La poesia apre varchi e dà speranza

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Docente di lingua e letteratura italiana all’Istituto Meucci di Carpi, Lucia Freda coltiva anche una grande, antica passione per la poesia. Amore che l’ha portata, sabato scorso, a presentare la sua prima raccolta, dal titolo Araba Fenice – sentieri dell’anima, presso l’Auditorium della Biblioteca Loria, nel corso di un’iniziativa a cui hanno preso parte anche Luciano Prandini, presidente di Rossopietra, la casa editrice che ha dato alle stampe il testo, la scrittrice Ivana Sica, i lettori Alessandra Lusvardi e Devrim Kayadibi, Arianna Cicino al violino e il coordinamento di Alessia Petrucci. Una raccolta, Araba Fenice, dalla lunga genesi: “qualche anno fa – spiega Lucia Freda – avevo stampato lo stesso libro per regalarlo ad amici e parenti, poiché  non mi sentivo pronta a pubblicarlo, mi sembrava un atto narcisistico. Poi, lo scorso anno, ho conosciuto Luciano Prandini e ho pensato di sottoporgli il libro. Insieme lo abbiamo rivisto, correggendo alcuni passaggi, per renderlo più ritmico”. Sono tre le sezioni in cui è diviso il testo, rispettivamente Spazio, Tempo e Anima: “in quella dedicata allo Spazio, per esempio, ho voluto immortalare alcune località a me care e ho aperto, non a caso, con una poesia dedicata a Carpi. La sezione Tempo è nata invece per ricordare affetti profondi che ho perso. Anima, infine, vibra di presente e si alimenta di emozioni. L’ intreccio fra le tre sezioni evoca la vita che, talvolta, ti travolge e altre, di converso, ti abbandona”. E’ quella scritta pochi giorni dopo la morte della madre, la poesia a cui l’autrice è senz’altro più legata: “dopo la sua lettura, che ho affidato alla voce profonda di Devrim Kayadibi, mio ex studente, la platea dell’Auditorium si è commossa e molti presenti mi hanno confessato di essersi ritrovati in quelle parole. E’ il prodigio dei versi: se trasmette emozioni e tocca corde profonde, vuol dire che la poesia è ancora in grado di imporsi in questo mondo che sembra invece davvero impoetico”. Una raccolta che, già nel titolo, evoca rinascita, speranza di aprire un varco in un mondo così spesso crudele e avido di speranze, capace di fagocitare ogni cosa, compresa la stessa poesia. “I versi esigono il silenzio, la pausa, la cortesia e il rispetto, mentre il nostro tempo viaggia sui binari dei toni urlati e della fretta. Oggi la poesia è poco amata, come l’arte in genere, perché l’orientamento culturale è superficiale e scadente. Si inseguono le mode e si preferisce la lettura veloce e di facile consumo. Manca una vera e propria educazione alla lettura e la scuola si industria come può e con strumenti sempre più distanti dalle nuove generazioni. La mia Araba Fenice ha costruito un piccolo sentiero, ma la strada maestra può essere raggiunta, a mio avviso, soltanto attraverso cultura ed educazione”.  
Marcello Marchesini

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