Rivive la Manifattura Modenese

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Ricordate l’imprenditore che si legò con una catena alla sede della Regione a Bologna in segno di protesta per i ritardi della Regione nell’affrontare l’emergenza terremoto del 2012? La cui moglie rimase sotto le macerie del capannone crollato riportando una gravissima lesione al capo da cui è fortunatamente sopravvissuta? Stiamo parlando di Iorio Grulli, titolare insieme al fratello Gino della Manifattura Modenese, impresa operante nel settore della passamaneria per capi di abbigliamento. In occasione del taglio del nastro del nuovo capannone, Grulli ha raccontato di quel drammatico 29 maggio 2012 quando, con la  scossa tellurica delle 9 del mattino, crollò il soffitto travolgendo quanti vi si trovavano sotto e distruggendo tutti i macchinari. A farne le spese fu la moglie di Iorio, la signora Anna Cattalini: gravemente ferita al capo, restò in coma tre mesi. C’era anche lei a festeggiare, visibilmente commossa, insieme al marito e ai figli, il momento dell’inaugurazione del nuovo stabilimento progettato dall’architetto Zelmira Corradini e costruito con una struttura in metallo al posto della precedente in muratura.
“Io naturalmente non ricordo nulla di quei frenetici momenti. Quanto si verificò subito dopo la scossa mi è stato raccontato da mio marito e dai miei figli, Sarah e Nicola. Dopo essere stata tra la vita e la morte e dopo essere uscita dal coma, passai altri mesi in diversi centri di cura  per il recupero fisico e la riabilitazione, ma ora eccomi di nuovo qui, pronta a riprendere il lavoro”. “Siamo di fronte a un fatto miracoloso – è stato il commento del vescovo monsignor Francesco Cavina – del quale dobbiamo ringraziare il Signore”. Oltre al vescovo erano presenti l’assessore regionale Palma Costi e un centinaio tra clienti, fornitori e gruppi di amici del Veneto e della Toscana che aiutarono la famiglia Grulli nei primi terribili momenti.
“Ero esasperato per l’assenza degli enti pubblici locali di fronte alla nostra tragedia e a quella di altri nelle mie stesse condizioni e così, – ricorda  Iorio Grulli – di fronte alle mancate risposte e ai rinvii da un ente all’altro, da Comune, Provincia e Regione, decisi di dar vita a una forma di protesta eclatante per vedere se si smuoveva qualcosa. E debbo dire che il gesto sortì l’effetto voluto perché le pratiche burocratiche pian piano si sono messe in moto. Andai a protestare anche con l’allora presidente della Regione Vasco Errani in occasione di una festa del Pd e salii pure su una parte del tetto non crollata del mio capannone, dal quale mi convinse a scendere il maresciallo dei Carabinieri. Oltre a protestare contro i ritardi e la burocrazia, continuavo a lavorare perché avevo trasferito parte della lavorazione di passamaneria nel capannone di mio cognato a Castellarano in modo da non perdere la mia clientela che per necessità poteva rivolgersi ad altri fornitori. Il mattino in cui mi incatenai davanti alla Regione vi fu un solo amministratore che si fermò: l’assessore Costi. Le sono grato perchè mi ha ascoltato e, nei mesi successivi, ha seguito il corso della mia pratica di ricostruzione”.
Ricostruzione costata tre milioni di euro, di cui un milione e mezzo proveniente  dalla famiglia Grulli e gli altri dalla Regione.  Nei ringraziamenti, il coraggioso imprenditore roveretano ha voluto ricordare la ditta vitivinicola Andreola di Valdobbiadene, che gli è stata vicina anche economicamente, il sindacato pensionati della Cisl del Veneto che ha fatto una donazione alla ditta e alcuni ciclisti giunti dalla Toscana perché, come Grulli, hanno la passione per la bici ed erano nella squadra di Francesco Moser.
Cesare Pradella

 

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