La Bibbia raccontata dai grandi cantautori

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La poesia di due grandi cantautori italiani sarà protagonista a Carpi: Fabrizio De André e Francesco Guccini scenderanno simbolicamente in piazza attraverso i testi del teologo, scrittore e giornalista Brunetto Salvarani. Giovedì 19 maggio, alle 18, all’interno del programma dei festeggiamenti del Patrono di Carpi, Salvarani presenterà La Bibbia di De André (edizione Claudiana) e Guccini in Classe (Emi). Una scelta solo apparentemente curiosa: “in realtà – sottolinea Salvarani – questi due libri parlano di Dio e delle Sacre scritture con un approccio insolito. Originale. La Bibbia è un testo fondante per la nostra cultura, “il grande codice dell’ospitalità” secondo il cardinal Martini. La drammatica ignoranza italica di questo testo ci rende duri, insensibili, poco accoglienti…”. Con La Bibbia di De André, l’autore ci conduce in un viaggio attraverso la musica e la poesia del grande cantautore genovese alla ricerca dei tanti riferimenti biblici disseminati nella sua opera. L’intento non è certo quello di inserire  De André in qualche particolare confessione religione: l’autore  ribadisce infatti la “posizione coerentemente agnostica” del  cantautore, ma piuttosto di sottolineare quanto il rapporto  di De André con la religione, con la Bibbia e, in particolare, con la figura di Gesù sia stato presente  (anche sotto forma di sferzante critica alla “religione costituita”) e fonte di feconda ispirazione per la  sua produzione. Brunetto Salvarani passa in rassegna una serie di canzoni e si sofferma poi, in particolare, sul disco La buona novella, uscito nel 1970, evidenziandone l’originalità e la profondità di ispirazione, i  collegamenti con i vangeli apocrifi,
la prevalente presenza delle figure femminili… “Per me Fabrizio è stato come un evangelista. Dopo il Concilio gli dicevo scherzando: “Tu sei tra i giovani teologi della Liberazione”. E lui se la rideva…”, amava raccontare don Andrea Gallo. Una posizione che condivide anche Salvarani: “per Faber, Gesù non era il figlio di Dio. Nulla in lui aveva un carattere divino. Gesù era però per il cantautore genovese, il più grande rivoluzionario della storia. Ne  La buona novella  emerge la grande umanità di Cristo. Un uomo capace di scardinare l’ordine costituito e di conquistare anche agnostici e atei. Un disco capace, seppure involontariamente, di interpretare perfettamente lo spirito del Concilio Vaticano II e l’auspicata esigenza di cambiamento e rinnovamento della chiesa. Pur non essendo credente, De Andrè, così come prima di lui Pier Paolo Pasolini ne Il vangelo secondo Matteo, ha intercettato tale bisogno con una forza e una potenza straordinarie”.  Guccini in Classe porta invece la firma della “premiata ditta”, sorride  Salvarani, ovvero dell’affiatato duo Odo Semellini – Brunetto Salvarani. Il libro si inserisce in una collana Emi che presenta i cantautori in modo assai curioso: “abbiamo declinato i materiali, le canzoni e i testi narrativi e saggistici di Guccini in chiave educativa e pedagogica, affinché possano essere utilizzati in classe ma anche in altri contesti educativi, dalla famiglie alle associazioni”, spiega Salvarani.  Il libro uscito dopo L’ultima Thule (il disco che ha segnato il ritiro di Guccini dalle scene, una sorta di testamento  artistico) ripercorre la vita e l’opera del maestro di Pàvana attraverso percorsi tematici. Si scopre così un Guccini potenziale insegnante di letteratura italiana o angloamericana, geografia, filosofia… e persino di botanica. “Lo sapevate che in 141 canzoni Guccini cita 66 piante coi loro nomi precisi?”. Nel libro viene poi riportata un’intervista fatta al cantautore e pubblicata sull’Osservatore romano: “abbiamo passato un intero pomeriggio insieme e Guccini, con grande franchezza, ci ha parlato del suo rapporto con Dio  e ci ha confidato di aver pensato più volte di scrivere una canzone su Gesù, progetto poi tramontato. Credo che, a differenza di Guccini, come sottolineava anche Umberto Eco, il dio di De Andrè fosse quello incarnato da Gesù. Il dio del nuovo testamento, dei poveri, dei derelitti. Degli ultimi. Il dio dell’agnostico Francesco Guccini, al contrario, è quello del vecchio testamento, quello che ritroviamo in forma ironica e giocosa nel libro della Genesi e nella prima epica produzione del cantautore o quello drammaticamente assente in Auschwitz o Dio è morto”. 

Jessica Bianchi

 

 

 

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