“La Russia mi ha conquistata”

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Sullo scacchiere della geopolitica internazionale, su Stati Uniti e Russia pare stiano tornando a spirare venti gelidi che parevano archiviati con il crollo, assieme al Muro di Berlino, dell’impero sovietico. A proseguire sono invece le relazioni culturali tra Occidente e Russia, anche grazie alle giovani generazioni, come testimonia la ventiquattrenne Sara Muzzioli: la carpigiana ha trascorso un mese a San Pietroburgo. Oltre alle lingue e alle letterature straniere, che studia all’ateneo Bolognese, dove frequenta il secondo anno del corso di Laurea magistrale in Letterature moderne, comparate e postcoloniali, Sara adora la storia, il cinema, il teatro e l’arte, insieme alla corsa, alle lunghe camminate, alla buona tavola e ai gatti.
A San Pietroburgo ha frequentato un corso di lingua russa e ne ha approfittato per iniziare a conoscere un Paese che l’ha da sempre affascinata, ma che non aveva mai avuto la possibilità di visitare. L’amore per le lingue è sbocciato, in realtà, sin dalla tenera età: “già dalle scuole elementari sapevo di volermi laureare in lingue. Oltre al russo, all’università ho iniziato a studiare lo spagnolo. Per il futuro, mi piacerebbe lavorare in un istituto culturale o museale, o in aeroporto”.
Oltre a San Pietroburgo, Sara ha avuto la possibilità di visitare Mosca, alloggiata presso una famiglia russa, gentilmente invitata da un’amica moscovita conosciuta a Bologna. Nemmeno a dirlo, il fascino della Russia l’ha stregata: “avevo molte aspettative su San Pietroburgo, la più ‘europea’ tra le città russe nonché  la capitale culturale di questa sterminata nazione. La letteratura russa mi ha aiutata a coltivarne un’immagine ambivalente, fatta di guglie dorate, del corso regale della Nevà, del granito delle sue sponde, del ricamo metallico delle cancellate che si incontra nelle pagine di Puškin, ma anche di zone più umili, come il quartiere della Sennaja, dove un tempo gravitava la Pietroburgo descritta da Dostoevskij, ora riqualificata. Devo dire che queste aspettative sono state ampiamente ripagate, la città mi ha profondamente colpita.  Ho cercato di viverla il più possibile, con lunghe passeggiate solitarie e, soprattutto, visitando i suoi palazzi e musei. Sapevo della grandezza dell’Ermitage, ma sono rimasta stupita nell’apprendere che se si rimanesse davanti a ogni opera cinque minuti occorrerebbero cinque anni interi per visitarlo tutto! Quel che più mi è piaciuto è sicuramente il Monastero Aleksandr Nevskij, un luogo surreale, sospeso, dal fascino unico, mentre non sono riuscita ad apprezzare appieno la prospettiva Nevskij, il corso principale, troppo caotico. Devo anche ammettere di essermi innamorata di Mosca, che non credevo fosse tanto bella”. Come ogni emiliana che si rispetti, dal suo viaggio Sara ha riportato, oltre agli occhi e al cuore colmi di immagini e bellezza, anche la grečka, il grano saraceno con cui si prepara la kaša, tipica pietanza russa. Ma dei russi, Sara ha anche constatato l’amore e l’orgoglio per il proprio Paese, che non impedisce loro tuttavia di guardare al nostro con ammirazione. “I russi sono innamorati dell’Italia. Di solito, dato il colore dei miei capelli e la mia carnagione, venivo scambiata per russa, ma non appena capivano che ero italiana mi chiedevano informazioni sul nostro Paese e mi riempivano di complimenti. Sulle presunte tensioni internazionali, non ho mai avvertito nulla di particolare, ho girato quasi sempre da sola e senza mai vivere un momento di disagio o scarsa tranquillità”. Tornata da poco, Sara ha già voglia di ripartire e non dovrà, per sua fortuna, attendere molto: “a febbraio andrò in  Kazan’, perché ho aderito a un progetto di scambio dell’Università di Bologna e rimarrò all’estero per cinque mesi. Continuerò a studiare il russo e conoscerò una città particolare, dove coesistono pacificamente diverse religioni e culture, essendo Kazan’ una città di origine tatara e la regione del Tatarstan a maggioranza musulmana. In generale mi sono innamorata della cultura russa, così ricca, profonda e ancestrale”. Insomma, se alle rivalità tra potenze i giovani come Sara sapranno contrapporre la curiosità e l’amore per l’incontro tra culture, forse questo mondo avrà più di qualche speranza.
Marcello Marchesini

 

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