abbiamo attivato nel Comune di Carpi il Servizio di Educativa di strada, che tra gli altri ha proprio il compito di conoscere i gruppi di giovani promuovendo con loro un confronto diretto. In questo modo si può comprendere meglio come i più giovani vivono la Città, quali sono le loro aspettative, e come si possono prevenire possibili fonti di disagio. Riusciamo così ad avere una sorta di “mappatura” delle realtà giovanili a Carpi: le situazioni individuate come quelle da monitorare, e come possibili cause di “disagio”, vengono poi condivise in un importante lavoro di coordinamento tra politiche giovanili e politiche sociali del Comune e, attraverso tavoli istituzionali, il confronto viene esteso con le FF.OO e con le realtà che si occupano di adolescenti e giovani (in primis socio-sanitari), oltre che con le scuole del territorio.

Il disagio giovanile è un tema complesso che ha molte sfaccettature: possiamo sommariamente dire che i diversi gruppi giovanili tendono ad aggregarsi per frequentazioni scolastiche, provenienza etnica o regionale, e per simile “appartenenza sociale” (soprattutto appartenenza sociale percepita). Una tendenza tra le compagnie di giovani, individuate tra quelle più in difficoltà, che si sta affermando è quella, a fronte di una limitata capacità di spesa e di aspettative alimentate del mercato e del mondo virtuale, di seguire illusori desideri e di bisogni materiali irraggiungibili nella realtà. Si sogna “la bella vita” senza in realtà agire per un cambiamento. La maggior difficoltà in cui versa il mercato del lavoro, rispetto a 25 anni fa, determina inoltre una rideterminazione dei concetti di autonomia e di autorealizzazione in un contesto lavorativo. E’ qui che a mio parere sta il compito di una comunità: accompagnare un giovane verso la propria personale realizzazione (che spesso è diversa da quella comunicata dai media) e indicare percorsi per superare difficoltà (che sempre ci saranno nella vita) e per valorizzare talenti”.

Le risse tra compagnie c’erano anche negli anni ’80, anche in piazza Martiri, ci devono preoccupare quelle in Corso Fanti?

“Certo che ci devono preoccupare. La filosofia del “ci sono sempre state” è rischiosissima. La società cambia e con questa anche la percezione dei fenomeni sociali. Quello che una volta era da tutti tollerato come “nonnismo” oggi si chiama bullismo e cyber bullismo e sappiamo che è fonte preoccupante di disagio, non deve essere accettato o insabbiato, né tanto meno aiuta a “far diventare uomini”, come forse si credeva un tempo. Quando i fenomeni di confronto “fisico” oltrepassa i confini fisiologici tipici dell’età adolescenziale per diventare una forma di oppressione verso chi è individuato come “più debole” o addirittura diventino episodi riguardanti la pubblica sicurezza, le Istituzioni, FF.OO in primis, hanno il dovere di intervenire facendo rispettare le leggi e le regole. Insieme, come dicevo, una comunità deve essere in grado il più possibile di prevenire la fonte del disagio, che il fenomeno della rissa può esprimere: gli adolescenti e i giovani stanno nel disagio non per scelta, ma spesso per mancanza di consapevolezza, di stimoli, opportunità, strategie e strumenti che gli consentono di stare nel benessere. Ecco allora i due filoni principali di azioni individuati come Politiche giovanili del Comune di Carpi: il monitoraggio e il dialogo con le compagnie giovanili che più riscontrano elementi di difficoltà (Servizi di Educativa di Strada e Free Entry) insieme alla promozione dell’agio (Spazi giovani e coordinamento dell’attività delle associazioni e delle realtà giovanili del territorio), instaurando inoltre una rete multidisciplinare e multiservizi all’interno dell’Ente per agire al meglio in entrambi questi aspetti”.

Che tipo di politiche giovanili sono attive in città? Che cosa fanno gli operatori dell’educativa di strada, servizio affidato in gestione alla coop Le Macchine Celibi di Bologna? Quali servizi sono rimasti di competenza del Comune?

“Sulla base dei due filoni di intervento individuati, l’Ufficio Politiche giovanili coordina tre servizi principali: Spazio Giovani Mac’è, Educativa di Strada e Sportello psicologico d’ascolto Free Entry. Lo Spazio di aggregazione giovanile Mac’è è aperto 6 giorni su 7, con 28 ore totali di apertura settimanale ed è innanzi tutto rivolto alla promozione dell’”agio”. Accoglie ragazzi per aiuto compiti, progetti di volontariato, sala prove e lavoratori creativi di ambito musicale, teatrale, informatico e di gaming. Il Mac’è inoltre ospita e coordina il “Tavolo Giovani”, a cui partecipano attivamento una quindicina di associazioni giovanili di Carpi, e dove vengono promosse attività ed iniziative rivolte ai giovani. Con le limitazioni dovute alle normative anti Covid, ed in particolare con le limitazioni sulla biblioteche, abbiamo inoltre voluto dare più spazio per momenti studio agli studenti universitari e abbiamo investito sulle attività di aiuto compiti, andando incontro alle difficoltà pervenute (principalmente nel primo periodo) con l’introduzione della DaD. Per quanto riguarda l’Educativa, il servizio si compone di due educatori e una coordinatrice. Di norma si struttura su tre uscite settimanali, di cui una serale (anche se attualmente le uscite notturne sono sospese per limitazioni Covid). Il ruolo dell’EDS è, come detto, quello di incontrare i gruppi spontanei giovanili in Città coinvolgendoli con attività a finalità educativa e relazionale. E’ un servizio dunque di conoscenza dei giovani cittadini carpigiani. In questi mesi, inoltre, ci si è concentrati anche sulle buone pratiche comportamentali di sicurezza, salute e igiene pubblica legate a Covid, quindi distanziamento, mascherina, gel, ecc. Nel primo periodo di lockdown il presidio dell’EDS ha accompagnato tutte le attività di comunicazione sul rispetto degli adempimenti legati alle norme anti-Covid, in particolare nei luoghi sensibili come i parchi. Nell’autunno è stata preziosa collaboratrice, durante le sue ore di attività, nel ricordare il rispetto delle regole anti-Covid in particolare alle generazioni più giovani.

