Il carcere è sempre una pena giusta?

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Dopo più di quindici anni di esperienza all’interno di un istituto di detenzione, riflettiamo spesso sull’utilizzo del carcere come soluzione ultima e come mezzo di riabilitazione dell’individuo che commette reati verso la società. E, spesso, ci poniamo domande sull’esercizio della Giustizia, sulla sua efficacia e infallibilità. Parliamo con i/le detenuti/e, che ci raccontano le loro storie e frequentemente ci sentiamo dire “ma… io sono innocente”. La legge ritiene innocente un individuo sino a prova contraria, ma a volte succede che scopriamo, da articoli e notizie televisive, che non è sempre così. Negli ultimi incontri, si è discussa una notizia apparsa su un quotidiano nazionale “I. F.Q.”: un detenuto, G.Gulotta ha scritto un libro Alkamar insieme a N.Biondi, nel quale denuncia lo Stato di averlo incarcerato ingiustamente per un orrendo fatto di sangue e di averlo tenuto in carcere per più di vent’ anni. Naturalmente, noi abbiamo verificato la notizia e non esprimiamo nessuna opinione in merito, ma ciò è bastato per attivare un’intensa discussione all’interno del nostro gruppo di lavoro.

Ingiustizia
Recentemente ho letto che da un rapporto dell’Eurispes e dell’Unione delle Camere Penali sull’amministrazione della Giustizia in Italia, sarebbe emerso che molte persone finiscono in carcere anche se le prove a loro carico non sono del tutto chiare o perlomeno definitive. Ho letto, inoltre, del caso di G.Gulotta, arrestato insieme ad altri nel gennaio 1976 perché sospettato di aver ucciso due carabinieri ad Alcamo Marina. Scrive Gulotta che le indagini non furono chiare sin da subito e dichiara di aver subito persino violenze.
Dopo il processo, durato diversi mesi, Gulotta viene condannato all’ergastolo, ma nel 2008 le nuove indagini, scaturite dalle dichiarazioni di un testimone, permettono al detenuto di essere rimesso in libertà perché risultato estraneo ai fatti. Io che sono una detenuta, a volte, mi riconosco in ciò che leggo e penso che l’uso indiscriminato della carcerazione preventiva sia uno strumento che mortifica la persona debole, sino al punto di farle ammettere anche reati che non ha mai commesso. Non voglio, però, nemmeno dire che tutto ciò sia una regola. La carcerazione preventiva può essere tollerata nel caso in cui l’evidenza dei fatti e delle prove portino alla quasi certezza dell’identità del reo.
Voi sapete che noi, quasi sempre, non abbiamo molti soldi e non conosciamo personalità importanti. Gli avvocati spesso sono quelli d’ufficio, ma non sono Principi del Foro che appaiono in Tv. Mi dicono che sui muri dei paesini ci sono i manifesti che pubblicizzano la presenza di Corona a questa e a quella festa, in piazza o in discoteca. Perché se sei ricco e famoso, se sei un politico o un uomo di spettacolo, cioè “uno che conta”, la Giustizia ti guarda con occhi diversi, invece per noi è sempre cieca.
Viela 82

Mi sento sola (lettera d’amore)
Caro amore mio, è un anno e mezzo che sono rinchiusa tra queste mura e mi sento sempre più sola. Ho una grandissima voglia di vederti, mi manchi infinitamente e mi manchi da morire. Muoio ogni giorno, pian piano e soffro perché non ho nessuno che mi possa ascoltare e condivida i miei problemi e pensieri. Mi sembra ormai un’eternità, l’ultima volta che ti ho parlato. Qui mi viene a trovare solo mia sorella. Le voglio un bene dell’anima, ma non posso dire a lei tutto quel che vorrei dire a te. Amore mio prega Dio che mi faccia uscire a riabbracciarti. Aiutami, mio solo amore, non ce la faccio più.
Simo 65

Letterina (non d’amore)
Se un, spero improbabile giorno, dovessi, a causa di una mortale s…., far inorridire i miei bulbi oculari a tal punto da farli roteare su se stessi all’interno delle loro cavità interne e contenitive a causa della tua inaspettata, nonché inquietante ricomparsa sulla mia stessa strada, sappi che non basterà il tuo immondo sorriso, che mi viene incontro osando di nuovo l’atto di biascicare la tua incomprensibile parola rivolgendola alla mia signorile inequivocabilmente stimatissima persona. Tu, lurida linguaccia biforcuta, orrida e soprattutto bugiarda, guidata dal tuo cervello minuscolo e ottuso che pensa sempre e solo a un’unica cosa, collegato alle sue strinate e fumanti sinapsi. Non voglio nemmeno pensare al resto del tuo organismo che rispetto agli standard umani, si va a collocare all’ultimissimo posto della classifica planetaria. Non parliamo del tuo faccione, nel quale qualcuno ha aperto un foro, che tu chiameresti bocca, dal quale tu fai uscire suoni sgradevoli, che tu chiameresti parole, il cui significato a te assolutamente sconosciuto, hai cercato di capire attraverso non so quale vocabolario trovato su Internet. Tu, che con l’inganno della tua insignificante personalità, al fine di indurmi ad ascoltare e credere parole per te completamente prive di ogni senso, come amore, sentimenti, amicizia, rispetto. Speravi avessero su di me l’ascendente giusto. Ti risponderò così mon cheri: Addio sottospecie di pantegana bianca e grigia fuggita da non so quale oscuro e fetido laboratorio di sperimentazioni biologiche del Parmigiano Reggiano. Ciao, tristissimo essere ambiguo con la capacità cognitiva di un lombrico appeso a un amo. Ciao, porcello malsano intrappolato in un corpo “maschile?” con le fattezze di un boiler degli Anni ‘50 al cui centro sorge, come un sole, un’enorme protuberanza sferica collocata nel mezzo provocata dai liquidi alcolici che perennemente e insaziabilmente trangugi. Ciao, eterno indeciso e mangiapane a tradimento, al quale ancora a nessuno è passato per la mente di tagliare il cordone ombelicale che ancora ti lega alla tua povera mamma.
Ciao zecca, sanguisuga infetta, che si attacca a chi nella vita è riuscito meglio di te.
Tu sei una menzogna vivente e, quando forse il fantasma di questi concetti sfiorerà velocemente il tuo povero cervello leso e ignorante, sarà troppo tardi, perché ti accorgerai di essere rimasto solo, solo come il cagnolo che sei sempre stato. Quindi quando ti rivedrò, ti dirò – a cuccia, dai, da bravo, tieni giù quelle zampotte sudice … vuoi un osso? Vattelo a guadagnare. A cuccia! Ciao.
Cella 25

 

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