Non c’è pace per Italcarni

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Si è tenuto il 28 ottobre l’incontro tra le organizzazioni sindacali e la direzione aziendale di Italcarni di Migliarina per discutere della riorganizzazione del sito produttivo avanzata da Opas, Organizzazione di Produttori Allevatori di Suini. “E’ stato un incontro interlocutorio, nel corso del quale abbiamo cercato di capire bene, tecnicamente parlando, il progetto, il quale, sostanzialmente, riguarda l’appalto completo delle lavorazioni”, spiega Marco Bottura di Flai/Cgil. In soldoni: 70 lavoratori passerebbero a una – o più – cooperativa di manodopera mentre 23 persone, perlopiù impiegati, considerati in esubero, sarebbero tagliati. “Ritenendo le ricadute occupazionali paventate troppo pesanti – prosegue Bottura – continueremo a confrontarci con la direzione aziendale in modo serrato”. L’annosa perdita di esercizio dell’azienda,“non è più sostenibile e rende impraticabile la continuazione dell’attività secondo gli assetti attuali”, per tale motivo la direzione intende accelerare i tempi e avere così, “risparmi immediati”. La ricerca di un soggetto imprenditoriale in grado di mantenere l’attività di macellazione ha portato, a oggi, alla proposta – la sola – lanciata da Opas, cooperativa di allevatori capace di far confluire la quantità di suini necessaria per garantire continuità: ripresa dell’attività produttiva con lavorazioni di alta qualità, terziarizzazione delle attività ancora in capo a Italcarni a cooperative di manodopera, messa in mobilità del personale in esubero. In questo modo il sito di Migliarina diventerebbe a tutti gli effetti “il macello di Opas”. I lavoratori – che dall’inizio dell’anno lavorano a regime ridotto e con lo strumento della cassa integrazione – “auspicano una soluzione capace di garantire continuità al sito produttivo ma, al contempo, sono molto preoccupati per il loro futuro occupazionale”, conclude Marco Bottura.
Jessica Bianchi
 

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