Una nuova casa per la Psichiatria di Carpi

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Ha rischiato grosso ma, alla fine, la Psichiatria di Carpi non solo è salva ma è diventata un modello da esportare e imitare.
Oggi, 10 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, la palazzina adiacente all’Ospedale Ramazzini che ospita, a piano terra, il Servizio psichiatrico di Diagnosi e Cura (Spdc) e la Residenza di Trattamento intensivo (Rti), è stata finalmente restituita alla città. Al termine dei lavori, costati 1 milione e 200mila euro, la psichiatria di casa nostra ha una nuova casa, innovativa, sicura, più ampia e antisismica e tra un paio di settimane le persone assistite, al momento ricoverate all’interno dell’Ospedale, potranno entrarvi.
Quella carpigiana è la prima sede pubblica in provincia a integrare la gestione della fase acuta con i servizi residenziali e riabilitativi: “un approccio innovativo che speriamo diventi un apripista in Regione e non solo. Siamo convinti – ha sottolineato il dottor Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche – che l’intervento riabilitativo inizi sin dal primo contatto col paziente.  La presenza nella stessa struttura di queste due funzioni afferma poi un altro principio per noi fondamentale: sono i servizi che devono adattarsi alle diverse fasi delle sofferenze dei nostri pazienti e non il contrario. E’ questa la psichiatria del nuovo millennio”. All’interno di un servizio in cui da anni non si pratica più la contenzione meccanica, “la volontà di creare una continuità tra acuto e post acuto nello stesso luogo  (3 i posti letto in regime di Spdc e 7 di Rti) – ha aggiunto il dottor Giuseppe Tibaldi, direttore della Struttura Complessa di Salute Mentale dell’Area Nord – nasce dall’esigenza di essere maggiormente flessibili e personalizzare così il percorso di assistenza di ciascuno”.
Un risultato definito dall’assessore alle Politiche sociali Tamara Calzolari, “un bel passo avanti nella presa in carico di persone sofferenti” e che piace anche a Giorgio Cova, presidente di Al di là del Muro, associazione che si è battuta strenuamente – insieme al Comune – per salvaguardare il Servizio psichiatrico di Diagnosi e Cura a Carpi e che per anni ha rivendicato a gran voce la necessità di una residenza capace di fare da ponte tra l’ospedale e il domicilio. “In passato – ha ricordato Cova – abbiamo discusso animatamente con l’azienda sanitaria per tenere in piedi tutti i servizi offerti in questa palazzina ma oggi il risultato raggiunto è davvero ammirevole. Ora è fondamentale continuare a lavorare insieme e a tirare nella stessa direzione per il bene di tutte le persone con disturbi di natura mentale”.
Non è un caso se l’esperienza della psichiatria modenese – ha concluso il direttore generale dell’Azienda Usl di Modena Antonio Brambilla – è stata presentata nei giorni scorsi a Bruxelles come modello a cui ispirarsi. L’organizzazione di un servizio strutturato sui bisogni del paziente è una modalità che credo dovrebbe moltiplicarsi. Qui, a Carpi, l’integrazione tra territorio e ospedale è una realtà concreta che ha portato e porterà ottimi risultati”. Una sinergia, quella tra professionisti e tessuto associativo locale, che rappresenta una forza da custodire e incentivare. Per il bene – e la salute – di tutti.
Jessica Bianchi