Stabile il numero dei suicidi

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La scorsa settimana, a Carpi, un cinquantenne ha deciso di farla finita impiccandosi nella sua abitazione. Nel nostro Paese, ogni anno, 4mila persone si tolgono la vita: 7 ogni 100mila. Numeri a dir poco impressionanti che però potrebbero essere del tutto sottostimati a causa della difficoltà nel valutare il proposito suicidario in alcuni casi di incidente stradale o di overdose in persone tossicodipendenti (i cosiddetti suicidi “mascherati”) o nelle morti dovute al rifiuto delle cure o dell’alimentazione (non infrequenti negli anziani), o per questioni di ordine legale-assicurativo (come nel caso di assicurazioni sulla vita che escludono il rimborso nel caso di suicidio). Il nostro è un presente complesso. Problematico. Segnate dalla crisi economica (e dal terremoto), le nostre sono anime sempre più fragili. Ognuno di noi ha cicatrici nuove con le quali convivere. Ferite che non tutti, da soli, sanno sanare. Sono infatti in aumento coloro che manifestano disturbi di adattamento di carattere depressivo e ansioso. Reazioni che devono trovare una risposta per non degenerare. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la depressione diventerà nel 2030 la malattia cronica più frequente. Un disturbo che oggi tocca molti giovani che stentano a trovare un’occupazione, ma anche i cinquantenni che rischiano di uscire dal ciclo produttivo per sempre. 

Non vi è infatti alcun dubbio che la crisi in molte persone causi un aumento dello stress, rispetto al quale l’individuo deve porre in essere delle azioni di adattamento. Recenti studi evidenziano come la profonda crisi finanziaria abbia determinato una rilevante impennata dei casi di depressione e dei tentativi di suicidio, con un’incidenza maggiore nella popolazione meno abbiente e culturalmente meno preparata. “Nell’Area Nord, (Carpi e Mirandola), dopo il sisma i suicidi si erano dimezzati, passando dai 24 del 2011 a 12 nel 2012. Lo scorso anno, a Carpi, abbiamo registrato tra i nostri pazienti 5 suicidi: casi gravissimi, con alle spalle ricoveri prolungati e storie depressive molto serie.  Naturalmente i dati in nostro possesso – commenta il dottor Rubes Bonatti, direttore dell’Unità operativa di Salute Mentale Modena Nord – non sono esaustivi poiché non tengono conto dei suicidi mascherati così come del numero di coloro che si tolgono la vita senza mai essere stati in carico al nostro Centro di Salute Mentale. Di certo stiamo assistendo a una normalizzazione del trend così come a restare costante è il numero dei tentativi suicidari. Naturalmente ciò non ci autorizza ad abbassare la guardia, al contrario”. 

Viviamo in una società narcisistica, dove la perdita di valori, la mancanza di punti di riferimento e l’assenza di una rete sociale ci rendono più vulnerabili. Non siamo più abituati a gestire l’attesa. La sofferenza. Malgrado i numerosi “amici” sui Social Network, le persone sono sempre più sole e incapaci di tollerare la frustrazione. Recuperare un dialogo profondo, costruire relazioni significative, porsi in ascolto dell’altro e sviluppare un atteggiamento empatico è fondamentale per il proprio bene e quello di coloro che abbiamo accanto. Nessuno di noi dovrebbe negarsi la possibilità di sentirsi meno solo. 

Jessica Bianchi

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