Ritratto (distorto) di famiglia

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Il papà lavora. Giusto. Quando non lavora, si rilassa leggendo. La mamma, invece, cucina (benissimo, naturalmente) e stira. Ritratto di famiglia in un interno. Esiste qualcosa di più scontato, di più smaccatamente naturale? Poco importa se il libro di scuola su cui mamma e papà si dividono i compiti del maschio e della femmina sia di quest’anno o di quello precedente: esempi di questo tipo si potevano trovare, tra le pagine, già decenni fa. Se poi dai testi scolastici si passa alle case, il risultato non cambia di molto: a testimoniarlo è il Global Gender Gap Report del 2018, che colloca l’Italia tra gli ultimi posti nella classifica europea per quanto concerne la disparità di genere. Peggio di noi solo Grecia, Malta e Cipro. Sopra, Paesi come Nicaragua, Namibia, Costa Rica e Onduras. Per non parlare di Islanda, Svezia o Germania: un altro pianeta. Ma cosa volete ci sia di male se mamma cucina e papà lavora? Lei giura di essere contenta di farlo, lui, moderno e progressista, si offre, quando capita, di dare una mano: appena finito di leggere il giornale. Il dubbio è che se stereotipi come questo – che a molti potranno apparire a prima vista innocui, frutto del caso, con le lamentele originate dal solito filisteismo tipico del politicamente corretto – iniziano a presentarsi a bambini e bambine sin dai banchi di scuola, non dovrebbe destare meraviglia se, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, quei giovani alunni correranno il rischio di crescere come uomini e donne che vedono in una disparità prettamente culturale un dato esclusivamente naturale. Perché nel mondo irriflesso e automatico di questo compito di scuola gli uomini sono ingegneri, poliziotti, scrittori, atleti, agenti di borsa, medici. Sono simpatici. Sono fuori tutto il giorno. E leggono. Mentre le donne sono gentili, educate, carine, alla moda. E stirano. Educandosi, sin da bambine, a conoscere istintivamente quale dovrebbe essere il loro posto nel mondo: accanto al proprio uomo. Solo, appena un passo indietro.
Chiariamo: non c’è nulla di male nel fatto che la mamma, la moglie, la sorella o la zia stirino. Strano è, semmai, il fatto di dare per scontato che siano loro a doverlo fare. Perché forse anche a mamma piacerebbe leggere, o avere più tempo per farlo. O anche, perché no, guadagnare, a parità di mansione, lo stesso stipendio dei colleghi maschi. O poter coltivare legittime ambizioni professionali senza essere etichettata come iena, anche alla luce del fatto che, quando ad adottare il medesimo comportamento è un uomo, in genere lo si apprezza per la determinazione e il desiderio di successo che lo animano. O, ancora, poter uscire con le amiche senza essere accusata – o, quel che è peggio: autoaccusarsi – di trascurare la famiglia. Una società, e il ruolo che gli uomini e le donne rivestono in essa, è un sistema complesso e interconnesso, in cui tutto si tiene, e dove gli esempi e gli stereotipi acquisiti sui banchi di scuola non sono che una tessera del mosaico, certo la meno drammatica, insieme a tante altre, come le mille strategie che una donna è costretta a mettere in atto per sentirsi sicura quando viaggia da sola, o per non subire molestie sul lavoro senza sembrare scortese o bacchettona.
Non è, questa, solo una questione tra donne e ferri da stiro: il giorno che mamma potrà leggere e papà, magari, stirare, sarà un bel giorno anche per lui. Quanti uomini, infatti, sono intrappolati in un ruolo di maschio alfa e capo famiglia che non è altro, in fondo, che una prigione? E poi chi l’ha detto che la famiglia stia meglio con un capo? Certo, i tempi stanno cambiando, ma la strada da fare è ancora lunga, i passi indietro sempre possibili. Occorre un esercizio quotidiano di liberazione dagli stereotipi femminili. Ma anche da quelli maschili. Occorrono, da parte degli uomini, empatia, coraggio, capacità di mettersi in discussione. E anche, va detto, disponibilità a rinunciare a qualche presunto privilegio.
Perché questo cammino non è solo affare di donne, ma di uomini, anche. Non saremmo tutti più felici, in fondo, se mamma e papà leggessero insieme?
Marcello Marchesini

 

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