La Radioterapia fa acqua

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5,5 milioni di euro. A tanto è ammontata la spesa del Polo radioterapico dell’Ospedale Ramazzini di Carpi,  inaugurato il 10 settembre 2011 alla presenza di una vera e propria folla e del gotha della politica, dell’imprenditoria e dell’associazionismo locale. Il faraonico monolite, realizzato con pareti di cemento armato per assicurare la massima radioprotezione e il perfetto isolamento, è ora in ginocchio e l’attività di Radioterapia sospesa. Il motivo? Delle infiltrazioni d’acqua si sono fatte largo nel cemento armato del bunker.  Il difetto è imputabile a un errore ingegneristico? A carenze strutturali? A materiali e laterizi di scarsa qualità? O sono state le scosse sismiche del maggio 2012 a provocare tali fessurazioni? “Le cause delle infiltrazioni non sono ancora chiare e sono varie le ipotesi oggetto di approfondimento da parte dei tecnici dell’azienda sanitaria e del Policlinico,  i quali annunciano almeno due mesi di stop per rivedere tutta la parte impiantistica della struttura e rimettere il bunker in piena sicurezza per pazienti e operatori”, spiegano i referenti dell’Ufficio stampa dell’Usl di Modena. Accertare le responsabilità che hanno causato tale grave anomalia è a dir poco doveroso e anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi – la quale finanziò il progetto per ben 2,5 milioni di euro – vuole vederci chiaro, anche se il presidente Giuseppe Schena è cauto: “stiamo monitorando gli sviluppi con la massima attenzione e siamo in costante rapporto con l’azienda”.
Infiltrazioni a parte, il polo presenta carenze e lacune di carattere intrinseco: inserito nella rete oncologica provinciale avrebbe dovuto rafforzare in modo significativo sia la capacità che la qualità della risposta, rappresentando un traguardo per l’intera sanità modenese; in realtà la Radioterapia di Carpi lavora ben al di sotto delle sue potenzialità. Nel 2012, nei 163 giorni di attività (la previsione iniziale era di 245 giorni di attività, ma il sisma ne ha ridotto le potenzialità), sono stati trattati solo 210 pazienti per un totale di 3.700 sedute di terapia.  Nel 2013 sono invece state sottoposte a trattamento radioterapico 305 persone, mentre nel 2014, fino all’interruzione dell’attività sono state 169. Numeri insufficienti per ammortizzare l’enorme investimento fatto. Dati non lusinghieri imputabili in primo luogo alle scarse risorse umane destinate al reparto carpigiano, gestito, lo ricordiamo, dal personale in forze all’Azienda Ospedaliero – Universitaria Policlinico di Modena. Lontano dal lavorare a pieno regime, il polo deve accontentarsi delle briciole, con un solo medico, un tecnico di radiologia e un’infermiera al giorno. L’acceleratore lineare, in funzione dalle 8 del mattino alle 14,30 circa, è fortemente sottoutilizzato: sono al massimo 26 le prestazioni eseguite, contro le 40 auspicate inizialmente. Una cosa è certa, il tempo delle inaugurazioni faraoniche è terminato: il nostro ospedale fa acqua da tutte le parti.  Cosa se ne fa questo vecchio e obsoleto mastodonte di tecnologie moderne e strutture all’avanguardia se non ha poi le risorse umane necessarie per renderle operative? Il bunker della Radioterapia grida vendetta. Anziché erigere nuovi muri, non sarebbe il caso di investire sul personale? Sarebbe un modo per rendere un investimento tanto oneroso, perlomeno giustificabile.
Jessica Bianchi

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