Nino e Nilla abbassano la serranda

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“Ho aperto il giorno del mio compleanno e chiuderò il giorno del mio compleanno” dichiara Erminio Davoli – meglio conosciuto dagli affezionati clienti come Nino – parlando della sua macelleria, aperta all’angolo tra le vie Colombo e  Lenin nel maggio del 1960 quando, di anni, ne aveva 16. Cinquantaquattro anni fatti di un lavoro impegnativo, portato avanti con grande passione, anche grazie al sostegno della moglie, Silvana Vellani, detta Nilla. “Ci siamo sposati nel ’66 e da allora è sempre stata al mio fianco – spiega Nino, con il suo viso gentile – e devo dire che, senza di lei, sarebbe stata una vita molto più dura, perché si occupa delle pubbliche relazioni con i clienti, sta alla cassa… Un uomo da solo, qui dentro, sarebbe una ben misera vista”. Per Nilla, dagli occhi sorridenti, la capacità di intrattenersi con gli avventori è una dote naturale: “si è un po’ i confessori di tutti – spiega – si ascoltano problemi, confidenze, paure, racconti di vita. Insomma, con tante persone che da anni vengono da noi si è creato un rapporto che è andato oltre il semplice scambio commerciale, sono nate vere e proprie amicizie. Vogliamo ringraziarli, con tutto il cuore”. Sarà per questo, per quell’aria di casa, per la naturale familiarità con cui trattano chiunque varchi la soglia della loro macelleria, che numerosi clienti, alla notizia che l’attività avrebbe cessato – per far posto, data la vicinanza del cimitero, a un’agenzia di pompe funebri – sono insorti. “Ci chiedono sempre da chi andranno a comprare la carne ora – racconta Nino – ma dopo tanti anni di sveglia alle 6.30 del mattino la voglia di riposarci è tanta. Per un giovane è più semplice, anche con la febbre prende una Tachipirina e va a lavorare, ma io il mese prossimo ne compio 70. Il nostro riposo lo passeremo a fare shopping tra mercatini, che ci piacciono molto, e gite in qualche bella città”. Quella di Nino rappresenta una delle attività ‘storiche’ del commercio carpigiano, anche perché è rimasta uguale a se stessa nel tempo, vendendo soltanto carne fresca. “Credo sia anche per questo motivo che non abbiamo sentito molto la crisi – spiega la coppia – perché la nostra clientela è formata da persone affezionate: dal carpigiano che vuole il meglio e, senza guardare al prezzo, non si accontenta dei supermercati. Il bello è che se prima venivano i nonni con i figli, ora arrivano i loro nipoti. Il pensiero di aver servito generazioni di carpigiani dà grande soddisfazione. D’altronde, se il proprio lavoro lo si fa con amore, disponibilità e sincerità, le soddisfazioni arrivano sempre”. Ed è in questa solidità, costruita passo dopo passo e con fatica, che Nino ha qualcosa di importante da trasmettere ai giovani: “mio padre Marino aveva una macelleria dietro al Duomo, poi io sono venuto qui insieme a mia sorella Sista e a mia madre Ida. Fino al ’72 la carne la si macellava direttamente e vi assicuro non era affatto una passeggiata. Poi il macello di Carpi ha chiuso e ci siamo appoggiati a quello di Pegognaga. In definitiva siamo stati molto fortunati, abbiamo avuto il tempo di crescere poco per volta, con impegno e sacrificio, e questa gradualità ci ha aiutati a comprendere cosa sia il benessere, cosa significhi progredire, che valore abbiano gli sforzi che si compiono. Oggi, invece, si ha tutto, però iniziano a mancare i soldi. Ai giovani auguro di essere fortunati come lo siamo stati noi e di passare la vita dedicandosi a un lavoro che amano, perché non c’è nulla di più bello”.
Marcello Marchesini

 

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