Ora servono regole chiare e misure di vero sostegno, non elemosine, nel decreto in arrivo

I protocolli annunciati per i prossimi giorni sono il presupposto indispensabile per poter dare continuità aziendale a imprese che sono sull'orlo del precipizio e ci auguriamo che le nostre proposte ragionevoli per mettere in sicurezza attività e clientela siano completamente accolte. “Auspico che prevalga la ragionevolezza sui protocolli e che il decreto contenga misure di vero sostegno al mondo delle imprese perché il quadro è drammatico: ci sono quasi 300 mila imprese del terziario, di cui 3mila in provincia di Modena a rischio”, commenta Tommaso Leone, presidente provinciale di Confcommercio.

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Tommaso Leone

“La decisione assunta dalla Conferenza Stato Regione di attribuire alle Regioni la possibilità di autorizzare la ripartenza da lunedì prossimo è una prima risposta positiva al pressing che da settimane Confcommercio e le altre associazioni fanno sul Governo e sulle Regioni perché le nostre imprese possano essere messe finalmente in condizione di lavorare”.
Così il carpigiano Tommaso Leone, presidente provinciale di Confcommercio Modena a commento della notizia della riapertura delle attività a partire dal 18 maggio.
“La partita ora si sposta sui protocolli, annunciati per questa settimana – puntualizza Leone – e i cui contenuti sono il presupposto imprescindibile per dare continuità aziendale alle nostre imprese: speriamo siano messe in campo regole tali da non rendere antieconomica la riapertura, come quelle che sono circolate in questi giorni sui ristoranti relative alla distanza di 4 metri tra un tavolo e l’altro e che le nostre proposte ragionevoli sottoposte al Governo vengano accolte completamente.
Deve esserci consapevolezza parte delle Istituzioni che il quadro è drammatico ed ogni mossa sbagliata potrebbe far precipitare la situazione: una analisi del nostro centro studi nazionale ha stimato che sono quasi 270 mila le imprese del commercio e dei servizi che rischiano la chiusura definitiva se le condizioni economiche non dovessero migliorare rapidamente, con una riapertura piena ad ottobre. Una stima prudenziale che potrebbe essere anche più elevata perché, oltre agli effetti economici derivanti dalla sospensione delle attività, va considerato anche il rischio, molto probabile, dell’azzeramento dei ricavi a causa della mancanza di domanda e dell’elevata incidenza dei costi fissi sui costi di esercizio totali che, per alcune imprese, arriva a sfiorare il 54%».
L’analisi del centro studi evidenzia dunque che su un totale di oltre 2,7 milioni di imprese del commercio al dettaglio non alimentare, dell’ingrosso e dei servizi, quasi il 10% è soggetto ad una potenziale chiusura definitiva: in assoluto, le perdite più consistenti si registrerebbero tra le professioni (-49 mila attività) e la ristorazione (-45 mila imprese). Per quanto riguarda la dimensione aziendale, il segmento più colpito sarebbe quello delle micro imprese – con 1 solo addetto e senza dipendenti – per le quali basterebbe solo una riduzione del 10% dei ricavi per determinarne la cessazione dell’attività. L’augurio insomma – conclude Leone – è che prevalga la ragionevolezza sui protocolli per imprese che comunque sono già attrezzate e che il decreto in arrivo contenga misure di vero sostegno al mondo delle imprese: moratorie vere su tasse e adempimenti, sgravi su utenze, indennizzi a fondo perduto e non elemosine come quelle dei precedenti decreti”.