L’alfabeto della stagione

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A come Ambizioni
“Bell’assist per cominciare. A come Serie A. Voglio arrivarci entro tre anni”.
Prego?
“Scrivi, scrivi pure. Non c’è soluzione. Se la C è un bagno di sangue, la B è poco diversa. Diciamo una doccetta. Comunque ci si espone tantissimo a rimanerci troppo. E poi a me piace solo vincere. Sono fatto così”.
Sembrerà presuntuoso, ma è semplicemente tutto molto Bonacini-style.
“Il nuovo progetto prevede tre tentativi. Se non vanno a segno, mi faccio da parte. Il primo sarà un atterraggio morbido: dovremo imparare a conoscere la categoria, senza per questo smettere di farvi divertire. Obiettivo: conquistare i benedetti 50 punti salvezza il prima possibile. Poi vediamo”.
B come
Bonacini
In America distinguono i proprietari di franchigie sportive di tipo “Hands off” (cioè lontani dalla squadra) da quelli “Hands on” (molto interventisti, anche quotidianamente). L’anno scorso sei rimasto sul tuo lussuoso Aventino fino a Natale; poi quando tutto il mondo biancorosso aveva bisogno di te, sei sceso in campo. Quest’anno che profilo ti dai?
“Hands on ma con equilibrio. Me la gioco tutta in prima fila fin da subito, con meno insofferenza rispetto al passato. Con me al timone, due sconfitte consecutive sono sempre risultate un problema. Ma da adesso in avanti imparerò a sopportare le flessioni. Ce ne saranno, la B è un campionato lunghissimo e pieno di ribaltoni. Puoi salvarti anche perdendo 16 partite, come ha fatto il Lanciano. L’ingrediente fondamentale è la solidità mentale di tutto l’ambiente. E perciò presuppone molta più pazienza da parte mia”.
C come Cabassi
(Qui il sorriso si sfarina, e lo sguardo diventa quello dell’ufficiale di controllo in “Top Gun” quando gli viene fatto sapere che “Maverick” non vuole entrare in azione).
“Passo. Prossima domanda”.
Nessuna nuova,
buona nuova?
“Dico solo due cose. 1) Abbiamo bisogno dello stadio per non perdere contatto con la città. 2) Ne riparliamo il 25 luglio”.
D come
Della Rocca
“E’ il nostro asso di briscola, l’investimento più oneroso tra tutti quelli che ho inchiostrato finora. Quando è arrivato ho capito che avevamo acquistato una marcia in più, e che potevamo almeno sperare di arrivare fino in fondo. Carpi è la sua dimensione, una svolta umana e professionale dopo molti passaggi in cui ha trovato il semaforo rosso. Si sente finalmente un vincente e ha grandi motivazioni. Mi aspetto un’altra stagione importante”.
E come Equilibri
Quelli della serie B 2013/14. Quante fasce e quali zone di classifica intravedi?
“Suppergiù le stesse dell’anno scorso. In pole, tre corazzate: Palermo, Pescara e Spezia. In coda: oltre metà campionato in bagarre per evitare gli ultimi cinque posti. Nel mezzo, il resto delle outsider. Tra queste almeno una grande sorpresa ci sarà”.
E può essere il Carpi?
“No, non lo dico. Un po’ per scaramanzia, un po’ perché è ancora presto. Gli scenari sono in cantiere, impossibile studiarli con cura adesso. Molte squadre hanno cambiato guida tecnica, il mercato dura altri 50 giorni”.
F come
Fascia di capitano
A chi la daresti se fossi tu a dover scegliere?
“Pasciuti la meriterebbe per appartenenza e anzianità. E’ il nostro piccolo grande simbolo. Un numero uno. Credo però che occorra più che mai una personalità da condottiero. Un caudillo. Pesoli può essere quello giusto”.
G come Giuntoli
“Inutile che stia a ripetervi cose che sapete già: se c’è un fuoriclasse nel Carpi è Cristiano. Aveva richieste, progetti ambiziosi disegnati per lui. Merita una scrivania top del nostro calcio. Lo vedrete in A, prima o poi. E’ rimasto per me, siamo un binomio vincente. L’ho convinto facendogli capire che la sua palestra di provincia non è finita: qua a Carpi ha ancora tanto da dare e da ricevere”.
Però per trattenerlo hai dovuto concedergli qualcosa in più…
“Ovviamente. Anzitutto un budget più ricco e meno lunatico, per una pianificazione più lungimirante, come chiedeva. Poi un contratto triennale, con una clausola che gli permette di liberarsi senza penali in caso di chiamata dal piano di sopra. Ma intanto, quest’anno è ancora con noi. E vi assicuro che sta lavorando alla grande”.
H come
Handicap
La partenza è anomala. La squadra è tornata al lavoro appena 28 giorni dopo la finale. Il tempo è poco. Poi la telenovela dell’allenatore ve ne ha tolto altro. E la questione stadio pure…
“Quest’ultimo è l’unico rallentamento che davvero mi preoccupa. Gli altri no. Ma tornare in esilio sarebbe un danno enorme. Rivorrei immediatamente il Cabassi dei playoff, colorato e chiassoso. Mi è piaciuto, ha fatto vibrare anche un duro come me. L’anno a Reggio è stato straniante. Ci siamo disossati per pagare l’affitto. E la squadra ha pagato la lontananza, il senso d’abbandono. Pian piano si è liquefatta dal punto di vista nervoso. Giocare in una cattedrale vuota è avvilente”.
