Mappe di scuotimento: ora o mai più

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Citare un caso concreto è sufficiente per descrivere il danno che al nostro territorio e alla nostra comunità può derivare dalla vicenda delle mappe di scuotimento. E’ quello di una proprietaria, insieme al marito e alla sorella, di un capannone nella zona industriale di Carpi: dopo più di sessant’anni di lavoro, chiusa l’attività, pensava di ricavare una pensione sicura dall’affitto dello stabile ma oggi, dopo aver speso già trentamila euro per la messa in sicurezza, si ritrova a doverne spendere altri centomila circa per l’adeguamento sismico. Se non provvederà ai lavori entro il 2018, il capannone non potrà più ospitare alcuna attività produttiva e, di conseguenza, l’azienda che oggi lo occupa pagando regolare affitto, sarà costretta a migrare altrove, magari a Campogalliano, fuori dal cratere sismico. Per le società immobiliari, spesso familiari, proprietarie dei capannoni, si tratta di un onere insostenibile in questa congiuntura economica e si profila uno scenario apocalittico: chi non metterà mano al proprio capannone lo lascerà vuoto, abbandonato e inagibile.  Dopo le rassicurazioni dell’assessore regionale Palma Costi pubblicate sullo scorso numero di Tempo, interviene l’ingegnere Michele Bonaretti, titolare dello Studio MB di Carpi, apprezzando la disponibilità della Regione ad affrontare la questione a distanza di tre anni dal terremoto ma ribadendone la gravità. “La Regione Emilia Romagna, attraverso l’assessore Palma Costi, ha preso atto dell’esistenza di un problema che interessa una fascia di territorio ristretta (Carpi, ma anche Correggio e Rio Saliceto) e manifesta l’impegno a non lasciare soli i proprietari di sedi produttive. Ottemperando al dl 74, infatti, all’interno del cratere sismico si è creata una fascia svantaggiata: esclusa dalle mappe di scuotimento (che ricomprendono la frazione di Fossoli), Carpi deve provvedere all’adeguamento sismico dei capannoni senza poter accedere ai fondi post terremoto. Si tratta di stabili non danneggiati da crolli ma per l’adeguamento dei quali sono da mettere in campo ingenti spese. Occorre mettere i proprietari in condizione di poter provvedere alle norme sulla sicurezza”. Il bando Inail è stato identificato dall’assessore Costi come lo strumento per finanziare gli interventi ma è indispensabile apportarvi modifiche per poter garantire l’accesso alle società immobiliari senza dipendenti. “Altrimenti i proprietari potrebbero rinunciare a sistemare i capannoni lasciandoli vuoti e costringendo le attività oggi ospitate all’interno a migrare a Mirandola o verso Modena. Per Carpi è una vera e propria spada di Damocle: la perdita di attrattività determinerà un danno al tessuto economico misurabile in perdita di aziende e posti di lavoro”.
La comunicazione del presidente della Regione Stefano Bonaccini che stabilisce il 31 dicembre 2015 come termine ultimo per depositare in Comune i documenti della verifica sismica rischia di rimanere lettera morta ma “non è quello che si vuole. Qui – conclude l’ingegner  Bonaretti – si vive nel rispetto delle norme ma la politica deve intervenire tempestivamente per sanare una situazione penalizzante per il nostro territorio che rischia di ritrovarsi nel 2018 più povero, con i capannoni vuoti e le attività migrate altrove. Eppure, nonostante la gravità della situazione, regna la quiete in città. Il rischio è di iniziare una battaglia quando ormai sarà troppo tardi”.
Sara Gelli

 

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