Pedalando sulla via Francigena

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Silenzio, spazi aperti immersi nella natura e libertà. Di pedalare. Lentamente. Assaporando l’incanto dei luoghi, il profumo della natura. Ascoltandone il respiro. Il battito. A scegliere di ripercorrere l’antica via Francigena, la strada che da Canterbury giunge a Roma, la carpigiana Roberta Mussini e il suo compagno Piero Busso. Un’esperienza intima, mistica. Straordinaria.
Roberta è stato il vostro primo viaggio in sella alla bici?
“I miei primi viaggi in bicicletta li ho intrapresi nel 2013, Piero invece è un veterano (ndr sorride Roberta). Gli anni scorsi abbiamo partecipato ad alcune vacanze di gruppo organizzate a volte con la corriera al seguito con i bagagli e a disposizione per soccorrere i partecipanti nei momenti di stanchezza e sconforto e, a volte, senza appoggi con le borse sulla bici. Abbiamo pedalato sulle strade della Corsica, dell’Isola d’Elba, della Foresta Nera del sud, dal garage di casa al Delta del Po…  Vacanze belle, divertenti, all’insegna della condivisione e dell’armonia con tutti gli altri partecipanti con i quali abbiamo stretto anche grandi amicizie, pedalando a volte con fatica, ma sempre in tranquillità, senza cercare la performance. Abbiamo organizzato da soli brevi gite sia caricando le bici sull’auto (a Canelli-Langhe, nella Lomellina, a San Vincenzo in Toscana, sull’Adige, sul Po e spesso sulle colline Modenesi e Reggiane), sia con partenza da casa utilizzando a volte il treno per il ritorno (risalendo il Po fino a Voghera) o viceversa come ad esempio la bellissima pedalata tra Mantova-San Benedetto Po-Carpi sugli argini del Mincio, del Po e del Secchia e su vie secondarie a basso flusso di traffico.
La vacanza 2015 doveva essere al mare, ma era tanto il desiderio di pedalare, di partire all’avventura, noi e la bici (e i bagagli!) da soli, per tanti giorni, come  non avevo mai fatto e come desideravo da tempo. Da quando, molti anni addietro, incontravo sulle nostre strade ciclisti provenienti dal Nord Europa in sella alle loro bici appesantite da borse e sacchi a pelo, diretti chissà dove, e mi chiedevo come potessero riuscire in quell’impresa”.
Quali emozioni regala pedalare in mezzo alla natura?
“Con la bici la meta è il viaggio. Si assapora il paesaggio: un albero, un frutto, i girasoli, il grano, l’erba, la terra, una casa sulla cima di una collina dove si intravede qualcuno che lavora la campagna… oppure la foresta, gli arbusti, l’ombra,  il torrente… Si annusano i profumi di fieno, d’erba, di fiori e, a volte, anche di polvere. Il sole e le nuvole modificano i colori della terra ora dopo ora, giorno dopo giorno… al tramonto si proietta sui campi l’ombra lunga della bicicletta. Ci sono momenti in cui si vede un paesaggio talmente bello che dovrebbe essere catturato ma, spesso, quando ci si ferma l’attimo è ormai passato e, anche tornando indietro, non si ripropone più. Nello stesso giorno si vede mutare più volte il paesaggio… quante sfumature di verde e di giallo abbiamo ammirato! Si ascoltano i rumori, si avverte il torrente quando ancora non lo si vede… e poi  il canto delle cicale, che ci ha accompagnati in quasi tutto il viaggio. A volte invece si ascolta il silenzio. Queste emozioni sono arricchite da un senso di inquietudine che a volte ti assale nello star soli in mezzo alla natura. Rendersi conto di dover far fronte agli imprevisti con le proprie forze,  quando magari si alza il vento, le nuvole si addensano, fori o scoppia un copertone…”.
Cosa vi è piaciuto maggiormente della via Francigena?
“Le colline, le strade bianche, i girasoli, lo straordinario arrivo a Lucca, l’antica via Francesca con i sassi, i colori degli ulivi tra Lucca e San Geminiano, le colline intorno a Siena, il caldo arrivo a San Quirico d’Orcia, l’interminabile salita a Radicofani, la discesa al lago a Bolsena, la via Cassia Antica dopo Montefiascone, il saluto a Viterbo sulla strada tagliata nel tufo, l’Anfiteatro di Sutri, l’avvicinamento a Roma, la pista ciclabile sul Tevere, l’arrivo in piazza San Pietro in tempo per l’Angelus e la benedizione del Papa.
E poi i pellegrini incontrati, i gestori degli alberghi che a volte caratterizzavano i luoghi, la cucina che cambiava… la visita alle città e ai paesi. La via Francigena ci ha cambiati, chilometro dopo chilometro: siamo partiti indossando l’abito dei ciclisti viaggiatori ma, man mano che ci avvicinavamo a Roma, è aumentato in noi il senso mistico del pellegrinaggio, complice anche l’ambiente naturale sempre mutevole nel quale eravamo costantemente immersi e la solitudine. Ci siamo sentiti sempre più estraniati dalle vita e dalle nostre problematiche quotidiane mentre abbiamo iniziato a dar sempre maggior valore ai paesaggi che potevamo ammirare, alle persone incontrate, alle loro usanze, ai loro stili di vita”.
Il caldo sarà stato un ostacolo… quali i momenti più difficili?
“Le colline toscane erano un po’ più ventilate rispetto alla nostra zona. I primi giorni abbiamo comunque sofferto nelle assolate salite, forzatamente affrontate anche nelle ore più calde; abbiamo cercato, con il passare dei giorni, di spostare sempre più la partenza anche verso le ore antelucane”.
Prossima meta in bici?
“Abbiamo tanti sogni e tante possibili mete: vedremo il prossimo anno quale si potrà concretizzare. Di una cosa però siamo certi: non è necessario andare all’altro capo del mondo per vivere un’ appagante avventura e godere di cose meravigliose;  anche i viaggi in luoghi vicini possono rivelare bellissime strade e paesaggi sconosciuti”.
Nella vita quotidiana vi allenate e usate la due ruote?
“Utilizziamo da sempre la bici in città (vecchie), dove ritengo siano il mezzo più comodo ed economico per raggiungere il centro storico e nel mio caso anche il lavoro.
Fino al 2012 il meraviglioso mondo della due ruote mi era sconosciuto ma ora la bicicletta è diventata una passione per entrambi. Nei mesi caldi, quando non siamo in “gita” cerchiamo di ritagliarci il tempo per uscire almeno una volta alla settimana con la bici da corsa. In inverno Piero continua a uscire ma io lo seguo raramente perché non riesco ad abituarmi a pedalare col freddo. Preferisco chiudermi in palestra a fare spinning… le nostre performance sono comunque più da vacanzieri che da corridori”.
Jessica Bianchi
 

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