“L’Islam ha orrore dei terroristi”

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Dopo i tragici fatti di Nizza è diventato di stretta e drammatica attualità l’incontro che si è svolto sabato scorso presso l’ex Convento di San Rocco a Carpi con Chaimaa Fatihi, nell’ambito della rassegna Ne Vale la Pena. La giovane autrice ha presentato il suo libro Non ci avrete mai – Lettera aperta di una musulmana italiana ai terroristi scritto dopo l’attacco terroristico del novembre scorso a Parigi. Chaimaa, studentessa 23enne, originaria del Marocco con cittadinanza italiana, studia Giurisprudenza a Modena ed è diventata un simbolo di quei fedeli alle regole del Corano che gridano a viso aperto il disprezzo dei terroristi. Nella sua lettera aperta e nell’incontro a Carpi, Chaimaa Fatihi ha ribadito come “i terroristi, non ci avranno mai. L’Islam ha orrore di voi, rappresentate quello che esiste di peggiore nell’animo umano”. Chaimaa Fatihi, nonostante la sua fede, si sente italiana e mette al primo posto la nostra – e ora anche sua – Costituzione. “Ho giurato fedeltà a questo Paese, alla sua legge fondamentale. Ho promesso di rispettarne le  leggi. Trovo nella nostra Costituzione un equilibrio perfetto tra i diritti e i doveri del singolo e il rispetto dei diritti di tutti. Credo nel diritto di professare la mia religione perché questo è un pilastro della costituzione, è una legge dello Stato che chiedo che sia rispettata come tutti noi dobbiamo rispettare tutte le leggi. Non sono un’estremista. Cerco di adeguare i precetti religiosi alla realtà in cui vivo”. Chaimaa racconta che la lettera “è nata d’impulso dopo i fatti di Parigi. Immaginavo che sarebbe scattata una gogna mediatica sui musulmani, anche in Italia e volevo dire il mio pensiero; volevo che si sapesse che l’Islam è un’altra cosa. Una religione di pace e tolleranza. Dopo ogni attentato vedo che sono guardata con paura per come sono vestita e per quello che rappresento. E questo mi dispiace molto; è necessario che venga recuperata la capacità di comunicare tra le persone”. Per Chaimaa il sondaggio del New York Times secondo cui portare il velo è un simbolo di segregazione non corrisponde alla realtà, “perché io ho scelto di indossarlo, liberamente e senza costrizioni. Fa parte della mia fede.  In alcuni casi può essere un’imposizione, ma io insieme a tanti altri mi sto battendo molto”.

Pierluigi Senatore

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