Tamponi dai medici di base, preoccupati i camici bianchi

“Gli spazi di certi ambulatori non sono adeguati, non hanno un doppio ingresso o sono collocati all’interno di palazzi dove ci sono condòmini” afferma Dante Cintori, segretario della Federazione Italiana Medici Medicina Generale di Modena.

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Dante Cintori

I tamponi rapidi serviranno per potenziare le attività epidemiologiche a vasti strati della popolazione ma ancora non sono stati stipulati accordi con i soggetti che saranno incaricati del loro svolgimento. Saranno utilizzati soprattutto per i luoghi di lavoro, la scuola, le residenze per anziani e persone con disabilità e dovrebbero essere fatti ai contatti stretti asintomatici dei positivi e ai casi sospetti che arrivano dal medico di famiglia. Per aumentare il numero dei test fatti il governo ha chiesto che i tamponi rapidi (anche se c’è chi contesta i troppi «falsi negativi» degli antigenici) vengano fatti anche dai medici di medicina generale. L’accordo firmato prevede che la prestazione sia obbligatoria, ma parte dei medici non è assolutamente d’accordo. Le principali contestazioni sono legate alla mancanza di spazi e al timore di code negli studi.

“Riguardo all’effettuazione dei tamponi rapidi presso i medici di medicina generale stiamo trattando a livello regionale per applicare l’accordo collettivo nazionale firmato la settimana scorsa poi vedremo a livello aziendale come comportarci” afferma Dante Cintori, segretario della Federazione Italiana Medici Medicina Generale di Modena.

Perché non si può fare il tampone rapido dal medico di famiglia?

“Gli spazi di certi ambulatori non sono adeguati, non hanno un doppio ingresso o sono collocati all’interno di palazzi dove ci sono condomini. Poi bisognerebbe addestrare i medici a fare i tamponi naso-oro-faringei e c’è un problema di vestizione e svestizione essendo un contatto rischioso. In questo periodo, inoltre, abbiamo pochissimo tempo perché siamo impegnati a rispondere al telefono, a monitorare a casa i pazienti sintomatici positivi col supporto delle Usca e a effettuare le vaccinazioni antinfluenzali. Il numero dei positivi è in aumento”.

Qual è il rischio?

“Il rischio è quello di rimanere senza medici di medicina generale. In questo periodo è impossibile trovare i sostituti, nelle zone periferiche ancor più che nelle città. Qui a Pavullo dove io opero, da marzo non ci siamo mai fermati perché non si trovano sostituti e non siamo andati in ferie. Nei casi di necessità abbiamo potuto contare sulla medicina in rete o di gruppo per sostituzioni di qualche giorno”.

Siete impegnati nella campagna antinfluenzale…

“L’incremento dei positivi aggrava il lavoro a nostro carico ma per fortuna siamo abbastanza avanti con le veccinazioni antinfluenzali. Io come tanti altri colleghi ho dedicato alcune giornate particolari in cui faccio solo vaccini per separare l’attività dell’ambulatorio dalle vaccinazioni per poter garantire il distanziamento necessario ai miei pazienti”.

Cosa si può migliorare?

“E’ fondamentale avere in minor tempo l’esito dei tamponi e i provvedimenti per l’isolamento obbligatorio indispensabili perché io possa dare la malattia ai miei pazienti che sono dei contatti con sicuri positivi. Servono risposte più rapide dal Dipartimento di Sanità Pubblica. Oggi stanno arrivando gli esiti di tamponi effettuati quattro o cinque giorni fa: purtroppo il numero dei tamponi è elevato e i ritardi arrivano anche a sei giorni. Senza provvedimento non posso mettere in isolamento i familiari di contatti stretti che lavorano, posso solo consigliare l’isolamento precauzionale”.

Sara Gelli