Schena sfida la Bursi

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Giuseppe Schena è candidato a diventare il nuovo segretario provinciale del Partito Democratico di Modena. Lo è anche Lucia Bursi e vincerà chi otterrà il maggior numero di voti. Schena è espressione del territorio di Carpi e dell’Area Nord mentre la sua avversaria è sostenuta dal distretto ceramico e dalle Terre dei castelli. Schena riunisce un mondo più complesso che va dai renziani agli ex Ds mentre con la Bursi sta gran parte del blocco ex Ds. Ora le assemblee di Circolo dovranno esprimersi sulle candidature provinciali. L’intervista che Giuseppe Schena ci ha concesso permette di conoscere meglio il candidato ‘di casa nostra’.
Dati personali…
“Ho 46 anni e da 15 sono un amministratore pubblico che ha deciso di mettere a disposizione capacità, passione e impegno per far stare meglio la propria comunità”.
A che età ha iniziato a fare politica?
“A 17 anni, nei vari movimenti giovanili. A 21 anni, nel 1990, sono stato anche consigliere comunale a Soliera ma dopo un paio d’anni ho pensato che quel tipo di politica e quel mondo non mi appartenessero: non ne condividevo il clima, il contesto e i riferimenti nazionali erano in piena crisi. Allora ho deciso di lasciar perdere la politica attiva. Mi sono dedicato all’associazionismo e ai movimenti fino al ‘99, quando Davide Baruffi bussò alla mia porta e mi disse che potevamo dar vita a qualcosa di nuovo e inedito. Avevo quasi trent’anni quando mi rimisi in gioco”.
Se va male, ha un lavoro a cui tornare?
“Ma guardate… quando io dico che ho dedicato quindici anni all’attività politica, lo dico davvero. Di solito, un uomo si costruisce un’identità professionale tra i 25 e i 40 anni: io ho dedicato questi anni esclusivamente all’amministrazione della mià città prima e dell’Unione Terre d’Argine dopo. Ma conto sul fatto di poter trovare qualcosa da fare, tirerò fuori la laurea dal cassetto, come dice la mamma…”.
A quale corrente politica appartiene?
“Io credo di poter avere un solo valore aggiunto in questo congresso: appartenere alla corrente del Partito Democratico. Non ho mai preso a riferimento correnti o movimenti, ma mi sono sempre misurato e confrontato sulle idee e così vorrei riuscire a fare in futuro”.
Hanno firmato per lei sia Campedelli che i renziani, ma non solo…
“Io sono abituato a riconoscere l’albero dai frutti, come mi diceva la nonna. E’ innegabile che la mia candidatura mette insieme una serie di opzioni politiche diverse e credo che questo sia positivo perché vuol dire che c’è la possibilità di continuare questa mescolanza di culture. Quindi, mi fa molto piacere che dietro la mia candidatura ci siano persone che rappresentano le più diverse istanze del partito, credo sia una ricchezza e non un limite”.
Gli anni da sindaco cosa le hanno insegnato?
“Gli anni da sindaco sono stati davvero importanti. Prima di tutto mi hanno insegnato che la cosa più difficile per un amministratore è quella di dire no alle tante istanze e ai tanti bisogni perché è così che si riesce davvero ad avere a cuore le priorità e a soddisfare le vere esigenze. Così come mi hanno insegnato che si è sempre responsabili quando si fa il sindaco: sempre. La resposabilità di tutto ciò che accade: delle cose buone e di quelle meno buone che si fanno, delle mancanze e delle scelte che si compiono. C’è un esercizio di responsabilità piena e compiuta”.
E’ sindaco anche la Bursi. Sente di avere qualcosa in più rispetto alla sua avversaria?
“Lucia non è solo sindaco, è un ottimo sindaco. Un amministratore tra i migliori in provincia. Io non ho nulla in più di Lucia ma ho qualcosa di diverso e mi auguro che i confronti delle prossime settimane possano far emergere le differenze. E’ evidente che abbiamo una lettura diversa di ciò che dev’essere il Partito e di come deve relazionarsi col territorio”.
Sara Gelli

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