La compassione e la politica

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“Seguendo la definizione che Gobetti dette del fascismo, anche craxismo, berlusconismo e renzismo rappresentano un’autobiografia della nazione. Con questo non intendo affermare che il periodo che stiamo vivendo ricordi il ventennio mussoliniano, quanto ricordare che ogni governo esprime qualcosa del corpo sociale che lo legittima. Come Berlusconi ha riassunto lo spirito degli Anni ‘80, quello della Milano da bere e dell’equivalenza tra i desideri e la loro realizzazione, così Matteo Renzi ci dice qualcosa di noi”. Secondo Michela Marzano – ospite della rassegna carpigiana  Ne vale la pena per presentare il suo nuovo libro Non seguire il mondo come va – nessuno può chiamarsi fuori perché tutti contribuiscono al clima generale. Ogni contrapposizione netta tra un ‘noi’ e un ‘loro’, dove da un lato starebbe la società civile onesta e dall’altro una casta politica corrotta non può apparire che semplicistica. Ciò premesso, l’idea espressa dal Governo Renzi è quella dell’uomo solo al comando, sintomo dell’assenza d’ascolto e della perdita di capacità di dialogo caratteristiche di questi anni: “leader e progetto politico non sono incompatibili  – ha spiegato la filosofa che, dal 2013, è anche parlamentare del PD – perché mi rendo conto che debbano esserci degli uomini simbolo di una visione. Altro è personalizzare il potere, dimenticandosi di essere il portavoce di un’idea collettiva. Quello che rimprovero a Renzi, che ho sostenuto alle Primarie ma mi ha in parte deluso, è di non aver compreso che, per portare avanti un progetto di vero cambiamento, occorre circondarsi di una squadra competente, non di persone il cui principale merito è quello di non recare disturbo”. E’ a partire da questa constatazione che si sviluppa l’analisi filosofica della Marzano, con il tentativo di ‘diagnosticare’ la degenerazione contemporanea e, insieme, di riformulare una grammatica politica che possa consentirci di uscire dalle secche in cui ci troviamo. Alla base di tutto, secondo la docente dell’Università René Descartes di Parigi, vi è la crisi educativo-culturale: “i miei studenti non sono più capaci di argomentare, di sostenere le proprie tesi attraverso un processo logico. Se non si parte da qui, dalla ricostruzione di un clima culturale, non ci stupiamo se si fanno avanti i Salvini di turno a riscuotere facili consensi. E’  necessario partire dalla scuola, con un progetto a lungo termine ma, purtroppo, il sistema educativo non è stato ripensato in modo organico. Occorre riscoprire la compassione come categoria politica per eccellenza. L’unica possibilità di permettere la libertà dell’Altro, intesa non soltanto come assenza di ingerenza – la cosiddetta ‘libertà da’ assai cara al pensiero liberale – ma anche come facoltà di esprimersi, di partecipare al dibattito pubblico per far valere le proprie istanze – ‘libertà di’ – consiste appunto nella capacità di prendere sul serio la sua presenza e la sua parola”. Saper passare dallo scontro al conflitto, senza contrapporre il momento della discussione a quello della decisione, che sono invece l’uno il presupposto dell’altra. Per far questo occorre saper articolare un discorso, così come saper ascoltare quello degli altri: pena, in caso contrario, una cacofonia in cui si impongono le voci capaci di gridare più alto, i più abili nella manipolazione o le soluzioni più semplici. Che non è detto siano quelle più efficaci.
Marcello Marchesini
 

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