I robot entrano in classe

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Se le scuole italiane procedono a piccoli passi verso l’innovazione, le medie Alberto Pio e le elementari Fanti e Giotto hanno fatto passi da gigante. Nell’ambito del Piano Nazionale della Scuola Digitale, in corrispondenza della settimana internazionale dell’Ora del Codice (The Our of Code, iniziativa nata per far sì che ogni studente in ogni scuola svolga almeno un’ora di programmazione), le scuole Pio, Fanti e Giotto hanno aperto le loro porte per raccontare l’innovazione che esiste già, ricostruendo ambienti digitali in aula e in palestra. Gli studenti, guidati dalla docente referente Marcella Torro (http://maestramarc.blogspot.it), coadiuvata dalle insegnanti Barbara Bellini, Elisa Lodi e Valentina Troffei, si sono trasformati in piccoli programmatori e hanno mostrato i risultati del loro lavoro alla presenza del sindaco Alberto Bellelli e del preside Claudio Caiti. L’iniziativa del Ministero ha l’obiettivo di fornire alle scuole una serie di strumenti semplici, divertenti e facilmente accessibili per formare gli alunni ai concetti di base dell’informatica, ma i benefici si estendono ben al di là della disciplina informatica. Gli studenti si alternano al computer per la presentazione alla lavagna interattiva multimediale mentre l’insegnante Torro spiega che “il progetto del Ministero dell’Istruzione prevede che per essere culturalmente preparato a qualunque lavoro è indispensabile che lo studente possa contare sui concetti di base dell’informatica così come della matematica. Il lato scientifico-culturale dell’informatica, definito anche pensiero computazionale, aiuta a sviluppare competenze logiche e capacità di risolvere problemi in modo creativo ed efficiente: il modo più semplice e divertente di sviluppare il pensiero computazionale è attraverso la programmazione (coding) in un contesto di gioco (https://prezi com/4rhcdbeqbefv/edit/#25_30863873)”.
Attraverso il pensiero computazionale, gli studenti hanno imparato ad affrontare grandi problemi trasformandoli in piccoli: scomporre, individuare gli schemi, astrarre, risolvere con gli algoritmi sono le fasi fondamentali che i piccoli informatici devono seguire. Dalle scuole Giotto si collega via Skype l’insegnante Laura Petruzziello in classe con la collega Sofia Ganci e con gli alunni di seconda elementare (https://giottoscuoladelfuturo.wordpress.com/) per una dimostrazione di come l’utilizzo di computer e tablet abbia rivoluzionato la didattica. Ma la vera sorpresa è la dimostrazione pratica di alcune attività di pensiero computazionale negli spazi della palestra delle Fanti: attraverso l’utilizzo di un kit tecnologico, finanziato da Coop Estense nell’ambito delle iniziative per le scuole, gli studenti hanno programmato piccoli robot che hanno pure un nome. Sphero, il robot palla programmabile, Bee boot, l’ape robot con cui i bambini possono programmare percorsi agendo sui comandi, il coccodrillo di Lego Wedo Win istruito a chiudere la bocca ogni volta che gli si mette qualcosa tra i denti. “L’approccio alla robotica, al pensiero computazionale, al coding servono per capire – concludono le insegnanti – che dietro la realtà esistono meccanismi che possono essere riprodotti. Una lezione standard non funziona più e le competenze che si acquisiscono grazie a queste nuove opportunità didattiche consentono agli studenti di sviluppare preziose competenze spendibili in qualsiasi disciplina e nella vita”.
Sara Gelli

 

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