Nativi automobilistici e primitivi digitali

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Uno dei ricordi di infanzia che ancora sopravvivono ai miei anni è quello di essermi sognato alla guida di un’automobile; lo stesso sogno nel corso del tempo l’ho sentito raccontato da altri bambini e non solo: credo che tanti ‘nativi automobilistici’ abbiano fatto esperienza di fantasie, più o meno oniriche, riguardanti il potente strumento magico dei grandi. Se radio e Tv erano appannaggio di tutti, dal nonno in giù, l’auto restava ancora riservata alla sfera degli adulti, quelli abbastanza cresciuti per arrivare ai pedali e manovrare con sicurezza il largo volante. Questi ricordi mi sono tornati in mente quando ho iniziato a sentire il termine ‘nativi digitali’ per indicare coloro che sono nati nell’epoca in cui le tecnologie digitali sono diffuse in modo pervasivo. E’ così che ho cominciato a sentirmi un ‘nativo automobilistico’, uno dei nati nell’epoca in cui le 4 ruote semoventi la facevano da padrone. Ma ciò non toglie il fatto che prima di poter mettere mani sul volante, piedi sui pedali e dare gas, ho dovuto aspettare fino alla maggiore età. Ogni tecnologia è uno strumento culturale e ogni invenzione ad alto contenuto di intelligenza richiede un adeguato alfabeto per un utilizzo consapevole e responsabile. E questo vale per un manufatto come l’auto, così come per tutti quei device digitali (smartphone, tablet e computer, in successione ahimè non casuale) di cui non possiamo fare a meno, e lo stesso si potrebbe ancora dire per il libro, il goniometro o la lavastoviglie. Facendo bene attenzione però a mantenere le corrette proporzioni in base ai diversi livelli di rischio: usare il prodotto o il programma sbagliato per i piatti può risultare frustrante, confondere freno e frizione può avere esiti fatali. Pur se pochi l’hanno presente, la cultura (mai con la maiuscola e meglio ancora se al plurale) è la principale materia di insegnamento; e l’unico vero compito di ogni istituzione scolastica è quello di facilitare l’incontro tra il passato della cultura condivisa e il futuro che la ridefinirà collettivamente. Anche per questo in aule e laboratori scolastici la tecnologia digitale non manca: computer più o meno portatili, lavagne multimediali e interattive – le cosiddette smartboard -, document camera, tablet… ormai sono presenti in misura diversa e spesso in ogni classe. Se un tempo ‘leggere, scrivere e far di conto’ erano la dotazione minima richiesta per poter entrare nel consesso degli adulti, ora la dotazione è stata arricchita, ampliata a diversificata. Ma così come un tempo non si pretendevano endecasillabi a 9 anni, e così come ci avrebbe terrorizzato vedere un decenne sfrecciare su una spider, altrettanto dovremmo provare allarme nell’apprendere notizia di bambini e bambine presenti su piattaforme telematiche anonime e riservate a utenti con età maggiori (se Facebook vi potrebbe sembrare accettabile, allora non avete ancora sentito parlare di Tik Tok che, per inciso, in questi giorni è finalmente oggetto di serie restrizioni in tutto il mondo). Bene. Poichè questa rubrica è destinata agli adulti, il thriller serviva per arrivare al dunque: occorre limitare fortemente – almeno fino ai sette/otto/nove anni – l’esposizione quotidiana a schermi interattivi e contenuti digitali; occorre rinviare il più a lungo possibile il possesso e l’utilizzo autonomo del telefonino da parte di bambini e preadolescenti (alcuni sostengono non prima dei tredici anni); occorre dotare le giovani generazioni innanzitutto degli strumenti cognitivi e culturali necessari per usare consapevolmente, responsabilmente e proficuamente le tecnologie informatiche, telematiche e digitali (sviluppo del pensiero computazionale, digital media literacy, rudimenti ed esperienze di coding), occorre dare il buon esempio come adulti. Infine i consigli per i grandi: se non volete rimanere dei primitivi digitali accompagnate i vostri bambini a un coderdojo, uno smartlab, o un fablab; usate con loro Scratch del MIT su computer, sperimentate assieme attività STEAM … loro un po’ vi insegneranno e un po’ impareranno assieme a voi.

Aldo Arbore

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