Se non si interviene si cola a picco

0
637
Gilberto Luppi

Fatturato a picco ad aprile (meno 59,2%), calo drammatico anche a maggio (meno 38,3%) e almeno un anno prima di ritornare ai livelli pre Covid. Ma più di un’impresa su due (il 53,3%) è orientata ad attivare cambiamenti per reagire alla crisi. Sono alcuni dei dati emersi da un sondaggio che l’Ufficio studi Lapam Confartigianato ha condotto tra il 5 e il 15 giugno tra 341 aziende di diversi settori nei territori di Modena e Reggio Emilia. “Alla riapertura si è lavorato per finire le commesse rimaste in sospeso a causa del lockdown ma gli ordinativi adesso sono in forte calo” ammette il presidente di Lapam Confartigianato Modena e Reggio, Gilberto Luppi.

La flessibilità non basta più

Il punto di forza delle piccole e medie imprese, si sa, è la flessibilità e le aziende hanno, fino a oggi, dimostrato di essere resilienti e di voler continuare a sopravvivere a tutti i costi “perché non siamo quelli che delocalizzano, siamo radicati nel territorio e continuiamo a trasformarci come è successo a Carpi dove si fanno capi d’alta moda ma adesso si sono messi a produrre le mascherine”.

La favola del credito, la burocrazia che ammazza, il domino dei pagamenti

Nell’attuale situazione però i piccoli e medi imprenditori rilevano enormi difficoltà. “Il credito per liquidità è una favola: il nostro governo per aiutarci ci ha invitato ad andare a fare dei debiti ma le banche valutano ancora il merito creditizio e non sono pronte ad erogare grandi quantità di finanziamenti”. Poi c’è la burocrazia “che ammazza gli imprenditori ancor più di quanto non facesse già prima con gli adempimenti legati all’emergenza covid: i registri per provare la febbre, per sanificare per ogni cosa, burocrazia che si aggiunge a burocrazia”. Infine la poca chiarezza nei Dpcm, i Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri: nel settore dell’edilizia, che dava timidi segnali di ripartenza, con l’introduzione del bonus ristrutturazione del 110 per cento s’è fermato tutto, perché la gente è illusa di fare i lavori a casa completamente gratis, ma non è così”. La cosa che ha messo ulteriormente in difficoltà le piccole e medie imprese è stato il domino dei pagamenti: tante aziende in difficoltà non hanno pagato i fornitori e di conseguenza è stato un bagno di sangue.

Contiamo sui soldi europei, ma non devono finire in bonus

“Adesso si conta tanto su questi fondi europei e io spero – aggiunge Luppi – che arrivino perché siamo europei a tutti gli effetti. Aggiungo però che devono essere ben spesi, non devono finire in mille rivoli come il bonus monopattino o il bonus vacanze. Le risorse devono essere concentrate sulle imprese perché adesso stiamo spendendo miliardi su miliardi di cassa integrazione ma bisogna che facciamo ricominciare la gente a lavorare, a produrre, a stare meglio. Ci vuole una strategia, un piano industriale per l’Italia che non è mai stato fatto”.

Lavorare o non lavorare in agosto

In discussione attualmente in diverse aziende c’è la possibilità di tenere aperto e restare operativi anche durante il mese di agosto. “Questo covid dovrebbe averci insegnato che invece di chiudere il Paese per un mese dobbiamo cominciare a scaglionare le ferie durante tutto l’anno, o almeno da giugno a settembre, proprio per poter dare servizi alla gente e aiutare il settore turismo che avrebbe una stagione molto più lunga” afferma Luppi.

Servirà un anno per riprendersi

“Se si va avanti così, piano piano, le previsioni indicano che ci vorrà almeno un anno per tornare alla situazione pre covid, in cui comunque non era tutto rose e fiori e c’era già un clima di stagnazione dei consumi”. Per Luppi, occorre intervenire sul cuneo fiscale e così mettere il lavoratore dipendente in condizione di poter stare bene perché “è una vergogna quello che costa al datore di lavoro un collaboratore e quello che prende netto in busta paga”. E’ giusto che lo Stato ci mangi sopra? “Bisognerebbe lasciare più risorse a chi lavora fisicamente, anche per far ripartire i consumi interni”.

Sara Gelli