Rischio contagio, le strutture chiudono gli accessi

In relazione al timore che i trasferimenti dagli ospedali possano aver generato nuovi positivi all’interno delle strutture protette il presidente di Domus Assistenza Gaetano De Vinco riporta le esperienze di Spilamberto e Carpi dove sono stati creati reparti Covid separati dalla restante gestione della struttura con la finalità di accogliere anziani in uscita dall’ospedale quando ci sia necessità di posti letto per le emergenze.

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Le misure stringenti adottate nei mesi scorsi nelle strutture per anziani dovrebbero evitare di rivedere le criticità che purtroppo ci sono state. “Quando il virus ha cominciato a diffondersi a marzo scorso siamo stati travolti e abbiamo dovuto imparare giorno per giorno come ridurre al minimo i rischi di contagio nelle varie situazioni” afferma Gaetano De Vinco, presidente di Domus Assistenza a cui è affidata la gestione di dieci strutture in provincia di Modena.

De Vinco, si aspettava che il Covid facesse nuovamente la sua comparsa nelle strutture per anziani?

“Le Case Residenza per Anziani appartengono alla società, vivono nel contesto in cui sono inserite.

Oggi siamo in una fase della ripresa della pandemia ovunque, anche nelle strutture e Domus Assistenza già da lunedì 12 ottobre ha deciso di sospendere le visite perché siamo convinti che è una delle azioni principali da fare: tenere fuori dalla struttura i rapporti esterni. Nello stesso tempo chiediamo agli operatori di essere prudenti e attenti perché il virus può entrare in struttura attraverso di loro, magari se sono asintomatici”.

C’è qualcosa che si può affinare nei protocolli di sicurezza?

“Nella fase iniziale tutti ci siamo inventati in una risposta. Oggi i protocolli della Regione e gli stessi Dpcm strutturano una serie di azioni da mettere in campo ma non ci dobbiamo stupire che il virus possa entrare in una struttura. L’ho già detto, siamo parte della società e, così come nelle famiglie, in una Cra, che è come una grande famiglia, è importante la prudenza, la sanificazione e l’immediato isolamento di un eventuale caso positivo perché così si salvaguarda il resto della comunità presente nella struttura. Oggi, in tutte le nostre strutture abbiamo stanze singole vuote per accogliere eventuali casi che dovessero insorgere”.

I trasferimenti dagli ospedali possano generare nuovi positivi all’interno delle strutture protette?

“A questo proposito già a marzo noi abbiamo fatto due esperienze importanti a Spilamberto presso la Cra Roncati e a Carpi presso la struttura Il Carpine dove sono stati creati reparti Covid separati dalla restante gestione della struttura stessa con la finalità di accogliere anziani in uscita dall’ospedale quando ci sia necessità di posti letto per le emergenze. Il reparto Covid è fortemente isolato e l’anziano può trascorrervi il tempo necessario per uscire dalla positività prima di essere riconsegnato alle attività precedenti, nella propria abitazione o in una Cra”.

A Modena è stata posata la prima pietra di una casa protetta anticovid, cosa significa?

“E’ il frutto dell’esperienza che abbiamo fatto in questo periodo. Si tratta di una struttura da 75 posti che, inizialmente, comprendeva anche il Centro Diurno. La Regione già dal mese di marzo ha disposto la chiusura dei centri diurni all’interno delle Cra per il rischio di contatti con l’esterno. Domus ha avanzato quindi la proposta, che si sta concretizzando in questi giorni, di trasformare lo spazio che era dedicato al Centro diurno in uno spazio separato dalla struttura, con alcune compartimentazioni (3 aree con 5 stanze per 5 posti complessivi) nell’eventualità di un peggioramento della curva pandemica. Il rischio zero non esiste ma questa separazione che ci siamo inventati nelle strutture con i piccoli reparti Covid l’abbiamo assunta come un dato progettuale proponendo che la prossima struttura sia preventivamente organizzata per affrontare problematiche di questo tipo. Sarà pronta tra due anni e speriamo che a quel punto il Covid sia stato debellato ma in ogni caso questa esperienza ci dice che avere spazi strutturati per affrontare curve di contagio (anche non legate al Covid) può servire per salvaguardare i nostri ospiti”.

Le strutture chiudono di nuovo e questo può far soffrire gli anziani…

“E’ stata una delle nostre preoccupazioni anche per quel che riguarda il rapporto con la famiglia che ha sempre vissuto con noi nel periodo pre Covid partecipando alle iniziative. Già da marzo abbiamo favorito i contatti attraverso gli strumenti tecnologici predisponendo le videochiamate: manca l’abbraccio, il rapporto fisico, ma abbiamo fatto di tutto sul piano del contatto tra anziano e famiglia mediato dagli operatori che, voglio dirlo, sono stati straordinariamente bravi, capaci e coraggiosi. Sono stati organizzati spazi ad hoc per consentire, soprattutto nei mesi scorsi, le visite a distanza nel rispetto dei due metri molto gradite dalle famiglie. Le relazioni rappresentano un’esigenza sacrosanta e facciamo il possibile”.

Sara Gelli