Giù le mani dalla Neurologia di Carpi

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Nessuno tocchi la Stroke Unit dell’Ospedale Ramazzini: è questo l’appello lanciato dall’associazione ALICe Carpi.
L’ictus – ha spiegato l’ex primario del Reparto di Neurologia del nosocomio cittadino, nonché presidente onorario di Alice, dottor Gabriele Greco – è tuttora una malattia sociale dall’impatto devastante, con numeri che fanno tremare le vene ai polsi. Anche se nel mondo occidentale si registra un leggero calo dell’incidenza, infatti, imputabile agli effetti delle massicce misure di prevenzione messe in campo da associazioni come le nostre e dalle aziende sanitarie, la prevalenza, ovvero il numero di persone che convivono con le conseguenze legate a un ictus, è in costante e deciso aumento”.
Per combattere le conseguenze dell’ictus cerebrale è dimostrato che un corretto stile di vita può davvero fare la differenza.
“Basti pensare – prosegue il dottor Greco – che secondo l’Istituto superiore di sanità la metà degli eventi cerebrovascolari e cardio vascolari, ovvero ictus e infarti, potrebbe essere prevenuta soltanto apportando una correzione allo stile di vita.
Fattori di rischio che vanno dal fumo all’ipertensione, dalla fibrillazione atriale al diabete, dalla vita sedentaria e al sovrappeso a un’alimentazione scorretta”.
Ma è sul tema della cura che, il presidente di Alice Maurizio Calestrini affonda il colpo: “si sono create delle situazioni che ci preoccupano all’interno dell’ospedale. Il Reparto di Neurologia è stato trascurato negli ultimi tempi e questo non è accettabile. Stiamo monitorando la cosa perché la nostra mission è quella di vigilare affinchè ai pazienti affetti da ictus vengano garantire le cure migliori”.
Sono infatti due le terapie rivelatesi maggiormente efficaci nella cura in fase acuta: trombolisi e Stroke Unit. Della prima, a Carpi, siamo orfani dal 2012 (interrotta definitivamente col sisma) mentre la seconda è interessata da un progressivo e preoccupante depotenziamento.
“E’  tassativo che la trombolisi, terapia tempo dipendente, venga aumentata e resa sempre più capillare sul territorio e che la Stroke Unit (unità dedicata all’ictus con medici e infermieri esperti che collaborano in un proficuo gioco di squadra con altri specialisti e che garantisce una riduzione di oltre il 10% della mortalità), in particolare quella di Carpi, venga fortificata e resa più efficiente con un adeguato e congruo numero di personale. Al Ramazzini – sottolinea il dottor Gabriele Greco – la Stroke Unit rappresenta un punto di forza ed è importante che continui la sua attività. 1 paziente curato in Stroke Unit ha 10 probabilità su 100 in più di sopravvivere e con minori disabilità residue. Noi di Alice faremo di tutto affinché venga salvaguardata e non intaccata da riorganizzazioni del sistema sanitario provinciale”.
Un appello che non piacerà a un’azienda sanitaria che sta dimostrando di non avere alcuna considerazione per la Neurologia carpigiana nella quale ogni anno, è bene ribadirlo, vengono ricoverate circa 280 persone con ictus. Pazienti che prima vengono centralizzati a Baggiovara per poi fare ritorno, nella fase di stabilizzazione, al Ramazzini. Dal pensionamento del dottor Gabriele Greco, infatti, il primariato è vacante e la direzione del reparto è affidata al facente funzioni dottor Mario Santangelo. Un vuoto che la dice lunga circa la volontà – probabile – dell’Ausl di Modena, di snaturare questo fiore all’occhiello del nostro ospedale. Una mera assistenza per intensità di cura, infatti, denaturerebbe del tutto la mission della Stroke e sarebbe uno schiaffo all’assistenza dedicata di quei circa 300 pazienti colpiti da ictus cerebrale ischemico o emorragico che ogni anno vi vengono ricoverati, alle loro famiglie, e a una delle patologie che costituisce la terza causa di morte, la prima di invalidità permanente e la seconda di demenza nel nostro Paese.
Jessica Bianchi

 

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