ComunItalia: 200 cittadini sul palcoscenico di Carpi

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Dopo il successo dell’atelier Benòpoly, tenutosi a San Felice sul Panaro, saranno ben duecento le persone reclutate per ComunItalia, lo spettacolo conclusivo del Progetto Beni Comuni, programmato per sabato 20 dicembre, alle 21, presso il Teatro Comunale di Carpi.
Per iscriversi e partecipare all’atelier c’è tempo fino al 9 dicembre, ed è sufficiente inviare una mail a info@progettobenicomuni.it comunicando nome, cognome e indicando se maggiorenni o minorenni. Le prove necessarie al fine della partecipazione allo spettacolo, si terranno sabato 13 dicembre dalle 14.30 alle 20.30 presso il Teatro Comunale di Carpi e domenica 14 dicembre dalle 11 alle 17 presso il Centro Graziosi, al civico 25 di via Sigonio.
Duecento i cittadini di ogni età e professione, dunque, che accompagneranno sul palco il Gruppo di lavoro Beni Comuni, sotto l’attenta regia di Claudio Longhi, direttore artistico del progetto, in un’occasione unica per confrontarsi con attori professionisti e mettersi alla prova, tutti insieme, nella costruzione di uno spettacolo corale che rappresenterà il momento di chiusura della rassegna finanziata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e promosso dal Comune di Carpi, in collaborazione con ERT Fondazione e ATER e agli altri dieci comuni del cratere sismico.
Alla base dello spettacolo una riflessione sul concetto di Bene Comune, sviluppata questa volta secondo un’ottica oppositiva, ovvero mettendo in scena le figure dei grandi accumulatori seriali di ricchezze, passati alla storia attraverso la letteratura, il folklore o, semplicemente, la cronaca.
Un filo rosso di narrazione partecipata che si dipana dal mito di Re Mida per arrivare fino alle emblematiche allegorie dei Lords appartenenti alla folle finanza degli anni duemila, passando per lo Scrooge dickensiano, in uno specchio di quegli illustri e morbosi personaggi che così antisocialmente hanno fatto dell’avidità la propria ragione di vita, impostandone l’esistenza in una continua ostilità alla condivisione comunitaria delle risorse.
Proponendo al pubblico questa galleria di nuovi mostri, il Gruppo di Lavoro Beni Comuni tenterà di sintetizzare il complesso di riflessioni culturali attivate nei due mesi di lavoro sul territorio, cercando di trarre una morale aperta e provvisoria sul significato di libertà, intesa come valore collettivo e non semplicisticamente individuale.
Così come si era aperto, con lo spettacolo Mio, tuo…nostro, il progetto si conclude portando nuovamente sotto i riflettori il secondo aggettivo possessivo plurale, in una valorizzazione della condivisione, che parte prima di tutto dalla coabitazione, sul medesimo palco, di attori professionisti e cittadini.
 

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