Denunciare è indispensabile, ma dopo? “Non lasciamole sole”

Un luogo confortevole, sicuro, separato e protetto dove donne e bambini possano denunciare le violenze subite in un clima accogliente e riservato. E’ questo lo spirito della nuova Sala Audizioni Protette creata all’interno del Commissariato di Polizia di Stato di Carpi.

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Da sinistra Alberto Bellelli, Maurizio Agricola, Paola Convertino, Don Erio Castellucci e Maria Patrizia Paba
Sala Audizioni Protette

Un luogo confortevole, sicuro, separato e protetto dove donne e bambini possano denunciare le violenze subite in un clima accogliente e riservato. E’ questo lo spirito della nuova Sala Audizioni Protette creata all’interno del Commissariato di Polizia di Stato di Carpi, dopo quella allestita lo scorso anno presso la caserma dei Carabinieri di via Sigonio, grazie a un contributo del Comune e inaugurata lunedì 25 novembre in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Una “violazione dei diritti umani”, così il questore di Modena, Maurizio Agricola, ha definito la violenza di genere, crimine subdolo che deve indurre “le istituzioni a creare un vero e proprio cordone di protezione intorno a chi la subisce”. La stanza rosa “taglia i tempi, evitando alle donne di sostare in sala d’attesa” e, ancora, conclude il questore, “rappresenta una oasi per recuperare pace, speranza e riprendere in mano le redini della propria vita. Questo è un nuovo e ulteriore tassello nel cammino della legalità”.
“Abbiamo costruito intese, protocolli… ma se le vittime non denunciano allora la partita non si gioca e non saremo in grado – aggiunge il sindaco Alberto Bellelli – di mettere in campo i vari percorsi di tutela previsti. Ecco perché la creazione di questa stanza è così importante: anello imprescindibile di quella filiera solidale e istituzionale necessaria per non far sentire sole le donne che subiscono maltrattamenti e i loro figli”. Una rete, quella di sostegno alle vittime di violenza che, prosegue il primo cittadino, “oltre a un appartamento protetto per l’allontanamento immediato dall’uomo abusante, deve prevedere anche uno step successivo, oltre la mera emergenza, ovvero la costruzione di progetti tesi a favorire percorsi di autonomia. Un tema questo su cui stiamo lavorando insieme al mondo del privato-sociale e dell’associazionismo”. Denunciare è indispensabile, ma dopo? “Se una donna non è autonoma – sottolinea il prefetto di Modena, Maria Patrizia Paba – cosa farà dopo aver trovato il coraggio di denunciare? Su questo dobbiamo interrogarci e, insieme, rafforzare i percorsi di protezione i quali non possono riguardare soltanto la tutela temporanea. Il rischio infatti sarebbe quello di abbandonare le donne a metà del guado. Al contrario il nostro dovere è quello di non lasciarle sole”, di aiutarle ad andare oltre. Verso l’autonomia, perché un’altra vita, senza violenza, è possibile.
Jessica Bianchi