“Ci sono voluti volontà e coraggio, ma ce l’abbiamo fatta”

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“Speriamo che quest’incubo non torni mai più. Ora nel caseificio siamo tornati operativi come prima del terremoto, ma è stata dura. Molto dura. C’è voluta tanta forza di volontà e anche molto coraggio. Devo ringraziare con tutto il cuore i dipendenti che non si sono mai fermati. Anzi, hanno voluto continuare a produrre. In questi giorni è tornato al lavoro anche Fausto Gobbini, l’operaio di San Benedetto Po che rimase ferito nel crollo del magazzino. Fortunatamente è riuscito a rimettersi in piedi, ma in quel terribile 29 maggio abbiamo davvero temuto il peggio”. E’ emozionato Germano Tosi, presidente del Caseificio Razionale di Novi di Modena, nel ricordare quei giorni, lo choc vissuto in quegli attimi, ormai indelebili nella sua mente.
“Quando siamo arrivati, non riuscivamo nemmeno ad aprire le porte. Tutte le forme di parmigiano reggiano erano cadute e bloccavano l’ingresso. Il nostro pensiero è andato subito all’operaio rimasto bloccato all’interno. Nella concitazione, due colleghi hanno sfondato le porte di sicurezza per soccorrerlo e tirarlo fuori. Ma il problema, poi, è stato avvisare i mezzi di soccorso. Fausto era ferito praticamente su tutto il corpo e non potevamo far altro che aspettare l’ambulanza che è arrivata dopo due ore. Chi li dimenticherà mai quei giorni? E’ stata una mazzata. Per diverso tempo non mi sentivo più io”.
Ma dopo lo choc occorreva pensare a come andare avanti, a come rialzarsi. Era necessario mantenere lucidità e anche preservare energie fisiche.
“Dovevamo svuotare i locali, portando via il formaggio distrutto. Il lavoro è stato svolto da una ditta multinazionale specializzata in interventi di questo tipo che ha impiegato un mese e mezzo. Le forme rotte sono state acquistate per un euro al chilo da una ditta olandese che le ha fuse per ricavarvi poi prodotti derivati. Purtroppo anche diverse forme che sembravano integre hanno riportato gravi danni. Speravamo di salvare almeno il 30% del prodotto ma, purtroppo, ci siamo dovuti accontentare di una percentuale più bassa. Non abbiamo voluto vendere formaggio della cui qualità non eravamo certi. Oltre al parmigiano abbiamo dovuto pensare alla struttura che abbiamo messo in sicurezza, applicando le norme antisismiche ai capannoni e alle nuove scalere”.
Il caseificio, dopo il terremoto, ha accolto diversi rappresentanti istituzionali in visita, tra cui il presidente della Regione, Vasco Errani. “In quell’occasione Errani ci ha promesso che avrebbe fatto di tutto per aiutarci. I danni quantificati si aggiravano complessivamente intorno ai 18 milioni di euro. Devo dire che la Regione ha mantenuto fede alla parola data e, anche grazie al contributo del Consorzio del Parmigiano Reggiano, il quale ha raccolto fondi da altri caseifici, abbiamo ricevuto 11 milioni di euro. Alla fine dunque il danno subito è stato tutto sommato sopportabile e, nel giro di un anno, siamo tornati alla normalità”.
Il presidente Tosi è la dimostrazione che l’emiliano non si perde d’animo e nelle situazioni più difficili, alle lacrime, preferisce rimboccarsi le maniche.
La sua casa in via Ponte Tintore a Novi è inagibile e lui, insieme alla moglie Martina, vive ancora in un modulo nel cortile di casa. “Non mi lamento, all’interno del container si vive discretamente anche se lo spazio è esiguo”.
Il simbolo del caseificio, realtà rappresentativa di Novi, è la Torre dell’Orologio, crollata con la scossa del 3 giugno, a sua volta simbolo del paese e della forza dei novesi che tengono botta, nonostante il terremoto abbia squarciato la terra e i nostri cuori. “Ho sentito dire che vogliono ricostruire la Torre: speriamo. Mi auguro davvero di cuore che tutto torni come prima del sisma e la ricostruzione sia il più veloce possibile. Sono tanti i cittadini che si lamentano e serpeggia anche una certa rabbia nei confronti dei nostri amministratori: penso che la colpa non sia del sindaco, bensì di una burocrazia farraginosa. Certo in una situazione di emergenza simile si poteva essere un po’ più elastici, per andare incontro ai tanti novesi che non si sono mai arresi”.
Federica Boccaletti

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