La crisi che uccide la speranza

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Il nostro è un presente complesso. Problematico. Segnate dalla crisi economica e dal terremoto dello scorso anno, le nostre, sono anime stanche e sempre più fragili. Ognuno di noi ha cicatrici nuove con le quali convivere. Ferite che non tutti, da soli, sanno sanare. Sono infatti in aumento coloro che manifestano disturbi di adattamento di carattere depressivo e ansioso. Reazioni che devono trovare una risposta per non degenerare. La situazione non è da sottovalutare e i numeri del Centro di Salute Mentale di Carpi dovrebbero far riflettere ciascuno di noi sull’importanza di impostare la propria vita in modo diverso, di stringere relazioni significative e autentiche, di guardare all’altro come un possibile alleato. Un amico al quale tendere una mano per non cedere alla disperazione. “Il terremoto – commenta il dottor Rubes Bonatti, direttore dell’Unità operativa di Salute Mentale Modena Nord – ci ha ricordato come in tempo di guerra non esistano malattie mentali. Ovviamente è un falso, poiché dopo pochi mesi dall’evento catastrofico assistiamo a picchi di recidive e a ondate di nuove richieste di aiuto. Nei primi momenti legati all’emergenza però è chiaro che la collettività è in grado di far fronte alla calamità mettendo in campo una forte rete di aiuto”. Una comunità che si stringe intorno ai più deboli è la chiave di volta affinché nessuno si senta solo e si abbandoni a gesti estremi. “Durante i sette mesi precedenti il sisma, nell’Area Nord, (Carpi e Mirandola) si sono registrati ben 23 suicidi. Nei successivi sette, tale numero si è dimezzato”, prosegue Bonatti. Un calo drastico che però non deve farci ben sperare sul lungo termine, basti pensare al tragico suicidio dello scorso 9 ottobre, quando una donna si è gettata sotto un treno in transito sul passaggio a livello di via Due Ponti. “Purtroppo non sono ottimista circa il mantenimento di tale dato nel futuro prossimo. Temo infatti, pur non volendo essere in alcun modo catastrofico, che la crisi, la quale ha già prodotto effetti nefasti, continuerà a mietere vittime”. I numeri del CSM della nostra città sono impressionanti: lo scorso anno, malgrado la frenata iniziale di attività legata al terremoto, sono state 1.625 le persone che si sono rivolte al servizio. 1.350 sono i pazienti in carico, mentre ammontano a 493 le persone al primo contatto (di questi, 355 sono stati inviati dal medico di base e 292 presi in carico). “E’ però un altro dato a impressionarmi come psichiatra – prosegue il dottor Bonatti – ovvero il numero di interventi domiciliari fatti da medici e, in particolar modo, da infermieri. 15.149. Il dato più alto di sempre”. Carpi può vantare tassi bassissimi di trattamenti sanitari obbligatori (circa una ventina all’anno), ricoveri ospedalieri e contenzioni rispetto alla media regionale, proprio perchè da anni “esiste un’integrazione reale tra ospedale e territorio”, dichiara Bonatti. Naturalmente molto ancora si può – e si deve – fare sul fronte del trattamento e dell’assistenza delle patologie psichiatriche ma, soprattutto oggi, a fronte dei continui tagli apportati alla sanità pubblica, occorre “restare coi piedi ben piantati a terra, usare al meglio le risorse disponibili e ragionare in termini di costi e benefici. Basti pensare che un ricovero grava sul servizio sanitario per 550 euro al giorno, mentre una terapia neurolettica, unitamente a un’assistenza al domicilio del paziente costa circa 10 euro”. Prevenzione, assistenza dei malati, vicinanza alle loro famiglie, mediazione per favorire inserimenti lavorativi, sinergia col tessuto associativo locale… sono questi gli ambiti centrali sui quali occorre continuare a scommettere e a credere per raccogliere risultati sempre più positivi. Tra l’ospedalizzazione in fase acuta e l’assistenza domiciliare vi è però un vuoto importante a Carpi. Lacuna che, probabilmente, sarà colmata a breve, con la creazione in città di una residenza psichiatrica. “Le risorse – spiega l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Carpi, Alberto Bellelli – sono state reperite dall’azienda sanitaria mentre l’Amministrazione ha da tempo individuato un’area comunale idonea a Fossoli sulla quale edificare la struttura”. Un percorso travagliato che, dopo anni di dibattito, speriamo possa concretizzarsi al più presto, per il bene dei malati e dei loro famigliari.
Jessica Bianchi

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