La meningite fa paura ma Zika di più

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Lo spettro della meningite è tornato a far paura. Il decesso a Vienna, per meningite meningococcica, di una giovane originaria di Roma, durante il suo viaggio di rientro da Cracovia, dove aveva partecipato alla Giornata mondiale della gioventù, ha scatenato scene di vera e propria isteria diffusa. Anche il cluster scoppiato in Toscana, in particolare nella Valle dell’Arno – nella zona tra Firenze, Prato, Pistoia e l’Empolese – desta da tempo timori nella popolazione, ricorsa a una massiccia campagna vaccinale.  La situazione è davvero allarmante? A cosa è imputabile tale focolaio? Rappresenta forse un’anomalia? I numeri parlano chiaro: nel 2005 in Toscana si erano registrati 36 casi di meningite (di cui 17 da meningococco C), a distanza di dieci anni, nel 2015, sono stati  38 (di cui 31 appartenenti al sierogruppo C), mentre quest’anno se ne contano sinora 25. Il numero di casi registrati negli ultimi dieci anni è pressoché costante anche se, come rileva il dottor Giovanni Casaletti, dirigente medico del Servizio Igiene Epidemiologia e Sanità Pubblica del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Azienda Usl di Modena, “a destare l’attenzione mediatica credo siano stati sostanzialmente due aspetti, il fatto che questi casi siano stati sostenuti prevalentemente dal ceppo C, particolarmente virulento, con numeri leggermente superiori rispetto alla serie storica e, in secondo luogo la decisione della Regione Toscana di condurre una campagna vaccinale massiva, provvedimento tanto oneroso quanto insolito”.
Esiste forse il rischio che il cluster della Toscana si allarghi anche alla nostra Regione?
“L’Emilia Romagna è molto attenta alla tutela della salute pubblica nella prevenzione delle malattie infettive e possiamo considerare che sinora i dati a disposizione della Regione e le relative valutazioni sanitarie e statistiche non hanno dato luogo a scelte analoghe a quelle della Regione Toscana”.
Cos’è la meningite?
“La meningite è una malattia che colpisce  le membrane che avvolgono e proteggono il cervello e il midollo spinale separandoli dalle strutture ossee che li circondano. I microorganismi che possono causare questa infezione sono molti, sia di tipo batterico che virale. Il tipo di meningite che ha colpito l’opinione pubblica in seguito alla morte della giovane di ritorno dalla Giornata mondiale della gioventù è stata provocata  dal meningococco: malattia grave e fortunatamente poco frequente e per la quale esiste un vaccino, attualmente utilizzato solo per alcune categorie specifiche di persone”.
Quali sono i sintomi della meningite batterica?
“La malattia esordisce con febbre alta, mal di testa intenso, vomito e, sintomo alquanto caratteristico, rigidità nucale (difficoltà e dolore alla flessione della testa sul tronco)”.
Come si trasmette la meningite meningococcica?
“La malattia si trasmette da persona a persona attraverso lo scambio di secrezioni respiratorie (saliva o muco). Il meningococco non vive più di pochi minuti al di fuori dell’organismo, per cui la malattia non si diffonde facilmente. Ecco perché le persone a rischio di contagio sono solitamente quelli che definiamo “contatti stretti”, cioè persone che hanno condiviso per un tempo prolungato lo stesso ambiente chiuso e a distanza molto ravvicinata, come  i famigliari, gli amici con cui si è condivisa la serata, compagni di viaggio… E’ questo il motivo per cui il Servizio di Igiene Pubblica, quando viene segnalata una meningite, provvede immediatamente a proporre la profilassi alle persone che sono state a contatto ravvicinato, per lungo tempo, col soggetto malato”.
Quali sono le misure di profilassi da adottare?
“Le misure di chemioprofilassi consistono nel somministrare tempestivamente antibiotici specifici nelle persone che sono state a stretto contatto dell’infetto nei 7/10 giorni precedenti il manifestarsi della malattia in modo da annullare il rischio di contrarla”.
