La scuola dei miracoli

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Massimo Recalcati ha incantato una platea di più di 500 persone che hanno affollato le sale del Cine+ di Correggio mercoledì 25 febbraio per il primo appuntamento dedicato al tema del rapporto tra genitori, insegnanti e figli. Verso una nuova alleanza educativa è il titolo scelto per i due incontri (il prossimo è venerdì 20 marzo con Gustavo Pietropolli Charmet che interviene su I nuovi adolescenti) proposti dal Comune di Correggio per ricercare le basi di un rapporto di reciproca fiducia tra insegnanti, genitori e figli.  “L’alleanza educativa è un tema – ha detto l’assessore alla scuola del Comune di Correggio Elena Veneri – che ci sta molto a cuore  e il nostro obiettivo è quello di disinnescare i processi che hanno condotto alla società individualista. La costruzione di un patto educativo è un’alternativa per formare e rendere più consapevoli e socialmente maturi i cittadini di domani”. A introdurre e moderare la serata, Renzo Gherardi, coordinatore della Qualificazione scolastica del distretto di Correggio. “C’è stato un tempo in cui la scuola e la famiglia funzionavano come orologi sincronizzati ma non bisogna averne nostalgia” ha esordito Massimo Recalcati richiamando l’immagine del tritacarne in cui scivolano gli scolari del video di The Wall dei Pink Floyd. Quel modello di rappresentazione repressiva dell’istituzione scolastica si è esaurito così come la figura del padre padrone: ma “chi sono gli adulti oggi?”. Lo psicanalista, tra i più noti in Italia, cita Papa Francesco, “è l’esempio di come la testimonianza, l’atto, il gesto possano essere la via alternativa a quella dogmatica del padre padrone”. Gli adulti (Recalcati parla di ‘evaporazione del padre’ nel libro Cosa resta del padre?, 2011) sono credibili agli occhi dei figli quando la loro parola diventa traduzione della loro vita e convince perché se ne assumono le conseguenze. Nella scuola oggi, “basta che un insegnante decida con forza e responsabilità un provvedimento didattico o disciplinare e i genitori lo guardano con sospetto intravedendo un abuso di potere”.  In platea sono più di trecento gli insegnanti e si rivolge a loro Recalcati quando si riferisce alla dimensione erotica della didattica: “ciò che dà forza alla parola di chi insegna prescinde dalla competenza tecnica e dalla sua formazione perché bisogna amare quello che si insegna. E’ così che un insegnante non fa addormentare ma tiene svegli: l’evento della didattica – prosegue Recalcati – è relazione e insegnare significa lasciare un segno indelebile”. A rendere indimenticabili gli insegnanti è lo stile, quel modo di parlare, di citare i libri, di entrare singolarmente in rapporto con ciò che insegnano. “Trasformano gli oggetti teorici, che siano i principi della termodinamica o una poesia di Pascoli, in corpi erotici (è il primo miracolo)”. E’ solo allora che gli alunni “da recipienti diventano amanti” e provano il desiderio del sapere, del conoscere e dicono: “ancora, ancora”. Come tenere insieme l’obbligo allo studio e la passione del sapere? Secondo Recalcati qualsiasi insistenza della domanda educativa genera resistenza e opposizione: la raccomandazione insistita ‘studia, studia’ ottiene l’effetto contrario. Il desiderio di conoscere può nascere soltanto in un contesto in cui il ragazzo si misura con le regole e fa esperienza del limite nonostante tutti i messaggi spingano ad andare oltre il limite e ad avere tutto. Il bravo maestro inciampa sul limite perché sa che c’è qualcosa che ci sfugge, lo frequenta per mostrare che ci sono “punti di addensamento del senso che lui stesso non padroneggia”. Quando il maestro si propone come colui che sa tutto, rende impossibile l’accesso al sapere ai suoi alunni, “intellettualmente inibiti”. Anche in ambito familiare, “la ricerca del dialogo a tutti costi coi propri figli, evitando il conflitto, solleva dalla necessità di mettere dei punti fermi che invece sono fondamentali e i genitori devono imparare a sopravvivere all’odio generato dall’introduzione del conflitto. Controvoglia si dicono dei no e non c’è sadismo” sorride Recalcati. In una società senza padri e senza maestri, Recalcati svela come “un bravo insegnante sia colui che sa far esistere nuovi mondi, che rende il sapere un oggetto del desiderio in grado di mettere in moto la vita e di allargarne l’orizzonte” (L’ora di lezione, 2014). Grazie alla scuola avviene anche il secondo miracolo: trasformare il corpo in un libro. “Appassionarsi a come è scritto e coltivarlo nella dimensione dell’amore presente dove c’è cultura”: questo è un atto di prevenzione della scuola che aiuta a non disperdersi nella dipendenza dagli oggetti tecnologici, nella violenza e nella droga. Affinché nel nostro tempo le giovani generazioni rassomiglino sempre più a Telemaco. Ma questo è un altro appassionante capitolo delle riflessioni di Massimo Recalcati (Il complesso di Telemaco, 2013).
 

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