Sono qui per essere d’aiuto

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Per prepararsi all’intervista ha stilato un promemoria, un elenco dei punti fondamentali da trattare, in lingua inglese. “Da più di dieci anni perfeziono l’inglese imparato a scuola esercitandomi, una volta alla settimana, con una madrelingua” precisa Matteo Fantini, 28 anni, aiuto cuoco presso la Scuola d’infanzia di Budrione e supporto per gli studenti della Scuola Alberghiera, in particolare per lo studio della lingua inglese. La sua testimonianza è la risposta più convincente a chi si è interrogato in questo periodo perché sollecitato da fatti di cronaca.
Matteo, che lavoro fai a Budrione?
“Nelle mattine di lunedì, martedì e venerdì lavoro presso la Scuola d’infanzia di Budrione come aiuto cuoco: io devo solamente lavare le stoviglie e dare una mano per le pulizie ma le maestre chiedono spesso il mio aiuto quando hanno bisogno e vogliono che io vada con loro in gita per esempio per dare una mano se c’è bisogno coi bambini” racconta Matteo che si è diplomato a Modena al Liceo delle Scienze Sociali. “ In questo periodo la mia giornata inizia coi lavori di giardinaggio per ripulire l’area della scuola dalle foglie che sono per terra”.
E alla Scuola Alberghiera che ruolo hai?
“Alla scuola professionale per cuochi sono di sostegno ai docenti due volte alla settimana, nelle mattine di mercoledì e giovedì. In pratica li affianco nelle lezioni e aiuto i ragazzi nelle diverse materie, in modo particolare in inglese. Gli studenti sono diversi da me perché fanno pratica e teoria, mentre io vado per aiutare chi ha bisogno.
In cucina ci vado poco, tutt’al più per impastare le torte sporcandomi le mani di farina”.
Dopo la mattinata di lavoro cosa fai?
“Quando torno dopo le 14, vorrei rilassarmi per riposare e riprendermi dalla stanchezza ma sono sempre poco a casa. Faccio parte di diverse associazioni, fra cui Circostrass, che da più di dieci anni opera a Carpi: portiamo i nostri spettacoli di giocoleria e clowneria in giro per le piazze e nei teatri anche fuori città. Sono anche barelliere dell’Unitalsi e spesso vado a fare lunghi pellegrinaggi a Lourdes, Loreto, Padova, in Polonia: io aiuto a portare le carrozzine dei malati”.
E il tempo libero?
“Vado in palestra e faccio nuoto. Come esperto di nuoto partecipo anche a gare in trasferta coi ragazzi disabili dell’Ushac.
A Carpi adesso abbiamo una nuova piscina inaugurata da un certo … Gregorio Paltrinieri” sorride Matteo. “E’ un campione mondiale ed è nato a Carpi e, secondo me, è venuto a inaugurarla per potersi poi allenare qui”.
Ti piacerebbe conoscere Gregorio?
“Io l’ho già conosciuto perché è venuto a trovarci in palestra all’Ushac. E’ simpatico, porta la barba ed è molto alto. Ed è juventino come me”.
C’è qualcosa per cui ti lamenti?
“Non mi lamento mai della mia vita e anche se mio padre non c’è più, ho due fratelli meravigliosi che mi vogliono tanto bene, le mie nipotine di Roma mi vorrebbero sempre vicino e poi ho sempre avuto un buon rapporto con tanti amici. Qualche volta però mi lamento con mia madre perchè lei brontola sempre”.
Hai un sogno che desideri realizzare?
“Ne ho due. Io sono in contatto con un medico americano… Patch Adams che è stato il primo fondatore della comico terapia negli ospedali e anche io ho fatto il suo lavoro per tanto tempo ma ho dovuto smettere di frequentare il corso a Modena perché purtroppo non c’è più chi mi accompagna. L’altro sogno è quello di tornare in missione dopo l’esperienza in Tanzania di cinque anni fa”.
In Africa Matteo ha regalato un sorriso a tanti bambini, li ha fatti divertire e ha creato per loro tante forme coi palloncini. E’ vero che hai conosciuto Papa Francesco?
“Siccome in questo periodo, sto andando frequentemente a Roma per visite mediche al Bambin Gesù, ho avuto l’occasione di incontrare il Papa per ben due volte. La prima  in Sala Nervi e la seconda volta vicino alla scalinata davanti all’altare di Piazza San Pietro.
Io e mia madre eravamo seduti nei primi posti davanti alle persone disabili in carrozzina e quando lui ha finito di parlare si è avvicinato dando la mano a tutti e, in modo particolare, a me. Quando mi ha visto mi ha abbracciato forte, come se fosse uno di famiglia e io sono rimasto contento ed emozionato perchè mi ha fatto tante domande e poi mi ha regalato un rosario che io conservo come un dono speciale”.
Sara Gelli

 

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