Più sicurezza per gli operatori sanitari: partiti anche nel modenese i test sierologici

0
601

E’ scattata la fase 2 di contrasto al Covid – 19. Parola d’ordine: ridurre al massimo le ospedalizzazioni, per tentare da un lato di limitare la mortalità e, al contempo, di ridare respiro a strutture ospedaliere al collasso. Come? Andando a cercare direttamente al domicilio le persone che presentano sintomi lievi per “aggredire” così la patologia nelle fasi iniziali e scongiurare le complicazioni più severe attraverso il lavoro delle Usca. Unità Speciali di Continuità Assistenziale, già operative anche a Carpi, dedicate proprio all’assistenza domiciliare di pazienti con sintomi sospetti o accertati positivi. Nella cosiddetta fase 2 rientra anche lo screening su tutto il personale della sanità pubblica e privata convenzionata e dei servizi socioassistenziali della nostra regione. Una campagna a tappeto che ha preso il via anche presso l’Azienda Usl di Modena a partire dal 2 aprile.
“Sino a questo momento – spiega Silvana Borsari, direttrice sanitaria dell’azienda Usl di Modena – la Sorveglianza sanitaria aziendale si era preoccupata di far eseguire il tampone naso faringeo solo sugli operatori sintomatici (circa 500 quelli fatti sinora), di valutarne la situazione clinica e provvedere al loro isolamento domiciliare oltre, naturalmente, a individuare i loro contatti stretti. Ora invece, su indicazione della Regione Emilia Romagna, la nostra azione cambia e dunque abbiamo iniziato a testare i nostri dipendenti asintomatici, partendo da quelli che lavorano a più stretto contatto col virus, dunque coloro che operano nei reparti con covid positivi, dalle Rianimazioni ai Pronto soccorso, dai professionisti del 118 a quelli delle case residenza anziani con all’interno ospiti malati. In un sol giorno abbiamo fatto 110 prelievi di sangue sui nostri professionisti e 70 su quelli delle case protette”.
Il cronoprogramma prevede che in 14 giorni tutti vengano sottoposti a screening, dopodiché, prosegue la dottoressa Borsari, “coloro che risultano negativi verranno monitorati ogni due settimane, mentre ai positivi sarà fatto il tampone per capire se il virus è ancora presente e isolarli così prontamente affinchè non abbiano la possibilità di contagiare nessuno”.
I test sierologici sono fondamentali “per individuare i professionisti portatori sani, ovvero coloro in cui il covid è attivo ma non manifestano sintomi della malattia. Queste nuove tecnologie sono molto importanti perché ci consentono non solo di rilevare la presenza del virus ma anche di identificare coloro che hanno già sviluppato gli anticorpi e dunque possono riprendere il loro lavoro in sicurezza”, conclude la direttrice sanitaria dell’azienda Usl di Modena.
Certo è che possono essere necessari diversi giorni o settimane dall’inizio dell’infezione prima che il paziente produca gli anticorpi contro la malattia. Ed è proprio a causa di tale ritardo che un test sierologico non è sempre utile per trovare un’infezione attiva nel momento in cui viene effettuato (ecco perché la Regione ha insistito affinchè gli operatori negativi lo ripetano ogni 15 giorni). Rappresenta però uno strumento efficace per identificare i casi passati del virus e dunque quale percentuale della popolazione è stata esposta al Covid-19.
“Molti – ha più volte dichiarato il commissario ad acta per l’Emergenza Coronavirus, Sergio Venturi – hanno passato la malattia senza sintomi o con sintomi lievi. Stiamo dunque lavorando per mettere in campo tra qualche settimana un’indagine sierologica sulla popolazione per effettuare un campionamento e capire quante persone hanno avuto o contrarranno questa patologia. Saperlo è fondamentale poiché queste persone, che hanno già sviluppato anticorpi, sono invulnerabili e non solo contribuiranno all’immunità di gregge ma saranno i primi a poter potranno tornare al lavoro in sicurezza, minimizzando i rischi di espandere il contagio del virus”.
Jessica Bianchi