I come
Identificazione
Carpi e il Carpi. Un coniugio difficile, che è lievitato nell’ultimo anno. Fino all’ultimo atto: la partecipazione ai playoff, il carosello della finale: qualcosa è cambiato. Non trovi?
“I carpigiani non riescono più a far finta di niente. Abbiamo fatto qualcosa di grosso e se ne sono accorti. Quello che però non penso possa cambiare è il mio rapporto con la città. Cioè il modo in cui la maggior parte della gente mi percepisce. E’ vero, faccio poco per apparire simpatico. Ho un caratteraccio e quello non si smussa. Ma la sensazione è un’altra: tanti non mi perdonano il successo, nel calcio come negli affari. Ho preferito saltare la festa allo stadio. In primo luogo perché era la giornata di Claudio Caliumi: il socio perfetto, il presidente esatto. Nessuno più di lui meritava di stare al centro del campo. Ma anche perché non avrei mai sopportato gli applausi di quelli che sono saliti sul carro soltanto adesso, dopo avere osteggiato a lungo la mia gestione. Comunque i detrattori mi aiutano: io sono un uomo da pantani, vengo dalla campagna. Se mi tirano del fango addosso do il meglio di me”.
L come Letizia
“Gaetano resta al 100%. Stesso percorso di Laurini: deve confermarsi qui al secondo giro. Carpi lo ha lanciato nel grande calcio, ora continua a servirgli. Lui stesso non sa ancora se merita o meno il vertice. Ha l’obbligo di dimostrarlo. E men che meno noi sappiamo esattamente quanto vale. Chievo e Torino ce lo hanno chiesto con insistenza, mettendo molti zeri sul piatto. Adesso però non esiste nessuna cifra esatta. La scopriremo quest’anno”.
M come Modena
La città aspetta il derby da un’era geologica. Sarà tutto tranne che una partita come le altre. Vale lo stesso anche per te?
“…mmmh…”.
(Qui Bonacini nicchia e frigge un po’ sulla poltrona).
(Poi, dopo un po’ di melina, abbandona la tentazione di mentire con sincerità, e si concede).
“Sì neanche per me saranno due domeniche qualsiasi. Partono avanti, dobbiamo rincorrerli. Ma faremo di tutto per batterli”.
N come
Nuovi soci
Ne prevedi? Ne auspichi? E a quale identikit devono rispondere?
“Le porte sono aperte a imprenditori seri, tranquilli. Che abbiano discrezione ed entusiasmo”.
Beh allora Gianguido Tarabini sembra tratteggiato su misura…
“Sì. E’ una personalità di alto livello, un uomo di grande correttezza. Ama il Carpi, adora la sua città. Intanto ci onora il fatto che abbia deciso di rimettere il marchio Blumarine sulle nostre maglie. E’ un sigillo di garanzia sulla bontà del nostro lavoro. Poi, ci auguriamo che in futuro decida di approfondire ulteriormente il rapporto che già ci lega”.
O come
Oroscopo
E’ il momento del Bonacini-sibilla. Pronostici secchi:
Chi vince lo scudetto?
“Juve”.
Chi la B?
“Palermo”.
Chi il Mondiale 2014?
“Brasile”.
Qual è il colpo di mercato dell’estate?
“Lo ha già messo a segno il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, vendendo Cavani per 64 milioni di euro. Coi tempi che corrono è come scoprire una miniera di diamanti nel giardino di casa”.
Chi sarà la rivelazione biancorossa dell’anno?
“Simone Romagnoli”.
P come Progetto
“Nel 2009 cominciammo senza inseguire un risultato specifico. La missione fu di distribuire idee e quattrini lungo un percorso di tre anni – che poi sono diventati quattro – per raggiungere l’elite, strutturando una società moderna, virtuosa. Lecce è stato uno spartiacque, con un altro esito della finale, adesso sarei da un’altra parte. Riparto con lo stesso orizzonte temporale di allora. Per crescere ancora. La differenza è che sono un po’ più solo, all’epoca in CdA sedevano 6 soci. Ma nel frattempo, io Roberto Marani e Claudio Caliumi abbiamo acquisito ben più consapevolezza di questo giochino. E ci resta un ultimo gradino, per arrivare dove non si può più salire…”.
Q come
Quadriennio.
Ripercorriamoli allora i tuoi quattro anni di gestione, i migliori della grande storia del Carpi. Scegliamo appunto quattro frammenti.
Qual è stato il momento più inaspettato?
“Sicuramente il 16 giugno 2013. Un trionfo inimmaginabile all’inizio. Giorno dopo giorno è diventato una speranza concreta. Ma mai avrei scommesso sul serio che diventasse realtà”.
Quale il momento
più complesso?
