Non mi rispondono al telefono, non mi chiama nessuno

Davide lavora in un un’azienda della provincia di Modena dove un primo caso positivo è stato ricoverato in ospedale, ma l’Asl non ha dato il via a nessun tracciamento.

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“Avrei piacere di segnalarvi il malfunzionamento del centralino covid della provincia di Modena e il mancato tracciamento dei contatti nella mia azienda” scrive Davide alla redazione.

La segnalazione arriva da Modena nel giorno in cui la provincia fa peggio di tutti in Regione secondo i dati del bollettino del 10 novembre in base al quale si concentra a Modena più di un quarto dei positivi registrati in tutta l’Emilia Romagna. Il virus sta circolando maggiormente nell’area centrale dell’Emilia, in particolare in quella provincia, ma ad incidere sono anche i ritardi nell’analisi e comunicazione dei referti dei tamponi.

Impossibile riuscire a parlare con gli operatori che rispondono al numero dedicato per il coronavirus – e che alle 16 smette di funzionare. In assenza di sintomi, sembra praticamente impossibile anche essere sottoposti a tampone se non procedendo con laboratori privati.

Nell’azienda in cui Davide lavora è emersa la positività di un collega che è stato ricoverato “ma l’Ausl non ha fatto tracciamento all’interno dell’azienda”.

“Io – continua Davide – vedendo che non venivamo chiamati, mi sono informato dal medico di medicina generale e poi ho chiamato direttamente il numero Coronavirus del Dipartimento di sanità pubblica di Modena. L’ho chiamato ripetutamente per più di due ore finché non sono riuscito a prendere la linea, ma avendo venti chiamate prima della mia.

Quando finalmente sono riuscito a parlare con un’operatrice mi ha detto che i tempi dei tamponi erano lunghi e agli asintomatici il test non viene ormai più fatto per questioni di tempistica. Mi è stato riferito che per i contatti stretti è prevista la quarantena e infatti mi hanno messo in quarantena obbligatoria di quattordici giorni a casa. Poi hanno chiesto a me di comunicare loro se risultavano altri positivi all’interno dell’azienda. Io ho trascorso la quarantena a casa e, ovviamente, chiedevo ai miei colleghi com’era la situazione ma loro non sono stati chiamati da nessuno nonostante la mia segnalazione.

A seguito della positività del mio collega, ieri un’altra collega per sicurezza si è sottoposta privatamente al tampone ed è risultata positiva. Le ho dato il numero Coronavirus ma anche lei ha provato a chiamare ripetutamente senza riuscire a prendere la linea per comunicare all’Ausl i contatti stretti. Il primo caso positivo aveva fatto il tampone il 31 ottobre e ci ha messo quasi dieci giorni ad avere l’esito ma ad oggi in azienda ancora non si sa nulla. Domani devo rientrare dalla quarantena, dato che sono trascorsi 14 giorni dall’ultimo contatto che avevo avuto al lavoro con la persona positiva. Ieri ho provato a chiamare il numero Covid per il rilascio della fine quarantena: mi sono attaccato al telefono alle 14.30 e ho continuato a provare fino alle 16, che è l’orario in cui il call center smette di funzionare, senza mai riuscire a prendere la linea perché mi diceva che il numero di chiamate in coda era superato. Ho anche mandato la mail all’indirizzo che mi hanno dato, allegando l’esito del mio tampone fatto privatamente per terminare la quarantena, ma ancora non ho avuto risposta. Non ho alcun via libera per tornare a uscire ma ora devo tornare al lavoro con due casi positivi e ci siamo fatti il tampone a pagamento”.