Quali sono i fattori di rischio di tale tipo di meningite? Per chi è indicata la vaccinazione?
“Il rischio è perlopiù individuale nel senso che il meningococco (Neisseria meningitidis) non è un germe raro, bensì è un ospite frequente delle prime vie respiratorie. Ci sono persone che presentano tale batterio nella faringe pur non manifestando alcun sintomo mentre ve ne sono altre che, al contrario sviluppano la malattia vera e propria… Poi vi sono fattori di rischio non sempre ben individuabili nei singoli casi. Fattori predisponenti possono essere: asportazione della milza (splenectomia), immunodeficienza congenita o acquisita, talassemia, anemia falciforme e trapianto di midollo osseo. Per tutte le persone affette o interessate da tali problematiche il Servizio di Igiene Pubblica propone a seconda delle situazioni individuali, tra le vaccinazioni consigliabili, anche quella anti meningococcica.  Dalla Regione Emilia Romagna abbiamo poi avuto l’indicazione di fornire il vaccino – anche in questo caso gratuitamente – a quelle persone che devono recarsi per molto tempo (per lavoro o studio) in Toscana o che, viceversa pur essendo residenti in Toscana hanno in programma una lunga permanenza nella nostra regione.  Va detto che la vaccinazione non costituisce una prassi usuale: la protezione della popolazione passa attraverso la tutela dei più deboli da un lato e la presenza di una rete di attentissima sorveglianza che consiste nell’individuare immediatamente le persone malate per poter poi cercare i contatti stretti da sottoporre a profilassi antibiotica. Un sistema che si sta rivelando assai efficace se pensiamo, ad esempio, che nel 2016, in Provincia di Modena si è verificato un solo caso di meningite meningococcica”.
Quali le controindicazioni della vaccinazione?
“Le controindicazioni possono essere assolute, ovvero legate a pregresse ed eventuali reazioni allergiche ad alcuni componenti del vaccino (vengono verificate ponendo domande specifiche alla persona prima della somministrazione) oppure momentanee e riconducibili a stati di malessere. L’allattamento non costituisce una controindicazione mentre, in caso di gravidanza, si valuta caso per caso l’opportunità o meno di procedere”.
Qual è il periodo di incubazione della malattia?
“Generalmente pochi giorni, ma si propongono le misure di chemioprofilassi alle persone che hanno avuto contatti “stretti” nei dieci giorni precedenti il manifestarsi di disturbi nella persona malata”.
Come si cura?
“La meningite si tratta con una terapia antibiotica, generalmente presso centri in grado di fornire un’assistenza sanitaria e terapeutica particolarmente specializzate”.
In Italia nel quinquennio 2011 – 2015 si sono verificati ogni anno mediamente circa 160 casi di meningite meningococcica. Qual è l’incidenza in Provincia di Modena?
“Nel 2010 si sono registrati 2 casi, 3 nel 2011, 2 nel 2012, 2 nel 2013, 1 nel 2014 e 1 nel 2015. L’andamento è stabile e molto basso: l’evenienza di contrarre la malattia è davvero sporadica”.
Insomma lo Zika Virus dovrebbe spaventarci più della meningite?
“Sì lo Zika virus ci preoccupa di più poichè è legato a una serie di fattori sui quali non possiamo incidere: il primo è senza dubbio la globalizzazione e, di conseguenza, l’enorme numero di persone che si mette in viaggio e soggiorna in paesi dove il virus è particolarmente presente; ricordiamoci che l’infezione si trasmette con la puntura di una zanzara (Aedes Aegypti) molto diffusa in quei paesi oppure in occasione di rapporti sessuali con una persona infetta anche nel caso che non manifesti nessuna malattia.  Chiunque si debba recare in paesi dove il virus è endemico dovrebbe rivolgersi al Servizio di Igiene Pubblica e fare un colloquio con un operatore per imparare ad adottare misure alimentari e di comportamento in grado di proteggere la persona e per ricevere suggerimenti su come arginare il rischio di ammalarsi (dall’uso di repellenti a quello dei profilattici).
Jessica Bianchi

 

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