Centro: serve il salto di qualità

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Quasi che le scosse di terremoto siano state di stimolo – come a dire che non tutto il male vien per nuocere, anche se ne avremmo fatto volentieri a meno – il centro storico di Carpi e i suoi attori hanno dimostrato, da quel fatidico 20 maggio 2012, una vitalità e un entusiasmo insperati. Le Notti Bianche, La Carpi Estate, i Mercoledì d’Estate e i vari eventi organizzati da Comune, esercenti, ConCarpi e Terzo Settore hanno riempito le piazze e le vie del centro, hanno reso testimonianza non soltanto del desiderio delle persone di frequentare e vivere il cuore di Carpi, ri-appropriandosene, ma anche del ritrovato slancio del ‘sistema centro’. In questo processo di ritrovate energie, un’importanza non secondaria l’ha avuta il nuovo regolamento del centro, un segnale di un rinnovato patto di fiducia tra esercenti e politica. Se Carpi ha passato gli ultimi anni come fosse malata, reale e immaginaria al contempo, si iniziano, da un po’ di tempo, a intravedere i primi germi di quell’entusiasmo e quella fiducia nel futuro che possono essere il propellente necessario a una ripartenza vera e duratura. Strutturale, per così dire. Se dunque il malato è uscito di casa per vivere la propria adolescenza, ora l’impresa si fa, se possibile, ancor più delicata: perché è nel momento dei salti di qualità che si riconoscono i veri fuoriclasse. E’ giunta l’ora di diventare grandi: piazze, corsi, palazzi e bar zeppi di gente sono benedetti, ma se non si incardinano in una programmazione di lungo corso rischiano di diventare fini a se stessi. Eventi belli ma occasionali, partecipati ma sporadici. Serve invece far tesoro del ritrovato entusiasmo, senza dargli il tempo di evaporare. Capitalizzare i successi ottenuti per spingersi più in là, per osare. Che futuro immagina la città per il suo centro? Verso che tipo di cittadinanza e partecipazione vogliamo che le iniziative proposte conducano? I tanti stranieri che vivono e vivranno qui, contribuendo tra l’altro all’economia del territorio, possono avere un ruolo in tutto questo? Cosa devono attendersi i cittadini dalle proposte del calendario di iniziative? In sostanza: che tipo di città vogliamo immaginare e, di conseguenza, provare a realizzare? E che tipo di cittadinanza? Sono queste le domande alle quali una politica capace di guardare al medio-lungo periodo, deve saper fornire le risposte. Magari sbagliando. Magari tendendo a una meta irraggiungibile. Ma, comunque, provandoci. Tentare l’impresa non sarà però possibile senza una condizione necessaria e preliminare, ovvero una sincera e totale collaborazione tra le forze in campo. Se si ama davvero la propria città occorre dire basta alle piccole rendite di posizione, a privilegi da quattro soldi, a rivalità, gelosie e meschini scontri di potere. Serve, in parole povere, che si rinunci, tutti quanti, al proprio, naturale, egoismo. Iniziando davvero e sino in fondo a formulare strategie formulate alla prima persona plurale anziché singolare. ‘Noi’ al posto di ‘Io’. Divenendo adulti e, dunque, consapevoli che si lavora tutti per il medesimo risultato, facendo squadra non solo nel momento in cui si devono raccogliere gli applausi per un’impresa riuscita – a far questo sono bravi tutti – ma in quello successivo, quando è necessario il coraggio di osarne una nuova e più audace. Il Rinascimento del centro di Carpi – ma in fondo della città tutta – passa dalla presa di coscienza che la collaborazione paga più della divisione, l’unione più della rivalità. Perché per cambiare passo senza inciampare, tutti devono faticare, sentire le gambe molli e avere il fiato grosso. Carpi c’è, ha dimostrato di esserci. Ora deve provare ad avere la stoffa per diventare 2.0. Ma per farlo, deve prima di tutto volerlo.
Marcello Marchesini

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