Quando il culto del corpo diventa un’ ossessione 

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Totalizzante. Ossessivo. Un pensiero che non se ne va. Una vita spesa in funzione dell’ago della bilancia. Quando l’ideale di magrezza, il controllo del peso e della propria forma corporea diventano pressanti, tanto da soffocare passioni, interessi e relazioni, allora il

rischio di scivolare nella trappola dei disturbi alimentari si fa via via sempre più concreto. Quanto più la civiltà prospera, tanto più la magrezza diventa sinonimo di bellezza. I disturbi del comportamento alimentare sono diventati frequenti. Familiari quasi. Eppure si

rimane inermi, scioccati, di fronte a un male di vivere tanto potente che porta chi ne é affetto a camminare a braccetto con la morte. Tali patologie dilagano intorno a noi, avvisaglie del disagio profondo di una generazione resa fragile da una società che discrimina tra corpi di serie A e B, proclamando il culto della perfezione delle forme a tutti i costi e la mitizzazione di esili influencer che spopolano in rete e sui social network.

In Provincia di Modena si stima vi siano 3.500 i pazienti affetti da disturbi alimentari, per il 90% donne, con un’incidenza di 300 nuovi casi ogni anno. “Secondomgli studi epidemiologici 1 donna su 100 soffre nel corso della propria vita di anoressia nervosa, dato che sale leggermente per quanto riguarda la bulimia. Parliamo di numeri certamente rilevanti e nella nostra Provincia – spiega Claudio Annovi, responsabile del programma sui Disturbi del Comportamento Alimentare dell’Ausl di Modena – nel corso del 2017 (ultimi dati disponibili) abbiamo preso in carico 345 persone, di cui 307 femmine e 38 maschi (il 54% con diagnosi di anoressia). Pazienti che arrivano a noi con un livello del disturbo dal moderato al grave, all’estremo, inseriti all’interno di uno specifico protocollo, ovvero un percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale ad hoc”. L’età in cui si manifestano con maggiore frequenza tali disturbi “è quella dell’adolescenza (tra i 12 e i 25 anni) ma l’età di esordio si è abbassata e non è raro trovare forme di disturbi del comportamento alimentare anche tra bambini e preadolescenti (9, 10 anni)”, prosegue Annovi.

“Tali disturbi, lo ribadisco, colpiscono perlopiù una popolazione molto giovane o giovanissima e sin dal loro esordio mettono in profonda difficoltà non solo le persone che ne soffrono ma tutto il contesto famigliare. Il momento del pasto, infatti, rappresenta lo spazio in cui la famiglia si riunisce, si ritrova, condivide. Se tale momento diventa critico, fatto di silenzi, di vuoti, di pianti e di con itti, l’impatto per la famiglia è devastante”.

“Anoressia, bulimia e sindrome da alimentazione incontrollata sono disturbi complessi della mente e del corpo accomunati dal pensiero ossessivo del cibo, dalla paura morbosa di diventare sovrappeso, unitamente a una percezione deformante del proprio corpo e a una bassa stima di sè”, spiega il dottor Dante Zini, direttore dell’Unità operativa di Medicina Interna Indirizzo Obesità e Disturbi del Comportamento Alimentare dell’Ospedale di Baggiovara. “Nella mente di una donna anoressica vi è spazio solo per l’ossessione del cibo. Uno stato mentale che la fa sentire oppressa, soffocata, sottraendo tempo ed energie alle altre cose che le stanno a cuore. Uno stato tormentoso e disturbante che la induce ad assumere comportamenti disfunzionali: mangia sempre meno per dimagrire, alle volte perde il controllo e si abbuffa, per poi sentirsi in colpa e ricorrere al vomito indotto. L’ossessione per il cibo è un dvd che gira sempre in testa. Un circolo vizioso che auto alimenta la malattia”.

I disturbi del comportamento alimentare, se cronicizzati, possono provocare importanti complicanze fisiche e psicologiche: “debolezza, problemi cardiovascolari, gastrointestinali, endocrini, scheletrici, amenorrea… e, nei casi più gravi, condurre sino alla morte. Tali disturbi compromettono l’umore, la capacità di concentrazione e inducono chi ne è a etto a isolarsi, a trascurare interessi e relazioni interpersonali”, prosegue Zini.

Le cause di tali disturbi non sono ben definite e certamente non univoche: “parlerei di cause multifattoriali – sottolinea Annovi – capaci di determinare il passaggio da uno stato di inquietudine a un disturbo. Una porta d’accesso potrebbe essere, ad esempio, il gettarsi a capofitto in diete improvvisate alla ricerca di un rapido cambiamento della propria immagine corporea. Regimi alimentari drastici che possono fungere da detonatore, facendo precipitare la persona in una situazione di grande difficoltà. Ricordiamo che tali disturbi si sviluppano nelle società occidentali dove il tema dell’alimentazione viene affrontato, anche sul piano culturale, con messaggi ridondanti in cui il richiamo al mito della magrezza è centrale. Gli slogan della pubblicità e i modelli presentati come vincenti dai social creano un fenomeno collettivo di dissonanza cognitiva che genera in molte adolescenti qualche problema: tra loro, alcune rimangono uncinate da un disturbo del comportamento alimentare. Patologie che richiedono percorsi e livelli di cura complessi e articolati e che coinvolgono un team multidisciplinare di professionisti”. Cause che, certamente, si associano a una fragilità psicologica. “Fratture sul versante della percezione del proprio corpo, ovvero quando l’immagine riflessa non corrisponde al dato di realtà, insicurezza e ricerca ossessiva della perfezione sono fattori di rischio, così come l’intolleranza alle emozioni e le di coltà relazionali e fami- gliari”, spiega il dottor Claudio Annovi. A Modena il sistema sanitario nazionale assicura cure articolate in diversi livelli: “il primo è quello dei medici di famiglia e dei pediatri che hanno la responsabilità di individuare i primi segni e valutare i rischi; il secondo

è quello ambulatoriale nelle tre aree della provincia (a Mirandola, Sassuolo e Modena dove operano tre equipe composte da diversi professionisti per assicurare percorsi completi dal punto di vista diagnostico e trattamentale); il terzo livello per i pazienti più gravi è quello ospedaliero presso l’Ospedale di Baggiovara dove è possibile ricevere assistenza in Day Hospital o in degenza ordinaria qualora si ravveda il bisogno di un ricovero previo coinvolgimento dei centri specialistici territoriali del programma diagnostico, terapeutico e assistenziale. Abbiamo anche attivato un percorso di convenzione con Villa Rosa e con una struttura socio riabilitativa dedicata, a Parma, qualora sia necessario allontanare il paziente dal contesto di vita dopo una fase di intervento intensivo ospedaliero”, conclude Annovi.

 

Jessica Bianchi 

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