“All’inizio, autunno 2009, sei sconfitte in fila. Per qualche settimana ci sentimmo bruciati. Ma le ceneri di quel periodo sono state le più feconde. E’ lì che è germogliata la società che oggi comincia la prima storica avventura in B”.
Una cosa che non hai fatto e che invece avresti dovuto fare?
“Cacciare Notaristefano. Se lo avessi sostituito dopo la sconfitta di Foligno (dicembre 2011 – ndr), alla fine avremmo vinto il campionato. Bada bene, non i playoff. Il campionato. E oggi saremmo un anno avanti sulla tabella di marcia”.
Una cosa che hai fatto e che invece non rifaresti?
“Nessuna. Sono uno che non sa rinnegarsi”.
Neanche la scappatella col Modena?
“No. Nemmeno quella. Dal punto di vista di un imprenditore che fa calcio era solo un’occasione da approfondire”.
R come Ragù
Dici sempre che una squadra funziona quando la società mette la pasta e il sale, e il mister aggiunge il condimento giusto. Dentro metafora, Stefano Vecchi cos’è?
“Un sugo di filetto: niente ossa, tutto polpa e sangue. Lo incontrai per la prima volta due anni fa e capii immediatamente che l’uomo faceva al caso nostro. Poi purtroppo mi toccò Maddaloni, perché Vecchi decise di mantenere la parola data ad altri. Anche in quello lo apprezzai. Ha valori importanti, umani e tecnici. L’impronta che dà alle sue squadre è l’ideale che inseguo: giovani, furbe, di personalità e carattere. Siamo convinti di aver scelto bene. Nell’incontro decisivo non ha avuto esitazioni ad accettare le due condizioni inalienabili per allenare qui: venire senza staff e firmare un solo anno di contratto. Significa essere totalmente disponibili a mettersi in gioco”.
S come
Settore giovanile
“Dopo 16 anni la Juniores torna a disputare il campionato Primavera. Tra le nuove strategie c’è l’idea di un campo in sintetico, anche per la prima squadra. Ma non so bene a che punto sia. In questo, Roberto Marani è più informato di me: del vivaio continuerà a occuparsene lui in prima persona. E’ il suo orgoglio”.
T come Titolo
Ce ne dai uno per la stagione? Pesca pure dal Cinema, dalla Letteratura, dalla Musica…
“Scelgo: Il meglio deve ancora venire, di Ligabue”.
U come Under 25
Resta questo il codice della filosofia degli investimenti?
“Assolutamente. Solo operazioni di acquisizione, o comunque con formule che ci permettano eventualmente di patrimonializzare le prestazioni. Niente prestiti, non siamo qui a valorizzare i tesori di altri. Continueremo a puntare su ragazzi all’inizio o a metà del cammino, massimo 25-26 anni. Gente affamata o delusa. Dimenticata o malinconica. Che abbia riso poco ultimamente. Ci piacciono quei giocatori che vengono da un anno negativo, e hanno bisogno di farsi strizzare i cosiddetti per rilanciarsi. Noi pensiamo di sapere come si fa”.
Visto che di nomi non vuoi farne, li facciamo noi e giochiamo un po’ ad acqua/fuoco…
Casarini?
“Acqua alta”.
Strasser?
“Acquetta”.
Ardemagni?
“Oceano aperto”.
Pavoletti?
“Fuoco”.
Rivas?
“Fuocherello”.
Farias?
“Fuoco fuoco”.
V come Visibilità
“Quella che può darti il calcio non te l’assicura nient’altro. Poi, ormai, c’è calcio e calcio: c’è quello cieco, in cui non appari dunque praticamente non esisti; e quello mediatico, di cui finalmente facciamo parte. La B porta le pagine dei giornali principali e le tv generaliste.
Cioè tutta la risonanza ammissibile. Ne godrà la città, che guadagna vetrina. Se ne accorgeranno gli esercizi del centro e della periferia: ogni due settimane avranno dai 100 ai 1.000 clienti potenziali in più. E non nascondo che anche la mia azienda sta avendo un ritorno: se anche un giorno disegnassi la maglia più venduta del mondo non avrei in ufficio tre telecamere e otto corrispondenti di quotidiani nazionali, come invece ho ospitato il giorno dopo Lecce”.
Z come
Zoccolo duro
Qualche nome: Poli, Pasciuti, Di Gaudio, Perini. Quelli che come te, e insieme a te, hanno fatto epoca. Cosa ti aspetti e cosa puoi chiedergli?
“Con me niente avviene per riconoscenza, bensì tutto per meritocrazia. Li tengo tutti perché sono bravi e utili, non perché mi stanno simpatici. La favola Sassuolo ci dice che un blocco di fedelissimi, alla lunga, fa la differenza dentro e fuori dal campo. Ma soprattutto li confermo perché voglio sapere da loro cosa vogliono fare da grandi. Sono partiti dalla polvere del quarto/quinto livello del calcio italiano, e adesso sono diventati dei giocatori veri. Io pretendo che mi dimostrino di essere degni di questo sogno che hanno realizzato. E sono convinto che ce la faranno”.
Enrico Gualtieri

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