Lavoratori sfruttati negli impianti di macellazione

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Il servizio di Ballarò, andato in onda il 9 febbraio, sul tema delle condizioni di lavoro degli operai che operano, tramite false cooperative, negli appalti di manodopera nel settore della macellazione e della lavorazione delle carni in provincia di Modena evidenzia una degenerazione di un sistema produttivo, ma rappresenta solo una parte del problema. Purtroppo, quanto descritto nel servizio, va ben oltre i confini del territorio provinciale e regionale.
Il livello di competitività nel settore dell’industria della macellazione e della trasformazione delle carni è seriamente compromesso, in tutto il territorio nazionale, da fenomeni di vero e proprio dumping contrattuale, o meglio di concorrenza sleale e illegalità, attraverso l’utilizzo di false cooperative impiegate in appalti, con livelli di sfruttamento dei lavoratori e di irregolarità come quelli descritti nel servizio di Ballarò.
“Da oltre quindici anni – spiegano  Antonio Mattioli e Umberto Franciosi, rispettivamente Responsabile politiche contrattuali e Segretario Generale della Segreteria Cgil dell’Emilia Romagna – la Cgil, unitamente alla Flai (la categoria degli alimentaristi), sta denunciando e segnalando alle competenti autorità e all’opinione pubblica: l’utilizzo di false cooperative in appalti (dove contratti,  sicurezza sul lavoro e diritti sono considerati costi da “eliminare”) che sono da ritenersi, in alcuni casi, di vera e propria somministrazione irregolare di manodopera”.
Non solo: proprio in questi giorni le categorie della Cgil dell’agroindustria e della logistica (FLAI e FILT), insieme alla Camera del Lavoro di Modena e alla Cgil Emilia Romagna, stanno seguendo e gestendo la vertenza che interessa oltre 150 soci lavoratori di quelle cooperative, dove la stessa troupe di Ballarò ha fatto le sue riprese e interviste.
“La Cgil – proseguono i sindacalisti – continuerà a contrastare, segnalando e denunciando a tutte le istituzioni, questi episodi, ma crediamo che non sia più sufficiente. E’ necessaria una maggior determinazione politica, oltre che degli organismi preposti a farlo, nello stroncare una degenerazione che, oltre a compromettere una filiera importante per la nostra economia, ridurre in schiavitù i lavoratori, corre il rischio di compromettere l’esistenza stessa delle imprese serie e oneste che vogliono competere rispettando le leggi e i contratti di lavoro del nostro Paese.
Una determinazione politica che non si vede in Parlamento dall’anno 2000 quando su queste materie, con una serie di provvedimenti presenti nei  decreti e leggi approvate, si è di fatto dato il via libera a queste forme di intermediazioni di manodopera. Determinazione che è mancata e manca tuttora da parte delle associazioni di rappresentanza imprenditoriale che, da anni, hanno sempre negato l’esistenza di questo fenomeno che colpisce, oltre ai lavoratori, i loro associati. Anche per queste ragioni come Cgil abbiamo consegnato al parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare sugli appalti per restituire legalità, diritti, sicurezza, a chi oggi opera in un mercato “drogato” dalla malavita organizzata e condizionato da chi gioca sulla pelle dei lavoratori”.

                           

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