Vedere voci continua a crescere

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Nato in punta di piedi, ma sarebbe il caso di dire in punta di dita, il progetto Vedere Voci, promosso dall’Istituto Figlie della Provvidenza di S. Croce di Carpi e curato dall’artista e arteterapeuta carpigiana Teresa Cardarelli, insieme a un’equipe di lavoro composta da educatrici e volontarie, è diventato grande. Partito come laboratorio sperimentale, ora, grazie all’impegno e al contributo di tanti, in particolare di Rotary, Lions Club A. Pio e Color Service, è cresciuto, diventando parte integrante dell’offerta formativa scolastica. Un traguardo che riempie Teresa di gioia poiché “consente ai bambini non udenti di scoprire qualcosa in più di sé. Di dare voce e corpo al proprio vissuto, alle proprie emozioni in un contesto ludico e colorato”. Quest’anno il progetto ha coinvolto 15 bambini, dai 5 ai 9 anni, di diverse etnie e con differenti livelli di sordità: “attraverso l’arte terapia e il teatro-fiaba – spiega Teresa – abbiamo lavorato insieme per cercare di valorizzare al meglio le potenzialità e i talenti che spesso rimangono inespressi anche a causa della loro sordità”. Vedere voci si inserisce all’interno di una scuola dalla forte connotazione oralista, arricchendo così la formazione degli alunni. “E’ importante che questi bambini diano voce e spazio al loro corpo, alla gestualità, anche attraverso l’impiego della lingua dei segni: una straordinaria danza di mani e volti. Un mezzo per comunicare anche le proprie emozioni e i propri stati d’animo. Ricordiamoci infatti che per i bimbi sordi le voci perlopiù si vedono. Attraverso il linguaggio del corpo, la mimica facciale, la labiolettura, l’alfabeto manuale e la LIS”. Quest’anno i bimbi hanno lavorato a partire da una straordinaria metafora della sordità: il mare. “Luogo nel quale tutti noi, mettendo la testa sott’acqua,  possiamo udire echi lontani, provando sensazioni ovattate”. E dal mare sono poi emerse creature straordinarie. Magiche. “Abbiamo chiesto ai bambini di scegliere un personaggio appartenente al mondo marino. Dapprima lo hanno disegnato, poi ne hanno descritto la vita: gli amici, i nemici, le paure, i cibi preferiti… E, in seguito, dopo aver realizzato le scenografie, lo hanno interpretato, giocando tra loro in modo spontaneo. Hanno messo così in scena il Teatro del mare, fatto di sirene, pesciolini rossi, tartarughe, squali… Attraverso l’uso di maschere e interpretando ruoli differenti, questi piccoli, solitamente inclini a uniformarsi, sono riusciti a esprimere se stessi come individui. Il teatro è uno strumento potente, Straordinario”, sorride l’artista. Compito degli adulti, quello di facilitare le relazioni, di valorizzare i bambini, di farli interagire insieme per perseguire un comune obiettivo. Ed è così che ha preso forma una vera e propria favola. Una storia colorata e avvincente che ha letteralmente incantato i piccoli protagonisti: di settimana in settimana hanno contribuito a scriverne ogni pagina, fermando sulla carta parole e disegni, dando libero sfogo alla fantasia. “Non si può vivere senza storie – racconta Teresa Cardarelli – e quindi noi ce ne siamo inventata una dal sapore del tutto speciale. Abbiamo creato personaggi, dalla Signora del mare da cui parte l’appello a tutte le creature a scrivere un nuovo libro di storie a Corallina capace di compiere grandi magie ma dalla breve durata, al Mago calamaro sempre scontento e immusonito, un vero guastafeste. I bambini hanno messo dapprima in scena l’esclusione, la separazione, la diffidenza… per approdare poi a una progressiva accoglienza. Anche la figura del mago, alterego di Arcobaleno, personaggio sempre solare e sorridente, ha permesso ai bambini di comprendere come ogni emozione, positiva o negativa che sia, debba essere semplicemente vissuta, praticata. Che ogni ostacolo può essere superato con coraggio e determinazione e che dolore, tristezza e solitudine fanno parte della vita quanto la gioia, l’amicizia e la speranza. Tutto passa”. Eccola qui la potenza terapeutica del teatro – fiaba: far toccare in chiave ludica ai bambini i propri vissuti; la paura, l’incertezza… e poi, andare oltre. Lasciandosi alle spalle le ombre per abbracciare il lato migliore di sé. Accogliendo se stessi e coloro che stanno intorno, tessendo relazioni significative. La fiaba di Vedere Voci è diventata ora anche un libro incantato: pieno di segni, colori, immagini… Pagine di bellezza e di speranza dove il lieto fine è ovviamene d’obbligo! E non solo: tutti i personaggi di trasformazione ideati dai bambini sono diventati dei bellissimi burattini realizzati con materiali di recupero! “Far gustare a questi bimbi la gioia e la bellezza della narrazione è stato uno degli obiettivi raggiunti che più mi hanno scaldato il cuore. Pochissimi bambini sordi conoscono le favole. Mancano le parole per farlo. In questo caso però – prosegue Teresa Cardarelli – i nostri piccoli hanno avuto la possibilità di creare la storia, di impersonarla, di abitarla entrandovi dentro e, nel momento in cui è stata restituita loro attraverso il racconto fatto con la Lingua dei segni, sono rimasti attenti, appassionati. Felici”. Il progetto, bellissimo, proseguirà anche il prossimo anno grazie al sostegno del Leo Club di Carpi: “abbiamo intenzione di crescere ancora – conclude soddisfatta Teresa Cardarelli – grazie alla collaborazione dell’educatrice carpigiana sorda Veronica Varricchio.  Sarà una spalla davvero preziosa! Inoltre vorrei poter inserire nel gruppo almeno un familiare dei bimbi per rendere madri, padri, fratelli e sorelle parte integrante del progetto affinché si sentano ancor più partecipi ed entusiasti”.

Jessica Bianchi

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