Lo sportello d’ascolto psicologico, attualmente assegnato alla cooperativa Aliante, prevede 3 pomeriggi a settimana per un totale di 9 ore di consulenza a ragazzi o genitori e insegnanti di ragazzi tra gli 14 e i 24 anni. Si interfaccia con gli sportelli scolastici e con l’Ausl. Oltre al coordinamento di questi progetti, le Politiche giovanili si occupano del coordinamento tra Settori dell’Ente per far fronte alle esigenze riscontrate nella popolazione più giovane, oltre che al raccordo con Ausl e scuole nelle attività del Progetto Adolescenza. L’Ufficio Politiche giovanili coordina diversi tavoli istituzionali che vedono il coinvolgimento di Ausl, FF.OO, scuole, consulte, associazioni, realtà giovanili e che di volta in volta promuovono attività ritenute al momento più importanti, dal contrasto al gioco d’azzardo, all’educazione stradale (non da ultima la campagna per un orretto uso dei monopattini), al potenziamento degli sportelli psicologici: tutte con un’attenzione particolare rivolta alle giovani generazioni. E’ inoltre compito delle Politiche giovanili promuove ed aggiornare attività, nell’ambito delle numerose fatte all’interno della programmazione comunale, più specificatamente rivolte ai giovani (Mac’è Lavoro, organizzazione di eventi ad hoc, comunicazione di eventi di associazioni giovanili, promozione di attività in collaborazione con le scuole carpigiane)”.

Come ha inciso il Covid?

“Se c’è una categoria che ha pagato e sta pagando a caro prezzo la pandemia, nel silenzio quasi totale del dibattito pubblico, è quella dei giovani. Hanno dovuto rinunciare alla scuola in presenza, allo sport, ai locali da ballo, alle feste e a tutto quello che a in giovane età ti mette in relazione con gli altri. Elementi che possono di per sé essere causa di situazioni di disagio, ancor di più per quei ragazzi e quelle ragazze che già da prima della pandemia dovevano affrontare elementi di problematicità individuale.

Da notare per esempio come, in questa situazione di norme anti Covid, stanno aumentando i casi etichettati come di abbandono scolastico: questo a causa di famiglie che non si sentono sicure a mandare i figli a scuola, o che hanno preferito non iscrivere/ritirare i figli a scuola per il timore della DaD. Spesso capita che all’interno del contenitore “abbandono scolastico” vengano impropriamente collocate anche altre situazioni di ritiro sociale del tipo “hikikomori”, ovvero riguardanti ragazzi che presentano un quadro di progressivo impoverimento dei rapporti sociali, scarso investimento in attività ricreative, assenze ricorrenti dalle lezioni scolastiche, la cui socialità tende a sostanziarsi solo in contatti online, attraverso giochi di strategia proseguiti anche in ore notturne, con la tendenza ad invertire il ritmo sonno-veglia. Su questo fenomeno le politiche giovanili stanno definendo azioni comuni a livello distrettuale e in rete con i servizi socio-sanitari di intercettazione e di contrasto”.

L’analisi della Commissione bicamerale per l’Infanzia e l’adolescenza nel documento presentato a fine novembre cita anche Reggio Emilia e Bologna tra le città interessate dal fenomeno in pericolosa crescita di bande giovanili particolarmente aggressive, il fenomeno delle baby gang è presente a Carpi?

“Sono dati sensibili che, come assessore con delega alle Politiche giovanili, non possiedo nel dettaglio. Certo, come cittadino informato e per il ruolo che oggi ricopro cerco, come detto nel corso dell’intervista, di fare rete e di mettere in campo tutte le possibili attività per cercare di arginare il più possibile fenomeni di questo tipo.

Alle giovani generazioni spesso si dice che saranno il futuro della società mentre in realtà dovrebbero essere il presente: da anni viviamo in un contesto che considera giovani (ma sottintende adolescenti) chi ha 30, 35 o addirittura 40 anni, con l’effetto di limitare le potenzialità delle generazioni che invece dovrebbero essere le più attive. Nel nostro piccolo, come amministratori, dobbiamo lanciare un messaggio di investimento sui giovani per liberare le loro potenzialità e per consolidare le risorse più attive della società tutta”.

Sara Gelli